mercoledì, aprile 25, 2007
Mondo di Alice
Non volevo l’offerta di Alice. Voglio dire l’offerta della Alice Home TV. Avevamo già il servizio ADSL di Alice. Il servizio di Home TV mi sembrava inutile, anche perché offrivano pochi canali nuovi, e nessun canale straniero. Tante TV internazionali, compreso BBC World, CCTV, France 2 sono disponibili in chiaro tramite la digitale terrestre, ma Alice Home TV non offre nessuna di queste. Canali stranieri per gli stranieri sono proprio sconosciuti all’Alice. Dare la possibilità agli stranieri che vivono in Italia di ricevere i canali distribuiti in chiaro dai vari satelliti, sarebbe un buon servizio e eviterebbe lo spuntarsi antiestetico di nuove antenne paraboliche dalle terrazze e dai tetti.
Comunque mi lasciai convincere dalla ragazza che proponeva questo servizio per “soli 6 euro in più” a quanto già pagavo mensilmente. Dopo 8 mesi, il bilancio non era molto positivo. Qualche giorno fa, stavo poco bene con un dolore alla spalla e così mi sono messo davanti alla tv e dopo tanti mesi, ho guardato due film dalla videoteca gratuita di Alice – “Dieci” di Abbas Kireostami e “Tiepide acque sotto il ponte rosso” di un regista giapponese. Vedere questi due film non era male, perché non sono i film commerciali e trovarli in una videoteca a noleggio, è quasi impossibile.
“Dieci” è un film strano, girato esclusivamente dentro una macchina mentre la protagonista guida. La cinepresa resta sempre fissato in mezzo al cruscotto della macchina e per la maggior parte resta fermo girato verso destra o sinistra. I primi venti minuti del film, con l’obiettivo della cinepresa fissa sul giovane figlio che parla con la sua mamma mentre lei guida la macchina, sembra un po’ strano, ma quando uno si abitua a questa apparente immobilità, ci permette di creare un’intimità con i personaggi che sarebbe difficile. L’ultima scena della donna che si è rasata la testa è commovente. Il film è un modo insolito di conoscere le vite delle donne e le strade di Tehran.
Il secondo film, “Acque tiepide ..” era ancora più strano, non per come era stato girato ma riguardo il tema del film. Il film era la storia delle acque che si accumulavano nel corpo della sua protagonista e per scaricarle, lei doveva cercare un rapporto sessuale. Mentre lei faceva il sesso, le acque finalmente uscivano fuori come forti spruzzi che inondavano tutte le pareti della casa, affinché scendevano giù dalla casa e finivano nel fiume vicino alla casa, dove i pesci iniziavano a saltare fuori dall’acqua. Può sembrare strano questo tema, comunque era un film molto gioioso e nell’insieme mi è piaciuto. L’unica precauzione – non è un film da guardare con i bambini intorno.
Sono curioso di verificare se vi sono altri film strani nella videoteca gratuita di Alice, quella che loro chiamano la Multisala. Invece hanno la Poltronissima dove si deve pagare per vedere un film. Pagare 4 euro per vedere un film mi sembra un po’ esagerato quando da videonoleggio, puoi prendere un nuovo film per 1,81 euro per 6 ore.
Un altro problema con i film di Alice è che non hanno sottotitoli. Se siete un po’ sordi come me e avete bisogno di sottotitoli per capire i dialoghi, Alice non fa per voi. Fra qualche mese quando dovremmo decidere se continuare o meno con Alice Home TV, non sono sicuro lo vorremmo!
*****
Alex ha parlato del suo ritorno a Korogocho in Nigrizia (http://www.nigrizia.it/ marzo 2007). Lui ha scritto, “Impossibile procedere verso la chiesa di St. John. Ognuno voleva toccarmi, sentire che ero proprio io … la gioia che si sprigionava dai volti, la danza che esplodeva dai corpi … Festa! Mi veniva da piangere dalla gioia. E poi quanti bambini che si aggrappavano alle gambe, che mi tenevano per mano, che mi trascinavano in avanti perché potessi arrivare alla chiesetta.”
Mi ricordo quel primo incontro con Alex, padre Alex Zanotelli a Korogocho nel 1998. Ero andato alla sua casa con Enrico. Quando avevo visto Alex per la prima volta avevo pensato a Gandhi. Poi, ero rimasto molto colpito da come lui aveva diretto la riunione con le donne della comunità, come le incoraggiava a parlare, trattandosi dall’intervenire e lasciando loro a trovare le parole per spiegarsi. Mi aveva colpito molto suo parlare piano, lentamente, soppesando ogni parola.
Posso capire che gli abitanti di Korogocho siano esplosi in gioia quando l’hanno rivisto. E’ stato ed è un privilegio averlo conosciuto in mezzo a quella realtà. Ho sentito che ora sta a Napoli ed è riuscito a costruire una comunità intorno alle sue lotte umane contro il degrado, contro la criminalità, contro la mercificazione degli esseri.
Comunque mi lasciai convincere dalla ragazza che proponeva questo servizio per “soli 6 euro in più” a quanto già pagavo mensilmente. Dopo 8 mesi, il bilancio non era molto positivo. Qualche giorno fa, stavo poco bene con un dolore alla spalla e così mi sono messo davanti alla tv e dopo tanti mesi, ho guardato due film dalla videoteca gratuita di Alice – “Dieci” di Abbas Kireostami e “Tiepide acque sotto il ponte rosso” di un regista giapponese. Vedere questi due film non era male, perché non sono i film commerciali e trovarli in una videoteca a noleggio, è quasi impossibile.
“Dieci” è un film strano, girato esclusivamente dentro una macchina mentre la protagonista guida. La cinepresa resta sempre fissato in mezzo al cruscotto della macchina e per la maggior parte resta fermo girato verso destra o sinistra. I primi venti minuti del film, con l’obiettivo della cinepresa fissa sul giovane figlio che parla con la sua mamma mentre lei guida la macchina, sembra un po’ strano, ma quando uno si abitua a questa apparente immobilità, ci permette di creare un’intimità con i personaggi che sarebbe difficile. L’ultima scena della donna che si è rasata la testa è commovente. Il film è un modo insolito di conoscere le vite delle donne e le strade di Tehran.
Il secondo film, “Acque tiepide ..” era ancora più strano, non per come era stato girato ma riguardo il tema del film. Il film era la storia delle acque che si accumulavano nel corpo della sua protagonista e per scaricarle, lei doveva cercare un rapporto sessuale. Mentre lei faceva il sesso, le acque finalmente uscivano fuori come forti spruzzi che inondavano tutte le pareti della casa, affinché scendevano giù dalla casa e finivano nel fiume vicino alla casa, dove i pesci iniziavano a saltare fuori dall’acqua. Può sembrare strano questo tema, comunque era un film molto gioioso e nell’insieme mi è piaciuto. L’unica precauzione – non è un film da guardare con i bambini intorno.
Sono curioso di verificare se vi sono altri film strani nella videoteca gratuita di Alice, quella che loro chiamano la Multisala. Invece hanno la Poltronissima dove si deve pagare per vedere un film. Pagare 4 euro per vedere un film mi sembra un po’ esagerato quando da videonoleggio, puoi prendere un nuovo film per 1,81 euro per 6 ore.
Un altro problema con i film di Alice è che non hanno sottotitoli. Se siete un po’ sordi come me e avete bisogno di sottotitoli per capire i dialoghi, Alice non fa per voi. Fra qualche mese quando dovremmo decidere se continuare o meno con Alice Home TV, non sono sicuro lo vorremmo!
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Alex ha parlato del suo ritorno a Korogocho in Nigrizia (http://www.nigrizia.it/ marzo 2007). Lui ha scritto, “Impossibile procedere verso la chiesa di St. John. Ognuno voleva toccarmi, sentire che ero proprio io … la gioia che si sprigionava dai volti, la danza che esplodeva dai corpi … Festa! Mi veniva da piangere dalla gioia. E poi quanti bambini che si aggrappavano alle gambe, che mi tenevano per mano, che mi trascinavano in avanti perché potessi arrivare alla chiesetta.”
Mi ricordo quel primo incontro con Alex, padre Alex Zanotelli a Korogocho nel 1998. Ero andato alla sua casa con Enrico. Quando avevo visto Alex per la prima volta avevo pensato a Gandhi. Poi, ero rimasto molto colpito da come lui aveva diretto la riunione con le donne della comunità, come le incoraggiava a parlare, trattandosi dall’intervenire e lasciando loro a trovare le parole per spiegarsi. Mi aveva colpito molto suo parlare piano, lentamente, soppesando ogni parola.
Posso capire che gli abitanti di Korogocho siano esplosi in gioia quando l’hanno rivisto. E’ stato ed è un privilegio averlo conosciuto in mezzo a quella realtà. Ho sentito che ora sta a Napoli ed è riuscito a costruire una comunità intorno alle sue lotte umane contro il degrado, contro la criminalità, contro la mercificazione degli esseri.
mercoledì, aprile 18, 2007
Influenza del Potere
L’articolo di Manchàn Magan su Guardian, La Lingua Che Non C’è, mi ha fatto pensare a tutte le nostre lingue che poco alla volta rischiano di scomparire sotto l’avanzata dell’inglese. Manchàn scrive del suo tentativo di parlare in Gaelico, l’antica lingua irlandese, durante un suo viaggio in Irlanda:
Forse in India il rischio non è che scompariranno da vero le lingue indiane, ma sono già scomparse in molti spazi di “potere”. Le discussioni a livello internazionale sugli scrittori indiani riguardano quasi esclusivamente le persone che scrivono in inglese. Anche il premio nobel per la letteratura, poeta Rabindra Nath Tagore fu “scoperto” grazie alla traduzione in inglese di alcune sue opere. In un articolo apparso sulla rivista “Internazionale” riguardo la presenza di libri indiani alla fiera del libro di Parigi (“Tante Letterature”) si dice:
****
Non lo conoscevo molto bene. Parlava del fondamentalismo indù in India. L’ho ascoltato senza fare commenti, sembrava che aveva le idee molto chiare. Secondo lui i gruppi che vogliono limitare le attività di missionari cattolici in India limitano la libertà di religione delle persone e questo è contro i diritti umani. Non gli piaceva il fatto che il governo indiano non da visti di lunga durata ai missionari italiani.
Non gli parlai di tante domande che queste discussioni mi fanno affiorare in mente.
La religione è proprio una scelta libera quando vi sono grandi disuguaglianze tra i popoli e quando le tue monete valgono cento volte le monete dei poveri? Sei sicuro che la persona che ha scelto di diventare cristiano o musulmano l’ha fatto perché è convinto di quello che tu dici o perché percepisce che tu gli offri una via di uscire dalla miseria e fame?
Forse importante è uscire dalla miseria e fame e se per questo bisogna cambiare religione, cosa c’è di male anche perché tutte le vie portano alla fine allo stesso Dio? Se sono povero e muoio di fame e qualcuno mi offrisse soldi e aiuti per diventare cattolico o musulmano, penso che accetterei perché so bene che oltre ai principi e ideali, sopravvivere è la prima necessità.
Invece pensare alla globalizzazione delle religioni, che tutti devono diventare questo o quello, lo trovo un po' ripugnante. E' come quando si parla della biodiversità. Anche gli esseri umani hanno bisogno di essere diversi, diversità è una ricchezza e va sempre salvaguardata, penso. Tutta la storia della conquista delle americhe e la scomparsa delle popolazioni indigeni è la testimonianza di questo bisogno di salvaguardia della diversità.
Poi pensavo al fondamentalismo indù di cui si parlava e pensavo al programma che ho visto su Rai 1 qualche giorno fa, sull’ottantesimo compleanno del Papa Benedetto. Una trasmissione del genere se si facesse per un capo religioso indù sulla TV statale in India, penso che tutti griderebbero allo scandalo. Anche la trasmissione della messa domenicale su una TV statale in India sarebbe impossibile.
Qui la chiesa parla su tutti i temi e sento continuamente che questo è un suo diritto, la religione deve avere la libertà di dire la sua, e molto spesso quello che dice la chiesa determina le scelte politiche in Italia. Anche i fondamentalisti indù pretendono di parlare su tutti i temi della società, qualche volta determinano le scelte politiche in India. Allora non capisco perché quelli in India sono “fondamentalisti indù” ma qui non si parla mai di “fondamentalisti cattolici”?
Forse una differenza chiara c’è. In India, spesso le questioni dei fondamentalisti indù sono associate alla violenza e odio contro gli altri, mentre in Italia persone autorevoli come il Papà, al di la di temi specifici, hanno sempre parlato di pace e fratellanza tra i popoli.
Comunque vi sono diversi aspetti dove penso che usiamo due pesi e due misure. Quando a pensare in maniera chiusa e ortodossa vi sono i ricchi e potenti, spesso lo si minimizza o dimentica! Forse noi dell'India siamo avvantaggiati, abbiamo molto più esperienza di vivere in spazi multicuturali e multireligiosi, mentre in Italia il cambiamento è recente e deve ancora capire cosa significa rispettare le proprie tradizioni senza imporrle agli altri?
“C’è qualcosa di tragico nell’affrontare un viaggio in un paese sapendo che, se parlerai la sua lingua, nessuno ti capirà. Ed è ancora più tragico se si tratta del paese in cui sei nato. Il gaelico è la prima lingua ufficiale dell’Irlanda. L’abbiamo parlato per duemilacinquecento anni, fino a quando, nell’ottocento, i britannici decisero che sarebbe stato più facile governarci se avessimo parlato la loro lingua. Anche noi, del resto, abbiamo capito rapidamente che l’unica speranza era l’inglese, e nell’arco di pochi decenni ci siamo sbarazzati dell’irlandese.”
Forse in India il rischio non è che scompariranno da vero le lingue indiane, ma sono già scomparse in molti spazi di “potere”. Le discussioni a livello internazionale sugli scrittori indiani riguardano quasi esclusivamente le persone che scrivono in inglese. Anche il premio nobel per la letteratura, poeta Rabindra Nath Tagore fu “scoperto” grazie alla traduzione in inglese di alcune sue opere. In un articolo apparso sulla rivista “Internazionale” riguardo la presenza di libri indiani alla fiera del libro di Parigi (“Tante Letterature”) si dice:
“In India si contano diciotto idiomi e dodici alfabeti ufficiali. Le edizioni in lingue regionali rappresentano il 55 percento delle pubblicazioni, di cui la metà sono in Hindi. Una fetta enorme di letteratura rimane nell’ombra, a causa delle scarso numero di traduzioni e dal fatto che molti autori sono sconosciuti agli stessi indiani. Usata dal 5 percento della popolazione, ma parlata in tutto il subcontinente, la lingua inglese è la scelta più commerciale.”C’è qualcosa che non torna in queste righe. Come è che scelta più commerciale è la lingua parlata da 5% di lettori anche se distribuiti sul territorio nazionale? Invece la lingua Hindi parlata da circa 35% della popolazione nazionale soprattutto nel nord del paese non è la scelta commerciale? Penso che qui stiamo parlando del potere, della ricchezza. Le persone che parlano inglese sono quelle che hanno studiato, quelli che guadagnano di più e quelli che possono comprare i libri più costosi.
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Non lo conoscevo molto bene. Parlava del fondamentalismo indù in India. L’ho ascoltato senza fare commenti, sembrava che aveva le idee molto chiare. Secondo lui i gruppi che vogliono limitare le attività di missionari cattolici in India limitano la libertà di religione delle persone e questo è contro i diritti umani. Non gli piaceva il fatto che il governo indiano non da visti di lunga durata ai missionari italiani.
Non gli parlai di tante domande che queste discussioni mi fanno affiorare in mente.
La religione è proprio una scelta libera quando vi sono grandi disuguaglianze tra i popoli e quando le tue monete valgono cento volte le monete dei poveri? Sei sicuro che la persona che ha scelto di diventare cristiano o musulmano l’ha fatto perché è convinto di quello che tu dici o perché percepisce che tu gli offri una via di uscire dalla miseria e fame?
Forse importante è uscire dalla miseria e fame e se per questo bisogna cambiare religione, cosa c’è di male anche perché tutte le vie portano alla fine allo stesso Dio? Se sono povero e muoio di fame e qualcuno mi offrisse soldi e aiuti per diventare cattolico o musulmano, penso che accetterei perché so bene che oltre ai principi e ideali, sopravvivere è la prima necessità.
Invece pensare alla globalizzazione delle religioni, che tutti devono diventare questo o quello, lo trovo un po' ripugnante. E' come quando si parla della biodiversità. Anche gli esseri umani hanno bisogno di essere diversi, diversità è una ricchezza e va sempre salvaguardata, penso. Tutta la storia della conquista delle americhe e la scomparsa delle popolazioni indigeni è la testimonianza di questo bisogno di salvaguardia della diversità.
Poi pensavo al fondamentalismo indù di cui si parlava e pensavo al programma che ho visto su Rai 1 qualche giorno fa, sull’ottantesimo compleanno del Papa Benedetto. Una trasmissione del genere se si facesse per un capo religioso indù sulla TV statale in India, penso che tutti griderebbero allo scandalo. Anche la trasmissione della messa domenicale su una TV statale in India sarebbe impossibile.
Qui la chiesa parla su tutti i temi e sento continuamente che questo è un suo diritto, la religione deve avere la libertà di dire la sua, e molto spesso quello che dice la chiesa determina le scelte politiche in Italia. Anche i fondamentalisti indù pretendono di parlare su tutti i temi della società, qualche volta determinano le scelte politiche in India. Allora non capisco perché quelli in India sono “fondamentalisti indù” ma qui non si parla mai di “fondamentalisti cattolici”?
Forse una differenza chiara c’è. In India, spesso le questioni dei fondamentalisti indù sono associate alla violenza e odio contro gli altri, mentre in Italia persone autorevoli come il Papà, al di la di temi specifici, hanno sempre parlato di pace e fratellanza tra i popoli.
Comunque vi sono diversi aspetti dove penso che usiamo due pesi e due misure. Quando a pensare in maniera chiusa e ortodossa vi sono i ricchi e potenti, spesso lo si minimizza o dimentica! Forse noi dell'India siamo avvantaggiati, abbiamo molto più esperienza di vivere in spazi multicuturali e multireligiosi, mentre in Italia il cambiamento è recente e deve ancora capire cosa significa rispettare le proprie tradizioni senza imporrle agli altri?
mercoledì, aprile 11, 2007
Abuso sessuale
Penso che a quell’epoca avevo 7 o 8 anni. Abitavamo con la nonna nella vecchia parte di Delhi, quella con le stradine strette e tortuose ed i bazar pieni di gente. Insieme alla mia sorella più giovane, due volte alla settimana in pomeriggio, andavamo alla scuola culturale privata, dove lei studiava la danza classica e io studiavo a suonare l’armonium, uno strumento musicale indiano. Qualcuno della famiglia ci accompagnava fino alla scuola e poi, 2 ore più tardi, qualcuno veniva a prenderci.
Quel giorno era venuta la nostra madre a prenderci dopo le lezioni. Insieme a tanti altri studenti eravamo usciti dalla scuola ridendo e scherzando. Avevamo forse camminato per 5-10 minuti verso la casa, quando mia sorella si era ricordata di aver dimenticato in scuola i suoi campanellini che lei usava per la danza e mia madre mi aveva chiesto di fare una corsa fino alla scuola per prenderli. Non ci avevo pensato due volte, mi ero subito messo a correre.
Quando ero arrivato all’aula della danza, non vi era nessuno. Avevo visto subito i campanellini, erano su un materassino in fondo all’aula vicino ai tamburi gemelli, i tabla, che si usano per la danza classica. Era così strana l’aula senza le bambine che ballavano, cantavano e chiacchieravano continuamente, senza il tintinio continuo dei campanellini legati intorno alle caviglie delle ballerine. Mi ero chinato per prendere i campanellini quando ho sentito arrivare il Guruji dietro di me. Era l’insegnante di danza di mia sorella.
All’improvviso, l’avevo sentito dietro di me che metteva mani sulle mie spalle e mi stringeva contro il suo corpo. Poi, una sua mano si era passato sotto per toccarmi i genitali. Forse il contatto era durato in tutto qualche minuto o qualche secondo, non me lo ricordo bene. Sembrò un tempo molto lungo. Penso che mentre mi toccava diceva qualcosa come, “Sei così morbido, sei così bello…” ma non ne sono sicuro. Scappai con i campanellini e lui non tentò di fermarmi.
Di quel incontro ricordo il senso di imbarazzo, il senso di vergogna. Non mi aveva fatto del male ma sapevo che aveva fatto qualcosa di sbagliato e mi vergognavo perché pensavo era anche per colpa mia.
Non ne avevo parlato con nessuno. Avevo continuato a frequentare quella scuola per altri mesi e poi avevamo cambiato la casa e le lezioni si erano fermate. Non mi ricordo se avevo incontrato il Guruji altre volte dopo questo episodio. Comunque, sicuramente lui non tentò niente di simile un’altra volta e il ricordo di quel episodio si nascose profondamente dentro di me.
Soltanto qualche anno fa, quando ero coinvolto in una ricerca sulla sessualità delle persone disabili, avevo ricordato questo episodio e ne avevo parlato con mia sorella. Anche se non me lo ricordavo bene, dopo averne parlato lei, avevo sentito un senso di liberazione.
Oggi mentre leggevo un rapporto sulla situazione dei bambini in India, mi sono ricordato di nuovo di quel episodio.
*****
Il Governo indiano ha condotto uno studio che ha coinvolto migliaia di bambini tra i 12 ed i 18 anni in tutta l’India per conoscere la loro situazione.
48% di bambine hanno risposto che avrebbero preferito nascere come maschi.
Più del 70% delle bambine si sente ignorata e sottovalutata dai genitori in confronto ai propri fratelli. Circa il 50% delle bambine ha risposto che ricevono meno da mangiare in confronto ai loro fratelli.
53% dei maschi e 47% delle femmine hanno denunciato di aver subito molestie sessuali. Per 89% di bambini vittime di molestie sessuali, il molestatore era una persona della propria famiglia.
72% dei maschi e 65% delle femmine sono stati vittime di almeno un episodio di violenza fisica compreso schiaffi, calci e essere picchiati con bastoni.
Penso che circa il 40% della popolazione indiana ha meno di 18 anni e se pensiamo a questi dati, stiamo parlando di violenze contro milioni di bambini. Nella nostra società indiana l’obbedienza e il rispetto verso le persone più vecchie di noi, è la parte fondamentale della nostra educazione. Come faremo a far uscire questo mostro che si nasconde tra di noi, dietro facce apparentemente buone, se continueremo a accettare tutto in silenzio? Se questo mostro resterà nascosto, come faremmo a ucciderlo?
Quel giorno era venuta la nostra madre a prenderci dopo le lezioni. Insieme a tanti altri studenti eravamo usciti dalla scuola ridendo e scherzando. Avevamo forse camminato per 5-10 minuti verso la casa, quando mia sorella si era ricordata di aver dimenticato in scuola i suoi campanellini che lei usava per la danza e mia madre mi aveva chiesto di fare una corsa fino alla scuola per prenderli. Non ci avevo pensato due volte, mi ero subito messo a correre.
Quando ero arrivato all’aula della danza, non vi era nessuno. Avevo visto subito i campanellini, erano su un materassino in fondo all’aula vicino ai tamburi gemelli, i tabla, che si usano per la danza classica. Era così strana l’aula senza le bambine che ballavano, cantavano e chiacchieravano continuamente, senza il tintinio continuo dei campanellini legati intorno alle caviglie delle ballerine. Mi ero chinato per prendere i campanellini quando ho sentito arrivare il Guruji dietro di me. Era l’insegnante di danza di mia sorella.
All’improvviso, l’avevo sentito dietro di me che metteva mani sulle mie spalle e mi stringeva contro il suo corpo. Poi, una sua mano si era passato sotto per toccarmi i genitali. Forse il contatto era durato in tutto qualche minuto o qualche secondo, non me lo ricordo bene. Sembrò un tempo molto lungo. Penso che mentre mi toccava diceva qualcosa come, “Sei così morbido, sei così bello…” ma non ne sono sicuro. Scappai con i campanellini e lui non tentò di fermarmi.
Di quel incontro ricordo il senso di imbarazzo, il senso di vergogna. Non mi aveva fatto del male ma sapevo che aveva fatto qualcosa di sbagliato e mi vergognavo perché pensavo era anche per colpa mia.
Non ne avevo parlato con nessuno. Avevo continuato a frequentare quella scuola per altri mesi e poi avevamo cambiato la casa e le lezioni si erano fermate. Non mi ricordo se avevo incontrato il Guruji altre volte dopo questo episodio. Comunque, sicuramente lui non tentò niente di simile un’altra volta e il ricordo di quel episodio si nascose profondamente dentro di me.
Soltanto qualche anno fa, quando ero coinvolto in una ricerca sulla sessualità delle persone disabili, avevo ricordato questo episodio e ne avevo parlato con mia sorella. Anche se non me lo ricordavo bene, dopo averne parlato lei, avevo sentito un senso di liberazione.
Oggi mentre leggevo un rapporto sulla situazione dei bambini in India, mi sono ricordato di nuovo di quel episodio.
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Il Governo indiano ha condotto uno studio che ha coinvolto migliaia di bambini tra i 12 ed i 18 anni in tutta l’India per conoscere la loro situazione.
48% di bambine hanno risposto che avrebbero preferito nascere come maschi.
Più del 70% delle bambine si sente ignorata e sottovalutata dai genitori in confronto ai propri fratelli. Circa il 50% delle bambine ha risposto che ricevono meno da mangiare in confronto ai loro fratelli.
53% dei maschi e 47% delle femmine hanno denunciato di aver subito molestie sessuali. Per 89% di bambini vittime di molestie sessuali, il molestatore era una persona della propria famiglia.
72% dei maschi e 65% delle femmine sono stati vittime di almeno un episodio di violenza fisica compreso schiaffi, calci e essere picchiati con bastoni.
Penso che circa il 40% della popolazione indiana ha meno di 18 anni e se pensiamo a questi dati, stiamo parlando di violenze contro milioni di bambini. Nella nostra società indiana l’obbedienza e il rispetto verso le persone più vecchie di noi, è la parte fondamentale della nostra educazione. Come faremo a far uscire questo mostro che si nasconde tra di noi, dietro facce apparentemente buone, se continueremo a accettare tutto in silenzio? Se questo mostro resterà nascosto, come faremmo a ucciderlo?
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