martedì, settembre 18, 2007

Incubo ferroviario postmoderno

Ogni volta che devo fare un viaggio ferroviario, comincio a agitarmi pensando alle ore di tormenti che mi aspettano. Un po’ mi sento come Fantozzi alle prese con un mondo che si è dilatato come un orologio di Salvador Dalì ma stranamente a parte me nessun altro sembra accorgersi dell’incubo.

Pensando alle ferrovie, un altro titolo che posso dare a questo messaggio è “Eravamo più veloci quando eravamo un po’ lenti”. Ma mentre lo dico, ho un po’ di paura, forse mi prenderanno per matto. Tutti sanno ormai che le ferrovie sono diventate più efficienti e organizzate, ormai le statistiche dimostrano chiaramente che i ritardi sono in netto calo, sono diminuiti del 30%. Se io non accetto questi dati di fatto è perché sono un cretino, perché l’hanno detto tante di quelle volte nella pubblicità e tutti sanno ormai che quello che si dice sulla TV è la pura verità. Merito forse un trattamento per le mie allucinazioni e paranoie!

Qualche settimana fa dovevo andare a Roma. Avevamo i biglietti superefficienti fatti tramite internet, i famosi biglietti ticketless. Purtroppo, quel treno Eurostar, orgoglio della mamma FS, superbello e superefficiente era in ritardo. Dopo 2 ore di continui rinvii, si spostava l’arrivo del treno di mezz’ora a mezz’ora, sono andato alla biglietteria. “No, non si può cambiare il biglietto ticketless, deve aspettare quel treno.” Così abbiamo aspettato altri 90 minuti. Dopo 3,5 ore di ritardo, il treno è arrivato ma è stato annullato, non poteva proseguire e hanno annunciato che potevamo prendere un altro Eurostar che veniva da Venezia. Soltanto dopo essere saliti, abbiamo scoperto che era già pieno e che non vi erano posti in più disponibili per i disgraziati come noi. Così i controllori hanno chiuso gli occhi, in segno di grande comprensione, ci hanno permesso di viaggiare in piedi fino a Roma, guardati con fastidio da persone che avevano posti prenotati su quel treno, che non potevano muovere liberamente perché li rompevamo le scatole.

Dopo domani devo andare a Genova. Faccio la ricerca sull’internet. Bisogna passare per Milano. Scusi, ma perché dovrei andare su, poi tornare giù di nuovo? Perché non ci sono più gli inter-regionali, ormai si fa tutto con gli Eurostar. Il programma mi da soltanto dieci minuti per cambiare il treno a Milano, e mi sento un po’ agitato. Un treno sia arrivato senza ritardi di 5-10 minuti, anche il cocco della mamma Eurostar, non me lo ricordo da un po’. Poi, mi posso immaginare a fare le corse folli alla stazione, con il cuore che sembra che sta per avere un infarto. Ma quale è il problema, signore, dopo un’ora c’è un altro treno, è quello Biz, sa molto puntuale e bello? Si, costa di più ma il buon servizio costa. Bisogna pagare di più, si paga troppo poco per i treni in Italia, bisogna arrivare al livello di altri paesi europei. Scusi, cosa mi interessa quanto lei guadagna? Se vuole essere pagato come si pagano in Germania o Inghilterra, perché non cerca di emigrare?

Mi sento proprio come Fantozzi o forse Alice nel paese delle meraviglie. Mi scusi i passeggeri delle ferrovie, loro quando possono andare in pensione? E’ un mestiere duro quello di viaggiare. Mi chiudi gli occhi e sogno i semplici treni inter-regionali e regionali, quelli di una volta.

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