venerdì, giugno 08, 2007

Soltanto per caso?

Dovevo prendere l’89, invece mi sono fermato per parlare e così ho perso l’autobus. Ho preso il 20 e poi sono sceso giù in Via Farini per attraversare il via d’Azeglio a piedi fino a piazza Roosevelt. Prima ho visto una signora sulle scale di una chiesa, con alcuni fogli in mano, circondata da un gruppo di persone e una cinepresa in attesa di iniziare.

Un po’ più avanti, c’era un uomo, anche lui con alcuni fogli di carta in mano e lui leggeva. Mi sono fermato incuriosito. Una ragazza mi ha consegnato un foglio. Era uno dei canti dalla Divina Commedia di Dante Alleghieri. Ho guardato oltre e ho visto un uomo, tutto solo, anche lui stava leggendo. Ho subito deciso che nessuno doveva leggere un canto tutto da solo senza nessuno ad ascoltarlo e così mi sono avvicinato a lui.

L’italiano della Divina Commedia, non è un linguaggio facile. Forse dipende dal modo arcaico di scrivere o forse dalle capacità di dante che riesce a rendere le parole, più poetiche e allo stesso mento, un po’ più difficili. Così captavo qualche parola o parte di frase, ma per il resto, non riuscivo a seguire. Invece, potevo sentire la cadenza della voce, il suono delle parole, quasi in una lingua sconosciuta, dolci e dure, come sassolini che balzano sulla superficie dell’acqua. Quando lui ha finito, ho sussurrato un grazie e mi sono avanzato di qualche passo per ascoltare un altro canto.

In piazza maggiore, c’era un altro ragazzo che leggeva. La sua voce non aveva la sicurezza e ogni tanto lui si inciampava. Forse era l’accumularsi di tutte le esperienze di aver ascoltato altri canti, o forse era qualcosa nella sua voce o forse era la strana sensazione di essermi fermato per sentire qualcosa di inaspettato. Non so cosa era, ma all’improvviso, mi sentivo commosso.

E’ propria bella Bologna, questa città che ogni tanto riesce a stimolare emozioni così forti e profonde!

****

Dovevo andare al quartiere san vitale per ritirare le chiavi della sala. Ho preso la bicicletta e fatto tutto il via Lame e poi, via Ugo Bassi-Rizzoli, fino alla strada maggiore. Poi, girato dentro la piazza Aldrovandi, sono andato sotto i portici, per andare su via san vitale. Ho guardato verso la strada e sono rimasto sorpreso, pioveva forte. Erano passati soltanto pochi minuti da quando ero entrato sotto i portici e non avevo preso ne anche una goccia d’acqua!

Ho lasciato la bicicletta sotto i portici, tirato fuori l’ombrello dalla borsa e sono andato dentro al quartiere in vicolo Bolognetti. Ormai veniva giù dell’acqua come i monsoni indiani. Dopo 15-20 minuti, quando ho finito, pioveva ancora. Cosa faccio, ho pensato per un attimo.

Alla fine ho deciso, che avrei lasciato la bicicletta li sotto i portici e poi preso un autobus per andare in ufficio. Guardavo intorno per decidere dove andare per prendere l’autobus che ho notato che non pioveva più. Alla fine ho preso la bicicletta e sono arrivato in ufficio senza sentire ne anche una goccia d’acqua.

Naturalmente, una volta dentro l’ufficio, ha ripreso a piovere forte di nuovo. In pomeriggio, quando ho finito di lavorare, come aspettavo, non pioveva più. E ha aspettato che arrivasi fino a casa, prima di riprendere a piovere.

Già una volta avevo avuto la sensazione che qualcuno mi seguiva con una nuova tutta per me e faceva piovere dove andavo. Questa volta la sensazione era l’opposta. La natura aveva deciso che quel giorno non mi avrebbe bagnato.

Lo so che cosa direte. Era solo un caso. Invece, quella mattina, ero sicuro che esiste un dio da qualche parte, questo dio che vive dentro la natura, e che quel giorno voleva giocare con me.

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