giovedì, novembre 29, 2007

E dove il pensiero scientifico non arriva?

Chiara Lalli, bioeticista, non è covinta sull’utilità dell’omeopatia e cita uno studio inglese uscito sul giornale inglese The Guardian e la rivista scientifica The British Medical Journal, “Goldacre demolisce le false credenze riguardo ai presunti benefici dell’omeopatia, enorme contenitore in cui confluiscono interessi commerciali, cattiva informazione e vera e propria ignoranza scientifica”. Lei punta il dito contro il fanatismo omeopatico, “I sostenitori, mettendo in discussione la medicina basata sull’evidenza, spesso non adottano misure profilattiche importanti (molti fautori dell’omeopatia si oppongono al vaccino contro la rosolia per i propri figli…)”.

Condivido il pensiero di Lalli soprattutto per quanto riguarda il fanatismo di alcuni omeopati soprattutto in Europa, ma vorrei presentare alcune esperienze personali legate al tema. Forse l’India è il paese dove l’omeopatia, originata in Germania, ha trovato il terreno più fertile per il suo radicamento e per la sua crescita. E’ un sistema di salute riconosciuto dal governo indiano con tanto di università e scuole di omeopatia. Allo stesso momento, in India si riconosce il valore degli omeopati autodidatti e con grande sensibilità e esperienza. In India l’omeopatia è il sistema di cure sanitarie meno costoso in assoluto se confrontato con altri sistemi di medicina compreso altri sistemi tradizionali quali Ayurveda, Sidha e Unani. Spesso i medici omeopati offrono consulenza e medicine gratuite e in ogni caso, acquistare i farmaci omeopatici al mercato costa meno di un decimo di quanto costano le medicine “normali” (dette anche medicine allopatiche). E’ il sistema di medicina meno influenzato da interessi commerciali.

Alla scuola di medicina dove ho studiato a Nuova Delhi, avevo un professore di farmacologia molto scettico sulla medicina omeopatica, e forse è stata la sua influenza che quando ho cominciato a esercitare la professione di medico di base, non parlavo contro la medicina omeopatica, ma non la consigliavo agli altri.

India ha una cultura inclusiva, influenzata fortemente dalle religioni come l’induismo, il buddismo e il gianismo, dove si accettano che vi siano diverse strade per arrivare alla verità. Ciò evita esclusione degli altri perché anche se sono diversi da te, sono ugualmente accettati. Allo stesso tempo, questo modo di ragionare ti permette di sperimentare diversi approcci apparentemente contraddittori simultaneamente. Non ho mai incontrato un omeopata “fanatico” in India che consigliasse le persone di non vaccinarsi!

La mia opinione personale verso l’omeopatia mutò nel 1985, quando rimasi bloccato alla spalla sinistra con un forte dolore. Prima ho provato a curarmi da solo con gli anti infiammatori. Dopo due giorni andai da un amico ortopedico, il quale mi consigliò di cambiare il farmaco e mi disse che se non mi passava, si poteva provare con i cortisonici. Ma avevo già la nausea, i dolori gastrici e l’acidità per le medicine che prendevo. Il sabato andai a trovare mia zia che insegnava all’università e che aveva la pressione alta. Ogni tanto andavo da lei per controllare la sua pressione. Dopo, mentre prendevamo il thé, parlai del mio dolore alla spalla con il mio zio, un ex ufficiale del dipartimento di fisco in pensione e ora un medico omeopata caritativo nel suo tempo libero. Mi fece un sacco di domande sull’ora precisa del dolore, se mi faceva male respirare girato a destra o sinistra e tante altre cose che secondo la mia conoscenza della medicina, non centravano con la diagnosi o con la cura. Dopo lui mi preparò tre piccoli pacchettini di carta di un vecchio giornale e mi disse di prendere il primo pacchettino subito, il secondo alla sera e il terzo la mattina dopo. Erano piccole pastiglie dolci come si usano di solito in omeopatia.

Circa 10 minuti dopo il primo pacchettino, il dolore era completamente scomparso. Ero stupefatto. Pensai che forse era una casualità, forse era un effetto psicologico, ma conservai gli altri due pacchettini, che sono rimasti nel mio portafoglio per anni. Dopo qualche anno chiesi al mio zio di prepararmi qualche altro pacchettino di quelle medicine ma lui non si ricordava le medicine! Per lui bisognava approfondire ogni volta il problema e decidere la medicina adatta secondo quel approfondimento e mi disse che non esiste in omeopatia “una medicina per il mal di spalla sinistra”.

Da quella volta penso alla medicina omeopatica e alle medicine tradizionali in maniera diversa. Posso capire meglio uso delle piante e delle erbe perché tutto sommato il ragionamento scientifico dietro il loro uso è simile a quello che ho imparato alla scuola di medicina. Altri sistemi come agopuntura e omeopatia usano un sistema di spiegazioni che non sembrano logiche con il modo di ragionare “scientifico”. Non pretendo di capirli ma li rispetto.

mercoledì, novembre 28, 2007

I danni ambientali e l’insicurezza della prestazione

Era Freud che vedeva la sessualità dappertutto e forse, il suo pensiero è diventato parte del nostro inconscio collettivo. Comunque, ogni volta che vedo uno con un sigaro grosso e grande, penso a Freud.

Una volta ho visto un poster a Salvador de Bahia. Ero uscito per una passeggiata sul lungomare di Amarilina e all’improvviso si è messo a piovere. Venivano giù delle gocce grosse come palle di golf. Ho fatto una corsa per andare sotto il portico di un piccolo negozietto dietro un benzinaio. Li, mentre cercavo di asciugarmi con il fazzoletto ho visto questo poster. Parlava dell’inquinamento acustico e diceva, “Abbassa il volume della tua autoradio. Se proprio vuoi far vedere la tua potenza, fallo vedere dentro la tua camera da letto”. Era un altro riferimento alla teoria di Freud.

E ogni volta che vedo una SUV o una grossa quattro ruote, penso a Freud. E’ possibile che il numero di persone insicure sta crescendo a ritmi vertiginosi o magari così tante persone hanno le fantasie di essere reincarnazione di Indiana Jones? Ormai, il numero di grossi mezzi che si somigliano ai carri armati nelle nostre città cresce ogni giorno. Quale può essere la motivazione dietro questo cambiamento?

Forse è proprio l’insicurezza di prestazione nella camera da letto? Ma poi, non sono sicuro se questa spiegazione sia valida per le donne. Forse sono i loro mariti o compagni che hanno questa ansia che si ripercuote su di loro? O, forse sono le persone frustrate da altri fatti della vita e vogliono la loro rivincita? E’ vero che personalmente mi fanno un po’ di paura, quando sono sulla mia bici e li sento arrivare da dietro. Spesso sono impazienti, come fosse in perenne ritardo. Più di uno mi ha suonato il clacson, come per dire “Cretino, metti ti da parte, devo passare”. Con le macchine parcheggiate in doppia fila, e con i cassonetti dei rifiuti, delle volte la strada disponibile per il traffico è limitata e in questa situazione, delle volte quando una macchina mi passa accanto, è un’esperienza terrificante che mi fa pensare ai testamenti e ai cimiteri.

O forse sono persone piene di paura, hanno paura del mondo, delle altre persone sulla strada, delle altre macchine e si sentono sicuri dietro i loro SUV come fosse dei carri armati a Baghdad?

Tutte le volte che sento parlare del riscaldamento del pianeta e il bisogno di ridurre l’inquinamento e poi vedo il crescente numero di SUV nel nostro parcheggio, usati prevalentemente per andare al lavoro, mi sembra che almeno in Italia, molti non credono a tutte queste paure sul clima. Se farà caldo, useremo più l’aria condizionata, forse pensano, non possiamo rinunciare alle nostre armi della distruzione di massa!

Una notizia in giornale oggi conferma questa mia ipotesi. “Italiani sensibili al clima ma solo con le parole”, è il titolo della notizia, “La percezione degli italiani sui problemi legati all’ambiente e al clima c’è. Ma secondo una ricerca della Lorien Consultino, che sarà illustrato all’ottavo congresso di Legambiente, chi in concreto fa qualcosa rimane una percentuale minima”.

La ricerca che mi piacerebbe fare è di andare al parcheggio dove si farà il congresso di Legambiente e contare il numero delle grosse macchine come SUV, berline e Jeep parcheggiate li.

Non voglio dire che tutte le persone che guidano una macchina sono cattive - forse un 20% è gentile e premuroso, la maggior parte degli altri 80% sono distratti o arrabbiati o in fretta che non posso dire quanti di loro odiano sul serio le persone sulla bicicletta, ma immagino che siano una minoranza. Allora perché non so può cambiare questo stato di cose?

sabato, novembre 10, 2007

Esempio di Gordon Brown

Avevo scritto qualche tempo fa riguardo la festa di Idd dei musulmani e di come ero rimasto male quando quel giorno avevo visto che l'unico riferimento della televisione italiana durante il telegiornale alla loro festa più importante aveva messo insieme la festività con le bombe e terrorismo.

Ieri era la festa di Diwali, la festa più importante per gli indù, sikh e buddisti dell'India, Nepal, Bangladesh e Sri Lanka. E' su una radio asiatica londinese ho sentito il seguente messaggio di Gordon Brown, il primo ministro inglese:


"Sono felice di fare i miei auguri più calorosi a tutti nelle nostre comunità di indù e sikh in quest'occasione di buon auspicio che è la festa di Diwali. E' una festa così meravigliosamente inclusiva che va molto oltre le vostre comunità alle persone di diverse provenienze del mondo. Le simboliche luci della festa, rappresentano vita, speranza e un nuovo inizio che sono un forte messaggio di unità e pace per tutti noi. So che Diwali è un momento molto speciale per le famiglie, che si riuniscono per celebrare e per riflettere insieme sull'anno passato. E' anche una grande opportunità per riconoscere e valorizzare l'enorme contributo dato dagli indù e dai sikh inglesi alla prosperità e cultura del nostro paese. Dobbiamo essere orgogliosi del vostro coinvolgimento in ogni sfera della vita nazionale. Di nuovo i miei auguri più calorosi e sinceri per quest'occasione gioiosa. Felice Diwali."

Penso che è stato un messaggio di grande gioia e di soddisfazione per gli inglesi di origine indiana e asiatica.

Come un immigrato di prima generazione, è così doloroso tagliare le proprie radici dalla propria cultura e di far crescere nuove radici, timide e vulnerabili, nella tua terra di adozione. Le seconde e ulteriori generazioni non hanno queste radici ma circondati da due due o più culture diverse, una cultura dentro le mura delle case e almeno un'altra cultura fuori dalle mura, hai sempre dei dubbi sulla tua identità e dentro di te nascondi la paura di essere rifiutato o deriso per la tua diversità. Un riconscimento così netto e inequivocabile, come il messaggio di Gordon Brown, ti conferma la tua diversità e allo stesso mento, esprime pieni diritti di appartenenza.

Spero che un giorno persone come il Presidente della repubblica Giorgio Napolitano o magari il nostro sindaco di Bologna, Sergio Cofferati, esprimeranno parole simili e non si parlerà soltanto di criminali, espulsioni, ghetti...

***
Ieri sera eravamo al ristorante India in centro di Bologna per celebrare Diwali. E' proprio un bel posto il ristorante India con i suoi colori caldi, rosa, ochra e arancione. Vi erano anche le danze di Alessandra Pizza e Giudita de Concimi. Ecco qualche foto da questa serata:









Una moschea a Bologna

Da mesi a Bologna si discute animatamente sull'opportunità di costruire una moschea per i musulmani. A questo riguardo, recentemente vi è stato uno scambio di opinioni tra una mia collega di lavoro, Maria Pia, e il mio amico Zahoor, che è anche il presidente dell'associazione di musulmani in Liguria. Vi presento questo scambio perché penso che un dialogo aperto e civile tra le persone sia l'unica via per costruire comunità condivise da persone diverse tra di loro per provenienza, culture, religioni, ecc.

Maria Pia:

Gent.mo Signor Zahoor, grazie per la disponibilità che mi dà di poterla contattare. Sono Maria Pia Api, una collega di Sunil, ho letto con immenso piacere il suo articolo sulla nostra rivista e le cono davvero grata per quanto ha scritto, è stato davvero illuminante e confortante sentirmi sulla stessa linea d'onda....

La disturbo per questo motivo, abito a Bologna e la questione della Moschea che sicuramente avrà sentito parlare in toni più o meno accesi mi interessa molto da vicino anche perchè vivo nel quartire San Donato dove verosimilmente dovrà essere costruita. In questo periodo da giugno in poi su questa situazione si sono scatenate le fazioni più disparate e purtroppo ho assistito ad incontri, più o meno "tirati" da una padrte e dall'altra dalle forze politiche e religiose, davvero incivili e antidemocratiche. Poi su richiesta di noi cittadini abbiamo richiesto agl'amministratori di invitare alle riunioni le rappresentanze delle comunità islamiche presenti sul territorio bolognese, e così finalmente si è aperto uno spiraglio nel caos, le informazioni che prima generavano terrore ed incomprensione un po' alla volta hanno lasciato lo spazio al dialogo, al confronto, alla possibilità di sederci ad un tavolo e di parlarci.

All'ultimo incontro erano presenti i tre responsabili ed hanno risposto alle richieste di chiarimenti sia di ordine organizzativo-tecnico (progetto, finanziamenti ecc..) sia di ordine più sociale e culturale. E' emerso il bisogno di iniziare insieme, di costruire insieme, un percorso che ci aiuti a riflettere, ad accogliere quello che siamo con le nostre peculiarità, le nostre diversità che in un qualche modo devono cercare di convivere.
A volte si assiste a forti contraddizioni ed ipocrisie, nelle scuole, negl'ambiti più o meno ufficiali ci si riempie la bocca di percorsi interculturali ecc......ma in realtà gli "adulti della quotidianità" continuano a fare una grande fatica ad aprirsi e si chiudono come ricci.

ecco allora che mi rivolgo a lei per chiederli dei suggerimenti, delle indicazioni per cominciare a mettere le giuste basi per il nostro cammino, per far si che il nostro non sia solo un parlarci addosso, ma l'inizio di un cammino di fiducia verso l'altro per costruire insieme il presente allora si potrà parlare di mosche, di sinagoghe, di pagode, di cattedrali, o chissà cos'altro.....

Grazie per avermi ascoltata e spero di non averle aggiunto altri pesi oltre a quelli che ha, sperando di sentirla al più presto le auguro buona vita.

Maria Pia

Ed, ecco la risposta di Zahoor:


Gent.ma sig. ra Maria Pia,

non saprei come esserle utile, io che vengo dell’India, dove vivono insieme persone di diverse fedi, senza intromettersi negli affari religiosi degli altri, senza pregiudizi religiosi, senza dire agli altri come devono pregare o vestire. In India convivono moschee, chiese, templi induisti, buddisti e tanti altri, fianco a fianco, da secoli. L'India è un paese laico e democratico. La Costituzione indiana garantisce le libertà religiose nel vero senso; in pratica, ad esempio, la relazione con la comunità islamica (come con le altre religioni) viene regolata con un articolo della Costituzione che si chiama "muslim personal law" (legge personale dei musulmani). Così che:

1. I musulmani sono liberi di regolare la loro vita quotidiana secondo la legge islamica in tutte le sfere della vita, dalla nascita fino alla morte (matrimonio, divorzio, proprietà, costruzione dei luoghi di preghiera, gestione scuole religiose e non, nomina imam, ecc., ecc.) basta che non contrastino con il buon costume. In ogni caso, se qualcuno non è soddisfatto della legge islamica, può sempre rivolgersi al sistema giudiziario statale.

2. In India tutte le religioni vengono trattate in modo uguale, al contrario che in Italia, ad esempio, tutte le festività delle varie religioni hanno pari valore (gli uffici pubblici nazionali e statali rimangono chiusi durante le festività di ciascuna religione) e vengono denominate e celebrate come feste nazionali.

Scrivono i giornali: "Secondo il rapporto 2007 sugli immigrati presentato dalla Caritas, la strategia dell’aiutiamoli a tornare a casa si basa sul presupposto che il grosso dell’immigrazione italiana sia facilmente «sradicabile». Il Rapporto conferma esattamente il contrario: si consolidano i segnali di radicamento. I bambini e i ragazzi vanno a scuola, le famiglie fanno figli, aumentano gli acquisti di case e, nonostante una legge ancora piuttosto severa, aumentano pure le naturalizzazioni. Insomma, l’immigrazione è qui per restare. È quindi necessario dedicare molto impegno all’integrazione. Non siamo ipocriti. È normale che il grosso dello sforzo ricada sugli immigrati: loro devono imparare la nostra lingua, abituarsi ai nostri costumi, rispettare le nostre leggi. Però anche i nazionali sono costretti a compiere uno sforzo: accettare un profondo cambiamento del panorama umano che li circonda. Se vogliamo aiutare anche i nazionali nel loro difficile percorso verso l’integrazione, dobbiamo ridurre l’impatto dell’ostacolo principale: la criminalità di origine immigrata. Solo a questa condizione, si può tentare di convincere gli italiani di un’ovvia realtà: gli stranieri sono già in piccola parte nostri concittadini, lo saranno in numero crescente."

Come gli altri immigrati, i musulmani sono essere umani e hanno desiderio di far crescere i loro figli in serenità per dargli un futuro migliore. Come gli altri immigrati, rispettano le leggi del paese e lavorano onestamente. A quanto mi risulta, i musulmani non hanno disturbato la tranquillità della città di Bologna, hanno un buon rapporto con i cittadini in generale e vogliono saldare amicizia e fratellanza con la cittadinanza. Inoltre, non deve pesare sui musulmani italiani cosa succede nelle altri parti del mondo. Secondo me, l'integrazione passa anche attraverso luoghi di preghiera dignitosi.

Secondo me, i problemi possono essere risolti con saggezza e con giusto approccio, creando un clima di fiducia e rispetto reciproco senza se e senza ma. Lei saprà che io guido la Comunità della Liguria e sono membro del Consiglio di amministrazione dell' Unione delle Comunità ed Organizazioni islamiche in Italia, perciò conosco abbastanza la realtà islamica in Italia. Noi musulmani vogliamo fare tutto sotto le leggi italiane, ma noi abbiamo trovato un muro da parte del Governo che ha escluso i musulmani dalle Intese (come hanno avuto tutte le altre comunità religiose presenti sul territorio). Da anni, stiamo aspettando che il Parlamento approvi la Legge sulla libertà religiosa. In questo, anche voi cittadini italiani potete aiutarci, chiedendo al Governo che acceleri i tempi in modo che possiamo essere ancora di più vicini allo Stato e alla legalità in tutte le forme della vita civile e sociale.

distinti saluti
Zahoor Ahmad Zargar

venerdì, novembre 09, 2007

Festa della Luce

In India oggi è Deewali, la festa della luce, che simobleggia la vincita del bene sul male.

I preparativi per celebrare questa festa iniziano 30 giorni prima con la festa di Navratre, o le novi notti sacre, durante i quali vi sono rappresentazioni teatrali della lotta tra i dei e i demoni. Poi, c'è la festa di Vijayadakshmi, la notte della uccisione del demone Ravana. Venti gironi dopo, quando dio Ram torna a casa a Ayodhya, c'è Deewali.

Posso immaginare le masse che affollano i mercati in India, i rumori dei petardi e dei botti, le scatole di dolci che si scambiano con i parenti, con gli amici e con i vicini di casa, e alla sera, la cosa più bella, milioni e milioni di lampadine e candele che illuminano le case e le strade in una notte senza luna.

Invece qui è un giorno come tutti gli altri, anche se abbiamo pensato di andare a mangiare fuori in un restorante indiano, dove vi sarà la danza Bharatnatyam, e domani avremmo lo spettacolo dei gitani del Rajasthan.

"Almeno saremmo lontani dall'inquinamento di petardi e botti", cerco di consolarmi, ma senza riuscirci del tutto.

Penso alle parole di una preghiera buddista in sanskrito, "Tamso ma jyotirgamay", ciò è, "Portaci dal buio alla luce". E' questo il mio augurio, che vi sia luce nelle nostre case, nelle nostre famiglie e nei cuori di tutti noi.

Avevo scattato le foto sotto recentemente a Li Jiang in Cina, che secondo me esprimono molto bene lo spirito della festa della luce.







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