domenica, dicembre 02, 2007

Il tuo posto nel mondo

Per il convegno di AIFO a Roma dovevamo invitare Venus. Conosco Venus da circa 15 anni, da quando era una studentessa ad un corso di riabilitazione su base comunitaria in Francia dove ero andato per tenere una lezione. Poi nel 2004 è diventata la presidentessa della DPI, la federazione internazionale delle persone disabili. Dopo un incarico così importante con continui inviti alle conferenze e alle riunioni da tutte le parti del mondo, era un po’ più difficile contattarla ma ogni volta che la sentivo, era la Venus di sempre, sorridente e disponibile.

Quando le avevo scritto del convegno, non avevo ricevuto una risposta per mesi. Poi, l’avevo incontrata a Ginevra ad una riunione dell’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS). Dopo tante discussioni riuscì a convincerla ad accettare il nostro invito. Aveva diversi impegni in quel periodo, ma sarebbe venuta a Roma solo per 3 giorni.

Non avevamo fatto i conti con le difficoltà di avere il visto italiano. Anche se è un personaggio conosciuto a livello mondiale tra le persone che si occupano di diritti delle persone disabili, non siamo riusciti a farle avere un appuntamento all’ambasciata italiana per il visto. Le Filippine sono 7 ore in avanti dall'Europa e per parlare con l’ambasciata, Feli la mia collega, ha provata a venire in ufficio molto presto, ma la linea telefonica dell'ambasciata non era mai libera. Quando la linea era libera, gli uffici erano chiusi. Alla fine tre giorni fa, Venus ha detto che non poteva più aspettare di sapere se riusciva o no ad avere il visto italiano, doveva definire il suo biglietto aereo perché aveva un’altra riunione in Corea.

Feli è diventata ormai un’esperta di far avere i visti italiani ai nostri partecipanti internazionali. Penso che sia un lavoro snervante e frustrante, passare ore per fare copie dei documenti, e poi passare ore davanti al fax per farli partire e poi passare ore a cercare di parlare con le ambasciate italiane. Per fortuna, ogni tanto si riesce a parlare con un capo ufficio che magari conosce anche l’Associazione ed è molto gentile e comprensivo, e il problema si risolve.

Si continua a parlare di stranieri clandestini e di criminalità e quanto altro. Forse per questo motivo, il processo per avere il visto italiano sembra un percorso ad ostacoli che tratta tutte le persone come potenziali clandestini e criminali. Ma penso che alla fine ne va di mezzo l’immagine d’Italia. Non so come si è sentita Venus in tutta questa storia, ma sicuramente non bene.

Quando ne parlavo con i miei colleghi, la nostra conclusione era che forse non ne vale la pena di organizzare eventi simili in Italia. Dopo tanta fatica di convincere le persone ad accettare il tuo invito, non riesci a farli avere il visto, come già successo anche altre volte. Se queste riunioni le organizziamo in un paese dell’Asia o dell’Africa, costi saranno minori e forse tutto sarà molto più facile. Si lamentano delle industrie che si chiudono in Italia per aprire in qualche altro paese, ma poi di fronte all’impossibilità di fare qualcosa, ma anche per non calpestare la dignità degli altri, quali altre strade possiamo percorrere? Il nostro convegno ha il patrocinio del Presidente della Repubblica e del Ministero degli Affari Esteri italiano, ma questo non basta per risolvere i problemi. (Nella foto da sinistra Venus, Federico dell'OMS e un rappresentante del Vaticano in una riunione a Roma nel 2005).




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Il problema dei visti non riguarda soltanto Italia. Binyavanga Wainaina, uno scrittore keniano ha scritto un articolo in Internazionale, “Londra non mi vuole”:
“Qualche settimana fa le autorità britanniche mi hanno negato un visto di cinque giorni. Era la prima volta che mi succedeva una cosa del genere, non mi era capitato ne anche con la paranoica Russia. Davanti all’ascensore, mentre lasciavo l’ufficio della società privata che adesso si occupa di tutti i visti britannici, sono scoppiato a ridere, con la guardia giurata che guardava impietosita… Il mio agente inglese ha faxato una lettera alla commissione competente dicendo che ero uno scrittore incredibilmente bravo. La Condè Nast, incredula, ha spedito un’altra copia della lettera che mi aveva dato all’inizio, sperando di aiutarmi a risolvere il problema burocratico… Gli inglesi sono maestri nell’aggressività passiva, e ogni scontro che avviene entro i limiti del “fair play”, ciò è secondo le “regole” che hanno stabilito nel loro interesse e che spacciano per correttezza universale. Quando una persona o un’istituzione ha un problema con te, si nasconde dietro parole come “criteri”, “politica” e “norme”, e al riparo di questo scudo ti lancia fax e letterine taglienti. La battaglia può andare avanti all’infinito. Se siete ingenui come lo ero io la prima volta che sono andato lì, cominciate a pensare che c’è qualcosa che non va in voi. Che avete compilato male i moduli o detto qualcosa di sbagliato.”
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Il passaporto dell’Unione Europea, (come immagino anche i passaporti americani o canadesi), è il segno tangibile dello squilibrio di potere che c’è tra i paesi. Io con il passaporto italiano, posso andare nella maggior parte dei paesi del mondo senza il visto. Riceverò il visto all’arrivo al controllo di emigrazione.

In molti paesi poveri, soprattutto se sono parte di una comitiva di turisti, posso anche alzare la mia voce contro gli ufficiali del servizio controllo passaporti se li trovo lenti o corrotti. Di solito perdono subito la spavalderia e il bullismo da potenti perché sanno che il loro governo è sempre preoccupato per l’immagine che dà ai turisti ricchi e che dovranno rispondere ai loro governanti.

Come me, questo potere l’ha ogni cittadino italiano, anche un barbone o un pensionato che fa fatica ad arrivare alla fine del mese, soltanto se potesse permettersi un viaggio.

Invece tu puoi essere anche un artista famoso del tuo paese, uno scrittore affermato che scrive nella lingua locale, un insegnante che ha ricevuto il premio nazionale per la tua dedizione, il capo della tua comunità, o un medico affermato. Se vuoi venire in un paese Europeo o in America, Canada o Australia, preparati a rispondere a delle domande sul tuo lavoro, sul tuo matrimonio, sul tuo conto bancario, sulla tua casa. Preparati a svegliare alle 4 di mattino per fare la fila davanti al cancello sotto un sole cocente. Fino a prova contraria, sei un potenziale clandestino criminale. Qualche volta anche con tutte le prove che puoi avere, può darsi non mi fido di te e rifiuto di darti il visto. Non sono tenuto a darti delle spiegazioni.

Questo sì che è potere.

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