mercoledì, aprile 18, 2007

Influenza del Potere

L’articolo di Manchàn Magan su Guardian, La Lingua Che Non C’è, mi ha fatto pensare a tutte le nostre lingue che poco alla volta rischiano di scomparire sotto l’avanzata dell’inglese. Manchàn scrive del suo tentativo di parlare in Gaelico, l’antica lingua irlandese, durante un suo viaggio in Irlanda:


“C’è qualcosa di tragico nell’affrontare un viaggio in un paese sapendo che, se parlerai la sua lingua, nessuno ti capirà. Ed è ancora più tragico se si tratta del paese in cui sei nato. Il gaelico è la prima lingua ufficiale dell’Irlanda. L’abbiamo parlato per duemilacinquecento anni, fino a quando, nell’ottocento, i britannici decisero che sarebbe stato più facile governarci se avessimo parlato la loro lingua. Anche noi, del resto, abbiamo capito rapidamente che l’unica speranza era l’inglese, e nell’arco di pochi decenni ci siamo sbarazzati dell’irlandese.”

Forse in India il rischio non è che scompariranno da vero le lingue indiane, ma sono già scomparse in molti spazi di “potere”. Le discussioni a livello internazionale sugli scrittori indiani riguardano quasi esclusivamente le persone che scrivono in inglese. Anche il premio nobel per la letteratura, poeta Rabindra Nath Tagore fu “scoperto” grazie alla traduzione in inglese di alcune sue opere. In un articolo apparso sulla rivista “Internazionale” riguardo la presenza di libri indiani alla fiera del libro di Parigi (“Tante Letterature”) si dice:


“In India si contano diciotto idiomi e dodici alfabeti ufficiali. Le edizioni in lingue regionali rappresentano il 55 percento delle pubblicazioni, di cui la metà sono in Hindi. Una fetta enorme di letteratura rimane nell’ombra, a causa delle scarso numero di traduzioni e dal fatto che molti autori sono sconosciuti agli stessi indiani. Usata dal 5 percento della popolazione, ma parlata in tutto il subcontinente, la lingua inglese è la scelta più commerciale.”
C’è qualcosa che non torna in queste righe. Come è che scelta più commerciale è la lingua parlata da 5% di lettori anche se distribuiti sul territorio nazionale? Invece la lingua Hindi parlata da circa 35% della popolazione nazionale soprattutto nel nord del paese non è la scelta commerciale? Penso che qui stiamo parlando del potere, della ricchezza. Le persone che parlano inglese sono quelle che hanno studiato, quelli che guadagnano di più e quelli che possono comprare i libri più costosi.

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Non lo conoscevo molto bene. Parlava del fondamentalismo indù in India. L’ho ascoltato senza fare commenti, sembrava che aveva le idee molto chiare. Secondo lui i gruppi che vogliono limitare le attività di missionari cattolici in India limitano la libertà di religione delle persone e questo è contro i diritti umani. Non gli piaceva il fatto che il governo indiano non da visti di lunga durata ai missionari italiani.

Non gli parlai di tante domande che queste discussioni mi fanno affiorare in mente.

La religione è proprio una scelta libera quando vi sono grandi disuguaglianze tra i popoli e quando le tue monete valgono cento volte le monete dei poveri? Sei sicuro che la persona che ha scelto di diventare cristiano o musulmano l’ha fatto perché è convinto di quello che tu dici o perché percepisce che tu gli offri una via di uscire dalla miseria e fame?

Forse importante è uscire dalla miseria e fame e se per questo bisogna cambiare religione, cosa c’è di male anche perché tutte le vie portano alla fine allo stesso Dio? Se sono povero e muoio di fame e qualcuno mi offrisse soldi e aiuti per diventare cattolico o musulmano, penso che accetterei perché so bene che oltre ai principi e ideali, sopravvivere è la prima necessità.

Invece pensare alla globalizzazione delle religioni, che tutti devono diventare questo o quello, lo trovo un po' ripugnante. E' come quando si parla della biodiversità. Anche gli esseri umani hanno bisogno di essere diversi, diversità è una ricchezza e va sempre salvaguardata, penso. Tutta la storia della conquista delle americhe e la scomparsa delle popolazioni indigeni è la testimonianza di questo bisogno di salvaguardia della diversità.

Poi pensavo al fondamentalismo indù di cui si parlava e pensavo al programma che ho visto su Rai 1 qualche giorno fa, sull’ottantesimo compleanno del Papa Benedetto. Una trasmissione del genere se si facesse per un capo religioso indù sulla TV statale in India, penso che tutti griderebbero allo scandalo. Anche la trasmissione della messa domenicale su una TV statale in India sarebbe impossibile.

Qui la chiesa parla su tutti i temi e sento continuamente che questo è un suo diritto, la religione deve avere la libertà di dire la sua, e molto spesso quello che dice la chiesa determina le scelte politiche in Italia. Anche i fondamentalisti indù pretendono di parlare su tutti i temi della società, qualche volta determinano le scelte politiche in India. Allora non capisco perché quelli in India sono “fondamentalisti indù” ma qui non si parla mai di “fondamentalisti cattolici”?

Forse una differenza chiara c’è. In India, spesso le questioni dei fondamentalisti indù sono associate alla violenza e odio contro gli altri, mentre in Italia persone autorevoli come il Papà, al di la di temi specifici, hanno sempre parlato di pace e fratellanza tra i popoli.

Comunque vi sono diversi aspetti dove penso che usiamo due pesi e due misure. Quando a pensare in maniera chiusa e ortodossa vi sono i ricchi e potenti, spesso lo si minimizza o dimentica! Forse noi dell'India siamo avvantaggiati, abbiamo molto più esperienza di vivere in spazi multicuturali e multireligiosi, mentre in Italia il cambiamento è recente e deve ancora capire cosa significa rispettare le proprie tradizioni senza imporrle agli altri?

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