sabato, novembre 10, 2007
Una moschea a Bologna
Da mesi a Bologna si discute animatamente sull'opportunità di costruire una moschea per i musulmani. A questo riguardo, recentemente vi è stato uno scambio di opinioni tra una mia collega di lavoro, Maria Pia, e il mio amico Zahoor, che è anche il presidente dell'associazione di musulmani in Liguria. Vi presento questo scambio perché penso che un dialogo aperto e civile tra le persone sia l'unica via per costruire comunità condivise da persone diverse tra di loro per provenienza, culture, religioni, ecc.
Maria Pia:
Gent.mo Signor Zahoor, grazie per la disponibilità che mi dà di poterla contattare. Sono Maria Pia Api, una collega di Sunil, ho letto con immenso piacere il suo articolo sulla nostra rivista e le cono davvero grata per quanto ha scritto, è stato davvero illuminante e confortante sentirmi sulla stessa linea d'onda....
La disturbo per questo motivo, abito a Bologna e la questione della Moschea che sicuramente avrà sentito parlare in toni più o meno accesi mi interessa molto da vicino anche perchè vivo nel quartire San Donato dove verosimilmente dovrà essere costruita. In questo periodo da giugno in poi su questa situazione si sono scatenate le fazioni più disparate e purtroppo ho assistito ad incontri, più o meno "tirati" da una padrte e dall'altra dalle forze politiche e religiose, davvero incivili e antidemocratiche. Poi su richiesta di noi cittadini abbiamo richiesto agl'amministratori di invitare alle riunioni le rappresentanze delle comunità islamiche presenti sul territorio bolognese, e così finalmente si è aperto uno spiraglio nel caos, le informazioni che prima generavano terrore ed incomprensione un po' alla volta hanno lasciato lo spazio al dialogo, al confronto, alla possibilità di sederci ad un tavolo e di parlarci.
All'ultimo incontro erano presenti i tre responsabili ed hanno risposto alle richieste di chiarimenti sia di ordine organizzativo-tecnico (progetto, finanziamenti ecc..) sia di ordine più sociale e culturale. E' emerso il bisogno di iniziare insieme, di costruire insieme, un percorso che ci aiuti a riflettere, ad accogliere quello che siamo con le nostre peculiarità, le nostre diversità che in un qualche modo devono cercare di convivere.
A volte si assiste a forti contraddizioni ed ipocrisie, nelle scuole, negl'ambiti più o meno ufficiali ci si riempie la bocca di percorsi interculturali ecc......ma in realtà gli "adulti della quotidianità" continuano a fare una grande fatica ad aprirsi e si chiudono come ricci.
ecco allora che mi rivolgo a lei per chiederli dei suggerimenti, delle indicazioni per cominciare a mettere le giuste basi per il nostro cammino, per far si che il nostro non sia solo un parlarci addosso, ma l'inizio di un cammino di fiducia verso l'altro per costruire insieme il presente allora si potrà parlare di mosche, di sinagoghe, di pagode, di cattedrali, o chissà cos'altro.....
Grazie per avermi ascoltata e spero di non averle aggiunto altri pesi oltre a quelli che ha, sperando di sentirla al più presto le auguro buona vita.
Maria Pia
Ed, ecco la risposta di Zahoor:
Gent.ma sig. ra Maria Pia,
non saprei come esserle utile, io che vengo dell’India, dove vivono insieme persone di diverse fedi, senza intromettersi negli affari religiosi degli altri, senza pregiudizi religiosi, senza dire agli altri come devono pregare o vestire. In India convivono moschee, chiese, templi induisti, buddisti e tanti altri, fianco a fianco, da secoli. L'India è un paese laico e democratico. La Costituzione indiana garantisce le libertà religiose nel vero senso; in pratica, ad esempio, la relazione con la comunità islamica (come con le altre religioni) viene regolata con un articolo della Costituzione che si chiama "muslim personal law" (legge personale dei musulmani). Così che:
1. I musulmani sono liberi di regolare la loro vita quotidiana secondo la legge islamica in tutte le sfere della vita, dalla nascita fino alla morte (matrimonio, divorzio, proprietà, costruzione dei luoghi di preghiera, gestione scuole religiose e non, nomina imam, ecc., ecc.) basta che non contrastino con il buon costume. In ogni caso, se qualcuno non è soddisfatto della legge islamica, può sempre rivolgersi al sistema giudiziario statale.
2. In India tutte le religioni vengono trattate in modo uguale, al contrario che in Italia, ad esempio, tutte le festività delle varie religioni hanno pari valore (gli uffici pubblici nazionali e statali rimangono chiusi durante le festività di ciascuna religione) e vengono denominate e celebrate come feste nazionali.
Scrivono i giornali: "Secondo il rapporto 2007 sugli immigrati presentato dalla Caritas, la strategia dell’aiutiamoli a tornare a casa si basa sul presupposto che il grosso dell’immigrazione italiana sia facilmente «sradicabile». Il Rapporto conferma esattamente il contrario: si consolidano i segnali di radicamento. I bambini e i ragazzi vanno a scuola, le famiglie fanno figli, aumentano gli acquisti di case e, nonostante una legge ancora piuttosto severa, aumentano pure le naturalizzazioni. Insomma, l’immigrazione è qui per restare. È quindi necessario dedicare molto impegno all’integrazione. Non siamo ipocriti. È normale che il grosso dello sforzo ricada sugli immigrati: loro devono imparare la nostra lingua, abituarsi ai nostri costumi, rispettare le nostre leggi. Però anche i nazionali sono costretti a compiere uno sforzo: accettare un profondo cambiamento del panorama umano che li circonda. Se vogliamo aiutare anche i nazionali nel loro difficile percorso verso l’integrazione, dobbiamo ridurre l’impatto dell’ostacolo principale: la criminalità di origine immigrata. Solo a questa condizione, si può tentare di convincere gli italiani di un’ovvia realtà: gli stranieri sono già in piccola parte nostri concittadini, lo saranno in numero crescente."
Come gli altri immigrati, i musulmani sono essere umani e hanno desiderio di far crescere i loro figli in serenità per dargli un futuro migliore. Come gli altri immigrati, rispettano le leggi del paese e lavorano onestamente. A quanto mi risulta, i musulmani non hanno disturbato la tranquillità della città di Bologna, hanno un buon rapporto con i cittadini in generale e vogliono saldare amicizia e fratellanza con la cittadinanza. Inoltre, non deve pesare sui musulmani italiani cosa succede nelle altri parti del mondo. Secondo me, l'integrazione passa anche attraverso luoghi di preghiera dignitosi.
Secondo me, i problemi possono essere risolti con saggezza e con giusto approccio, creando un clima di fiducia e rispetto reciproco senza se e senza ma. Lei saprà che io guido la Comunità della Liguria e sono membro del Consiglio di amministrazione dell' Unione delle Comunità ed Organizazioni islamiche in Italia, perciò conosco abbastanza la realtà islamica in Italia. Noi musulmani vogliamo fare tutto sotto le leggi italiane, ma noi abbiamo trovato un muro da parte del Governo che ha escluso i musulmani dalle Intese (come hanno avuto tutte le altre comunità religiose presenti sul territorio). Da anni, stiamo aspettando che il Parlamento approvi la Legge sulla libertà religiosa. In questo, anche voi cittadini italiani potete aiutarci, chiedendo al Governo che acceleri i tempi in modo che possiamo essere ancora di più vicini allo Stato e alla legalità in tutte le forme della vita civile e sociale.
distinti saluti
Zahoor Ahmad Zargar
Maria Pia:
Gent.mo Signor Zahoor, grazie per la disponibilità che mi dà di poterla contattare. Sono Maria Pia Api, una collega di Sunil, ho letto con immenso piacere il suo articolo sulla nostra rivista e le cono davvero grata per quanto ha scritto, è stato davvero illuminante e confortante sentirmi sulla stessa linea d'onda....
La disturbo per questo motivo, abito a Bologna e la questione della Moschea che sicuramente avrà sentito parlare in toni più o meno accesi mi interessa molto da vicino anche perchè vivo nel quartire San Donato dove verosimilmente dovrà essere costruita. In questo periodo da giugno in poi su questa situazione si sono scatenate le fazioni più disparate e purtroppo ho assistito ad incontri, più o meno "tirati" da una padrte e dall'altra dalle forze politiche e religiose, davvero incivili e antidemocratiche. Poi su richiesta di noi cittadini abbiamo richiesto agl'amministratori di invitare alle riunioni le rappresentanze delle comunità islamiche presenti sul territorio bolognese, e così finalmente si è aperto uno spiraglio nel caos, le informazioni che prima generavano terrore ed incomprensione un po' alla volta hanno lasciato lo spazio al dialogo, al confronto, alla possibilità di sederci ad un tavolo e di parlarci.
All'ultimo incontro erano presenti i tre responsabili ed hanno risposto alle richieste di chiarimenti sia di ordine organizzativo-tecnico (progetto, finanziamenti ecc..) sia di ordine più sociale e culturale. E' emerso il bisogno di iniziare insieme, di costruire insieme, un percorso che ci aiuti a riflettere, ad accogliere quello che siamo con le nostre peculiarità, le nostre diversità che in un qualche modo devono cercare di convivere.
A volte si assiste a forti contraddizioni ed ipocrisie, nelle scuole, negl'ambiti più o meno ufficiali ci si riempie la bocca di percorsi interculturali ecc......ma in realtà gli "adulti della quotidianità" continuano a fare una grande fatica ad aprirsi e si chiudono come ricci.
ecco allora che mi rivolgo a lei per chiederli dei suggerimenti, delle indicazioni per cominciare a mettere le giuste basi per il nostro cammino, per far si che il nostro non sia solo un parlarci addosso, ma l'inizio di un cammino di fiducia verso l'altro per costruire insieme il presente allora si potrà parlare di mosche, di sinagoghe, di pagode, di cattedrali, o chissà cos'altro.....
Grazie per avermi ascoltata e spero di non averle aggiunto altri pesi oltre a quelli che ha, sperando di sentirla al più presto le auguro buona vita.
Maria Pia
Ed, ecco la risposta di Zahoor:
Gent.ma sig. ra Maria Pia,
non saprei come esserle utile, io che vengo dell’India, dove vivono insieme persone di diverse fedi, senza intromettersi negli affari religiosi degli altri, senza pregiudizi religiosi, senza dire agli altri come devono pregare o vestire. In India convivono moschee, chiese, templi induisti, buddisti e tanti altri, fianco a fianco, da secoli. L'India è un paese laico e democratico. La Costituzione indiana garantisce le libertà religiose nel vero senso; in pratica, ad esempio, la relazione con la comunità islamica (come con le altre religioni) viene regolata con un articolo della Costituzione che si chiama "muslim personal law" (legge personale dei musulmani). Così che:
1. I musulmani sono liberi di regolare la loro vita quotidiana secondo la legge islamica in tutte le sfere della vita, dalla nascita fino alla morte (matrimonio, divorzio, proprietà, costruzione dei luoghi di preghiera, gestione scuole religiose e non, nomina imam, ecc., ecc.) basta che non contrastino con il buon costume. In ogni caso, se qualcuno non è soddisfatto della legge islamica, può sempre rivolgersi al sistema giudiziario statale.
2. In India tutte le religioni vengono trattate in modo uguale, al contrario che in Italia, ad esempio, tutte le festività delle varie religioni hanno pari valore (gli uffici pubblici nazionali e statali rimangono chiusi durante le festività di ciascuna religione) e vengono denominate e celebrate come feste nazionali.
Scrivono i giornali: "Secondo il rapporto 2007 sugli immigrati presentato dalla Caritas, la strategia dell’aiutiamoli a tornare a casa si basa sul presupposto che il grosso dell’immigrazione italiana sia facilmente «sradicabile». Il Rapporto conferma esattamente il contrario: si consolidano i segnali di radicamento. I bambini e i ragazzi vanno a scuola, le famiglie fanno figli, aumentano gli acquisti di case e, nonostante una legge ancora piuttosto severa, aumentano pure le naturalizzazioni. Insomma, l’immigrazione è qui per restare. È quindi necessario dedicare molto impegno all’integrazione. Non siamo ipocriti. È normale che il grosso dello sforzo ricada sugli immigrati: loro devono imparare la nostra lingua, abituarsi ai nostri costumi, rispettare le nostre leggi. Però anche i nazionali sono costretti a compiere uno sforzo: accettare un profondo cambiamento del panorama umano che li circonda. Se vogliamo aiutare anche i nazionali nel loro difficile percorso verso l’integrazione, dobbiamo ridurre l’impatto dell’ostacolo principale: la criminalità di origine immigrata. Solo a questa condizione, si può tentare di convincere gli italiani di un’ovvia realtà: gli stranieri sono già in piccola parte nostri concittadini, lo saranno in numero crescente."
Come gli altri immigrati, i musulmani sono essere umani e hanno desiderio di far crescere i loro figli in serenità per dargli un futuro migliore. Come gli altri immigrati, rispettano le leggi del paese e lavorano onestamente. A quanto mi risulta, i musulmani non hanno disturbato la tranquillità della città di Bologna, hanno un buon rapporto con i cittadini in generale e vogliono saldare amicizia e fratellanza con la cittadinanza. Inoltre, non deve pesare sui musulmani italiani cosa succede nelle altri parti del mondo. Secondo me, l'integrazione passa anche attraverso luoghi di preghiera dignitosi.
Secondo me, i problemi possono essere risolti con saggezza e con giusto approccio, creando un clima di fiducia e rispetto reciproco senza se e senza ma. Lei saprà che io guido la Comunità della Liguria e sono membro del Consiglio di amministrazione dell' Unione delle Comunità ed Organizazioni islamiche in Italia, perciò conosco abbastanza la realtà islamica in Italia. Noi musulmani vogliamo fare tutto sotto le leggi italiane, ma noi abbiamo trovato un muro da parte del Governo che ha escluso i musulmani dalle Intese (come hanno avuto tutte le altre comunità religiose presenti sul territorio). Da anni, stiamo aspettando che il Parlamento approvi la Legge sulla libertà religiosa. In questo, anche voi cittadini italiani potete aiutarci, chiedendo al Governo che acceleri i tempi in modo che possiamo essere ancora di più vicini allo Stato e alla legalità in tutte le forme della vita civile e sociale.
distinti saluti
Zahoor Ahmad Zargar
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