domenica, febbraio 05, 2006
Vite da emigrati
Maria Alessandra dell'iniziativa "Mi Casa Es Tu Casa" aveva sentito la mia intervista al radio Asterisco e mi ha contattato per chiedermi di intervenire al dibattito dopo la proiezione del film, "Le cri du coeur" (Il grido del cuore) del regista di Burkina Faso, Idrissa Ouédraogo al teatro Antoniano di Bologna.
Ormai, l'esperienza di parlare al pubblico ne ho tanta e l'idea non mi emoziona più. Invece, questa volta ero emozionato. Era la prima volta che intervenivo in un dibattito pubblico, non per parlare di AIFO o di problematiche dello sviluppo o della cooperazione internazionale. Dovevo parlare della mia esperienza personale come un emigrato.
Il film di Ouédraogo è particolare, parla di una donna e il suo figlio, i quali partono da Mali per venire a vivere con il marito/padre a Parigi. Apparentemente, il film non tocca questioni del disagio di nuovi emigrati - l'uomo ha una bella casa, una macchina, una sua officina e il ragazzo viene accolto in scuola senza nessun problema. L'unico disagio è creato dalle allucinazioni del ragazzo, il quale vede un'iena. Forse, era importante presentare una famiglia di emigrati senza altri problemi per focalizzare l'attenzione verso il dramma vissuto dal ragazzo per promuovere riflessioni sui significati delle simbologie come quello di un'iena, come manifestazione di un disagio.
*****
Luigi Spezia di Repubblica mi ha chiesto se sono interessato a collaborare per una nuova pubblicazione legata al giornale, "Metropoli", il supplemento domenicale di Repubblica che parla degli emigrati.
Gli ho risposto di "sì" ma poi volevo vedere questo "Metropoli" per essere sicuro, e per non impegnarmi in qualcosa che non mi convince. Oggi ho guardato questo supplemento. Mi piace ed è interessante, anche se non riesco a immaginare, che cosa potrei scrivere. E' un giornale più che una rivista e non ho tempo per andare a raccogliere notizie o a fare interviste!
Penso che con il suo nome, a Luigi Spezia dovrebbe piacere il cibo indiano! Chissà se nella sua famiglia vi erano i commercianti che viaggiavano in oriente per portare le spezie in occidente?
*****
Quando sento dei disordini perché alcuni si sono offesi, perché qualcuno ha insultato il loro Dio, vorrei raccontargli il proverbio che mi raccontava mia nonna, la Biji. Se sputi verso il sole, lo sputo tornerà e cadrà sulla tua testa, diceva, il sole non ha bisogno della tua protezione, è capace di prendere cura di se stesso.
Gli indiani sono particolarmente sensibili ai presunti o reali insulti alle loro divinità. Indù, sikh, musulmani, cristiani, nessuno riesce a sottrarsi da una reazione istintiva di protesta, spesso violenta. "Come hai osato a mettere il foto del nostro profeta sulle ciabatte? o sulle camicie o sui pantaloni o sulla copertina della cassetta di musica o qualunque altra cosa." Sono sempre pronti a protestare.
Forse non hanno sentito la storia di Guru Nanak, il primo guru dei sikh. Guru Nanak era andato a Mecca. Stanco, si era messo a dormire in una piazza. "Chi è questo ignorante?" si domandò il califfo che passava da quelle parti, "come osa a dormire con i suoi sporchi piedi rivolti verso il Ka'aba?" Guru Nanak gli chiese di spostare i suoi piedi in una direzione dove non vi era il Ka'aba. I servi del califfo provarono a spostare i piedi di Guru Nanak, ma quando giravano i suoi piedi anche il Ka'aba si spostava in quella direzione.
Se sei un credente, allora non esiste luogo dove il Dio non c'è. E, Dio onnipotente, non ha bisogno della protezione degli uomini. Forse sono persone insicure che si sentono minacciate quando pensano che qualcuno ha insultato il loro Dio?
Ormai, l'esperienza di parlare al pubblico ne ho tanta e l'idea non mi emoziona più. Invece, questa volta ero emozionato. Era la prima volta che intervenivo in un dibattito pubblico, non per parlare di AIFO o di problematiche dello sviluppo o della cooperazione internazionale. Dovevo parlare della mia esperienza personale come un emigrato.
Il film di Ouédraogo è particolare, parla di una donna e il suo figlio, i quali partono da Mali per venire a vivere con il marito/padre a Parigi. Apparentemente, il film non tocca questioni del disagio di nuovi emigrati - l'uomo ha una bella casa, una macchina, una sua officina e il ragazzo viene accolto in scuola senza nessun problema. L'unico disagio è creato dalle allucinazioni del ragazzo, il quale vede un'iena. Forse, era importante presentare una famiglia di emigrati senza altri problemi per focalizzare l'attenzione verso il dramma vissuto dal ragazzo per promuovere riflessioni sui significati delle simbologie come quello di un'iena, come manifestazione di un disagio.
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Luigi Spezia di Repubblica mi ha chiesto se sono interessato a collaborare per una nuova pubblicazione legata al giornale, "Metropoli", il supplemento domenicale di Repubblica che parla degli emigrati.
Gli ho risposto di "sì" ma poi volevo vedere questo "Metropoli" per essere sicuro, e per non impegnarmi in qualcosa che non mi convince. Oggi ho guardato questo supplemento. Mi piace ed è interessante, anche se non riesco a immaginare, che cosa potrei scrivere. E' un giornale più che una rivista e non ho tempo per andare a raccogliere notizie o a fare interviste!
Penso che con il suo nome, a Luigi Spezia dovrebbe piacere il cibo indiano! Chissà se nella sua famiglia vi erano i commercianti che viaggiavano in oriente per portare le spezie in occidente?
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Quando sento dei disordini perché alcuni si sono offesi, perché qualcuno ha insultato il loro Dio, vorrei raccontargli il proverbio che mi raccontava mia nonna, la Biji. Se sputi verso il sole, lo sputo tornerà e cadrà sulla tua testa, diceva, il sole non ha bisogno della tua protezione, è capace di prendere cura di se stesso.
Gli indiani sono particolarmente sensibili ai presunti o reali insulti alle loro divinità. Indù, sikh, musulmani, cristiani, nessuno riesce a sottrarsi da una reazione istintiva di protesta, spesso violenta. "Come hai osato a mettere il foto del nostro profeta sulle ciabatte? o sulle camicie o sui pantaloni o sulla copertina della cassetta di musica o qualunque altra cosa." Sono sempre pronti a protestare.
Forse non hanno sentito la storia di Guru Nanak, il primo guru dei sikh. Guru Nanak era andato a Mecca. Stanco, si era messo a dormire in una piazza. "Chi è questo ignorante?" si domandò il califfo che passava da quelle parti, "come osa a dormire con i suoi sporchi piedi rivolti verso il Ka'aba?" Guru Nanak gli chiese di spostare i suoi piedi in una direzione dove non vi era il Ka'aba. I servi del califfo provarono a spostare i piedi di Guru Nanak, ma quando giravano i suoi piedi anche il Ka'aba si spostava in quella direzione.
Se sei un credente, allora non esiste luogo dove il Dio non c'è. E, Dio onnipotente, non ha bisogno della protezione degli uomini. Forse sono persone insicure che si sentono minacciate quando pensano che qualcuno ha insultato il loro Dio?
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