giovedì, dicembre 20, 2007

Gender gap, la distanza tra uomini e donne

Ieri sera in un quiz televisivo, la domanda era, “Quale di questi stati ha avuto per primo un capo di stato donna”? La ragazza che doveva rispondere alla domanda iniziò dicendo, “India, l’escluderei, forse può essere un paese nordico …”. Alla fine, la risposta alla domanda era l’Islanda. Ma questo mi ha fatto pensare che come le nostre immagini mentali influiscono sulla nostra comprensione della realtà. Quanto ne so io, le donne forti che hanno guidato i loro paesi, non come figure decorative ma in sostanza, sono quasi tutte nel sud del mondo, da Golda Meir in Isreale, Indira Gandhi in India, Bhandarnaike in Sri Lanka, Benazir Bhutto in Pakistan, a Swarnaputri in Indonesia. Invece, se per caso dovessero eleggere Hilary Clinton come presidente degli Stati Uniti, penso che per domande simili, le persone risponderanno “Stati Uniti”!

Sempre ieri, ho sentito dire, “.. la democrazia più grande del mondo, gli Stati Uniti..”. Scusi ma grande in quale senso? Brogli elettorali o prepotenza? Se parliamo del numero dei cittadini che partecipano alle elezioni, la risposta doveva essere l’India.

E invece se la domanda fosse, come stiamo con la parità tra uomini e donne in Italia, quale risposta avreste dato? Il World Gender Gap Report, ossia, il rapporto sulla distanza tra le generi mi ha sorpreso. Non mi aspettavo di trovare l’Italia così in basso.

E’ vero che se devi basare tuo giudizio sulla condizione femminile in Italia su quello che vedi in televisione, non penso che Italia arriverà molto lontano. Basta pensare a tutte le veline, professoresse e personaggi femminili simili, condannate a fare qualche passo di danza e a sorridere in vestiti succinti, mentre sono gli uomini i veri conduttori dei programmi. Quando riescono a fare qualcosa di leggermente complicato, vengono elogiate con “Quante sono brave le mie professoresse!”

Ma pensavo che nella vita reale, le donne italiane non sono poi messe male. Invece il Gender Gap Report, mette Italia al 84 posto nella classifica di 128 paesi analizzati. E’ la Svezia al primo posto nella classifica, lo Sri Lanka arriva al 15 posto, Stati Uniti al 31, Bangladesh al 100, e India al 114 posto.



Il rapporto ha analizzato 4 ambiti per fare questa classifica, vediamo questi ambiti per capire dove le donne italiane non hanno raggiunto la parità con gli uomini:

Ambito economico e opportunità: per le disparità tra i salari percepiti dalle donne e dagli uomini per lo stesso tipo di lavoro, Italia è al 111 posto nel mondo. Il reddito annuale medio delle donne arriva a 18.070, mentre i maschi prendono 38.902. Donne in ruoli di commando sono 21%, e sono 45% per i lavori tecnici e altamente qualificati. Per cui in ambito economico, le disparità tra maschi e femmine sono alte.

Ambito educativo: In questo ambito l’Italia riceve punteggio molto buono. Per esempio, la presenza delle donne nelle scuole superiori e nelle università supera i maschi, per cui in queste due classifiche, Italia è al primo posto nel mondo.

Anche in Ambito della Salute, le disparità non sembrano molto rilevanti.

Ambito politico: Le donne in parlamento sono 17%, donne ministre sono 8% e nessuna donna ha mai occupato il ruolo di capo dello stato e del primo ministro. In queste classifiche, Italia perde molti punti.

Potete trovare molti più dettagli nel World Gender Gap report.

domenica, dicembre 16, 2007

Una ricetta indiana: Pollo al burro (Butter chicken)

Introduzione: Si tratta di un piatto delicato ma sostanzioso, sicuramente non adatto se volete perdere qualche chilo! E’ un piatto per le grandi occasioni.

Spezie: Tutte le spezie si trovano presso i negozi asiatici e gli alimentari gestiti da persone dell’India, del Bangladesh e del Pakistan. Le spezie usate in questo piatto non sono piccanti e hanno diverse qualità medicinali – per esempio, il Curcuma è un antisettico e anti infiammatorio, mentre il Cummino è un digestivo. Per conoscere meglio il mistero delle spezie vi consiglio il libro “La maga delle spezie” (pubblicato da Einaudi) della scrittrice indiana, Chitra Banerjee Divakaruni.

Ingredienti:

Una cipolla media, 2 spicchi di aglio, un quadrato di zenzero (circa 2 cm per 1 cm), 1 pezzettino di finocchio (30 gm), 1 pezzettino di carota – tutto frullato insieme in un purée

Olio di oliva: 4 cucchiai

Spezie: sale secondo i gusti, 1 cucchiaio di curcumma, ½ cucchiaio di cummino in polvere, ½ cucchiaio di polvere di coriandolo, 1 cucchiaio di tandoori masala

Carne: ½ chilo di Pollo tagliato in pezzitini (non molto grandi, meglio se senza ossa)

Altro: una scatola di passato di pomodoro (o in cubetti), una confezione piccola di panna da cucina (50 ml), un cucchiaio di burro, 1 cucchiaio di salsa ketchup

Totale tempo di preparazione: 45-60 minuti

Ricetta

(1) Versate il purée frullato in una pentola capiente – personalmente mi piace usare il wok, ma se non l’avete, potete usare una pentola normale, aggiungete l’olio.



(2) Accendete il fuoco al massimo e mescolate il purée con olio. Aggiungete tutte le spezie.



(3) Il purée diventerà giallo. Fateli rosolare per circa 2-3 minuti, affinché il purée inizia a staccarsi dalla pentola.



(4) Versate i pezzettini di pollo e mescolateli con il purèe affinché la miscela di purée e le spezie coprono bene tutti i pezzi di pollo.



(5) Continuate a girare il pollo per circa 10 minuti con il fuoco alto, affinché i pezzettini di carne assumono un colorito rosa.



(6) Aggiungete il passato o i cubetti di pomodoro e un cucchiaio di salsa di Ketchup. Mescolate il tutto per bene per circa 5 minuti sul fuoco alto. Poi, abbassate il fuoco al minimo e coprite la pentola con un coperchio. Lasciate il tutto sul fuoco lento per circa 25 minuti, ma mescolate il tutto ogni tanto. Nel frattempo, potete pulire tutte le cose che avete sporcato fin'ora e mettere la cucina in ordine!



(7) Ora aggiungete un cucchiaio di burro e tutta la panna. Mescolate il tutto sul fuoco basso per circa 5 minuti e poi ricoprite la pentola per altri 5 minuti.



(8) Spegnete il fuoco. Il butter chicken o il pollo al burro è pronto per servire.


Il giorno che avevo scattato queste foto, questo piatto era stato molto apprezzato. Se provate a farlo, fatemi sapere se vi è piaciuto! Buon divertimento in cucina.

sabato, dicembre 15, 2007

Viva Babylonia

Diversi mesi fa sono stato contattato da Lino Angiuli, un giornalista e poeta di Monopoli (BA), per la traduzione nella lingua indiana Hindi di una sua Haiku:

Quattro moine
di rosolaccio fatuo
questa la vita.
Ora è uscito questo suo libro, Viva Babilonia – concertino per numeri e fiati, di Haiku. Ogni Haiku è scritto in dialetto valenzano, in italiano e in una lingua del mondo. Il libro è accompagnato da un CD con musiche, suoni e immagini, curato da Giorgia Angiuli.

Da questa collezione, la mia Haiku preferita è:

Mi lecca il piede
con la lingua di fuori
il mare maremagnum

Mi fa pensare a languide mattine di domenica a casa, con Brando, il mio cane che mi lecca i piedi. Mi fa pensare anche alle ferie, alle passeggiate lungo il mare.





Le haiku sono come una carezza, breve e fugace, e proprio per questa loro fugacità, sono molto intense.

domenica, dicembre 02, 2007

Il tuo posto nel mondo

Per il convegno di AIFO a Roma dovevamo invitare Venus. Conosco Venus da circa 15 anni, da quando era una studentessa ad un corso di riabilitazione su base comunitaria in Francia dove ero andato per tenere una lezione. Poi nel 2004 è diventata la presidentessa della DPI, la federazione internazionale delle persone disabili. Dopo un incarico così importante con continui inviti alle conferenze e alle riunioni da tutte le parti del mondo, era un po’ più difficile contattarla ma ogni volta che la sentivo, era la Venus di sempre, sorridente e disponibile.

Quando le avevo scritto del convegno, non avevo ricevuto una risposta per mesi. Poi, l’avevo incontrata a Ginevra ad una riunione dell’Organizzazione Mondiale della Salute (OMS). Dopo tante discussioni riuscì a convincerla ad accettare il nostro invito. Aveva diversi impegni in quel periodo, ma sarebbe venuta a Roma solo per 3 giorni.

Non avevamo fatto i conti con le difficoltà di avere il visto italiano. Anche se è un personaggio conosciuto a livello mondiale tra le persone che si occupano di diritti delle persone disabili, non siamo riusciti a farle avere un appuntamento all’ambasciata italiana per il visto. Le Filippine sono 7 ore in avanti dall'Europa e per parlare con l’ambasciata, Feli la mia collega, ha provata a venire in ufficio molto presto, ma la linea telefonica dell'ambasciata non era mai libera. Quando la linea era libera, gli uffici erano chiusi. Alla fine tre giorni fa, Venus ha detto che non poteva più aspettare di sapere se riusciva o no ad avere il visto italiano, doveva definire il suo biglietto aereo perché aveva un’altra riunione in Corea.

Feli è diventata ormai un’esperta di far avere i visti italiani ai nostri partecipanti internazionali. Penso che sia un lavoro snervante e frustrante, passare ore per fare copie dei documenti, e poi passare ore davanti al fax per farli partire e poi passare ore a cercare di parlare con le ambasciate italiane. Per fortuna, ogni tanto si riesce a parlare con un capo ufficio che magari conosce anche l’Associazione ed è molto gentile e comprensivo, e il problema si risolve.

Si continua a parlare di stranieri clandestini e di criminalità e quanto altro. Forse per questo motivo, il processo per avere il visto italiano sembra un percorso ad ostacoli che tratta tutte le persone come potenziali clandestini e criminali. Ma penso che alla fine ne va di mezzo l’immagine d’Italia. Non so come si è sentita Venus in tutta questa storia, ma sicuramente non bene.

Quando ne parlavo con i miei colleghi, la nostra conclusione era che forse non ne vale la pena di organizzare eventi simili in Italia. Dopo tanta fatica di convincere le persone ad accettare il tuo invito, non riesci a farli avere il visto, come già successo anche altre volte. Se queste riunioni le organizziamo in un paese dell’Asia o dell’Africa, costi saranno minori e forse tutto sarà molto più facile. Si lamentano delle industrie che si chiudono in Italia per aprire in qualche altro paese, ma poi di fronte all’impossibilità di fare qualcosa, ma anche per non calpestare la dignità degli altri, quali altre strade possiamo percorrere? Il nostro convegno ha il patrocinio del Presidente della Repubblica e del Ministero degli Affari Esteri italiano, ma questo non basta per risolvere i problemi. (Nella foto da sinistra Venus, Federico dell'OMS e un rappresentante del Vaticano in una riunione a Roma nel 2005).




*****
Il problema dei visti non riguarda soltanto Italia. Binyavanga Wainaina, uno scrittore keniano ha scritto un articolo in Internazionale, “Londra non mi vuole”:
“Qualche settimana fa le autorità britanniche mi hanno negato un visto di cinque giorni. Era la prima volta che mi succedeva una cosa del genere, non mi era capitato ne anche con la paranoica Russia. Davanti all’ascensore, mentre lasciavo l’ufficio della società privata che adesso si occupa di tutti i visti britannici, sono scoppiato a ridere, con la guardia giurata che guardava impietosita… Il mio agente inglese ha faxato una lettera alla commissione competente dicendo che ero uno scrittore incredibilmente bravo. La Condè Nast, incredula, ha spedito un’altra copia della lettera che mi aveva dato all’inizio, sperando di aiutarmi a risolvere il problema burocratico… Gli inglesi sono maestri nell’aggressività passiva, e ogni scontro che avviene entro i limiti del “fair play”, ciò è secondo le “regole” che hanno stabilito nel loro interesse e che spacciano per correttezza universale. Quando una persona o un’istituzione ha un problema con te, si nasconde dietro parole come “criteri”, “politica” e “norme”, e al riparo di questo scudo ti lancia fax e letterine taglienti. La battaglia può andare avanti all’infinito. Se siete ingenui come lo ero io la prima volta che sono andato lì, cominciate a pensare che c’è qualcosa che non va in voi. Che avete compilato male i moduli o detto qualcosa di sbagliato.”
****

Il passaporto dell’Unione Europea, (come immagino anche i passaporti americani o canadesi), è il segno tangibile dello squilibrio di potere che c’è tra i paesi. Io con il passaporto italiano, posso andare nella maggior parte dei paesi del mondo senza il visto. Riceverò il visto all’arrivo al controllo di emigrazione.

In molti paesi poveri, soprattutto se sono parte di una comitiva di turisti, posso anche alzare la mia voce contro gli ufficiali del servizio controllo passaporti se li trovo lenti o corrotti. Di solito perdono subito la spavalderia e il bullismo da potenti perché sanno che il loro governo è sempre preoccupato per l’immagine che dà ai turisti ricchi e che dovranno rispondere ai loro governanti.

Come me, questo potere l’ha ogni cittadino italiano, anche un barbone o un pensionato che fa fatica ad arrivare alla fine del mese, soltanto se potesse permettersi un viaggio.

Invece tu puoi essere anche un artista famoso del tuo paese, uno scrittore affermato che scrive nella lingua locale, un insegnante che ha ricevuto il premio nazionale per la tua dedizione, il capo della tua comunità, o un medico affermato. Se vuoi venire in un paese Europeo o in America, Canada o Australia, preparati a rispondere a delle domande sul tuo lavoro, sul tuo matrimonio, sul tuo conto bancario, sulla tua casa. Preparati a svegliare alle 4 di mattino per fare la fila davanti al cancello sotto un sole cocente. Fino a prova contraria, sei un potenziale clandestino criminale. Qualche volta anche con tutte le prove che puoi avere, può darsi non mi fido di te e rifiuto di darti il visto. Non sono tenuto a darti delle spiegazioni.

Questo sì che è potere.

This page is powered by Blogger. Isn't yours?

Iscriviti a Post [Atom]