sabato, dicembre 27, 2008
Il piacere dei libri
In questi giorni sto leggendo l’autobiografia di Margherita Hack, la famosa astronoma italiana (“Qualcosa di inaspettato – i miei affetti, i miei valori, le mie passioni”, Laterza & Figli, 2004). Quando l’ho detto alla mia moglie, il suo primo commento era, “Chi è? E’ quella che non crede in niente, quella che è completamente atea?”
Sono rimasto un po’ sorpreso da questo commento. Ho già letto circa la metà del libro e non avevo visto Margherita Hack in questa luce. E’ vero che lei ha scritto di non essere un credente e che suo marito invece è molto credente, ma non l’avevo visto come il tratto principale della sua personalità.
Penso che la percezione popolare delle personalità umane sia qualcosa di completamente imprevedibile, non riusciamo mai a dire perché una persona diventa famosa e quale tratto della sua personalità catturerà l’immaginazione popolare.
E’ la prima autobiografia che ho mai letto, forse dovrei dire, che ho cominciato a leggere, nella mia vita. Non so perché non mi ero mai sentito attratto da questo genere di libri prima.
Infatti, è stato un personaggio “famoso” che mi ha recentemente ricordato che esiste anche questo mondo letterario che non avevo ancora esplorato. Il “personaggio famoso”, non è molto conosciuto in Italia ma è un nome importante tra gli amanti della musica classica indiana, la signora Ashwini Bhide Deshpandey. Ashwini era venuta a Bologna in novembre scorso per due concerti e avevo avuto l’occasione di parlarle. Ha una voce meravigliosa che mi aveva mandato in estasi. Durante la nostra chiacchierata, lei mi aveva raccontato che il suo libro preferito era la biografia di Marie Curie, premio nobel per gli studi sulla radioattività, scritto dalla sua figlia Eve Curie. (Nella foto Ashwini Bhide Deshpandey durante il concerto a Bologna)
Dopo questa chiacchierata con Ashwini, la prima volta che sono tornato alla biblioteca del nostro quartiere, ho cercato la biografia di Marie Curie ma non l’ho trovata. Invece ho trovato l’autobiografia di Margherita Hack. Penso che leggerò altre biografie, ho scoperto che è un genere che mi piace.
Amo i libri, penso che siano fortunate le persone che lavorano nelle librerie e nelle biblioteche. Essere circondati da centinaia di libri, girare in mezzo a questi libri tutto il giorno, parlare dei libri e toccarli continuamente, vedere persone interessate ai libri, parlare con loro e aiutare loro a trovare il libro che cercano, cosa di più si può chiedere alla vita?
Visitare la nostra biblioteca del quartiere Navile è molto piacevole. Loro ormai mi conoscono da tanti anni. Quando entro, c’è sempre qualcuno che si ricorda il mio nome, tutti sorridono, delle volte chiedono informazioni sui libri che ho portato in dietro, se mi era piaciuto o no, si chiacchiera un po’. Delle volte loro mi consigliano qualche libro, anche se non mi piace essere consigliato. Almeno una e delle volte due volte al mese vado alla nostra biblioteca del quartiere.
Invece andare alla biblioteca centrale della Sala Borsa di Bologna è molto meno piacevole, forse perché è molto impersonale. La sala con il pavimento di cristallo trasparente e le rovine romane, sono bellissime e la scelta dei libri è veramente ampia, ma spesso finisco a sentirmi un po’ frustato in questa biblioteca.


Sabato scorso ero arrivato in Sala Borsa alle 09,30 e la biblioteca era ancora chiusa. Alle 10,00 aprirà, mi hanno detto. Ho passato il tempo a guardare i modelli delle proposte presentate per la nuova stazione di Bologna, esposti nella stessa sala dove vicino al muro in fondo vi sono i banchi della biblioteca. Verso le 10,00 vi erano circa 30 persone che aspettavano l’apertura dei banchi per restituire i libri.
Alle
Non funzionavano i computer. Forse, non si sapeva bene quale pulsante premere dentro la sala operativa per avviare il sistema. Hanno premuto un tasto e tutti i monitor si sono spenti. Dopo qualche prova, alla fine i monitor si sono accesi ma i computer sembravano bloccati. Gli addetti, la maggior parte dei quali erano dei giovani, sembravano non sapere cosa fare. Tutti facevano delle prove, come fosse la loro prima volta alla biblioteca.
Una di loro ci ha chiesto di portare pazienza e aspettare finché si risolvevano il problema. Sembrava irritata e risentita come la colpa fosse nostra che eravamo andati lì a tormentarli. Dopo una decina di minuti, una di loro è riuscita ad avviare il suo computer ma sembrava che tutto andava a rallento. Lasciandoci nella fila ad aspettare alcune persone arrivate dopo hanno approfittato da qualche postazione che era riuscita a far funzionare il suo computer, spostandosi nell’altra fila velocemente, non hanno un sistema per assicurare che le persone che arrivano dopo aspettano il loro turno.
Una signora che stava dietro di me ha detto a bassa voce, “Forse potevano scrivere sul cartello che
Alle 10,20 alla fine sono riuscito a raggiungere una postazione. La signorina, molto bella, sembrava irritata e annoiata, con una smorfia sulla sua faccia per tutto il tempo. Forse era una lavoratrice precaria che c’è l’aveva con i responsabili per farle fare un lavoro che non le piaceva. O forse aveva dovuto alzarsi presto la mattina ed era incazzata con me.
Sono uscita dalla Sala Borsa senza il normale senso di calore che di solito mi accompagna quando esco dalle biblioteche.
Per mettermi di buon umore, sono andato alla nuova libreria Coop in via degli orefici. Un ottimo posto, bello e pieno di libri, con delle persone che sembrano interessate ai libri, qualche bel angolo per sedersi, bere un bicchiere di vino e chiacchierare e una vista mozzafiato dal soffitto trasparente, dove si vedono le torri di Bologna.


sabato, dicembre 20, 2008
Il Magico Mondo della Musica di A. R. Rahman
Rahman ha anche composto musica per “Lagaan – c’era una volta in India” e per l’ultimo film di Deepa Mehta, Water (Acqua) storia di una bambina vedova costretta a vivere un ashram, entrambi film usciti anche in Italia.
Ho sentito la musica di Rahman per la prima volta nel 1992, quando è uscito “Roja”, il primo film in Hindi di Mani Ratnam. Penso che la sua musica per “Roja” sia tra le più belle composizioni della musica di Bollywood di tutti i tempi.

Da allora Rahman ha difficilmente deluso le aspettative dei suoi fans. La rivista americana “Times”, qualche anno fa, l’aveva chiamato “Il Mozart di Madras”. Rahman ha venduto più di 100 milioni di dischi, ha composto musica per il musical “Bombay Dreams” e il musical di Broadway basato sul film “Il signore degli anelli”. Ha composto musiche per diversi film internazionali, compreso per un film cinese.
Nato in una famiglia indù, Allah Rakha Rahman ha perso padre quando era un bambino e dopo qualche anno, la sua famiglia si è convertita all’islam. Forse è questa miscela delle religioni che dona un tocco speciale alla sua musica sacra – ha composto musica per le preghiere di diverse religioni, compreso alcune preghiere sufi che mi piacciono molto - per esempio dal film Meenaxi, la preghiera, “Nur tera nur, charon taraf” (Luce la tua luce sono circondato dalla tua luce), anche se era stato giudicato blasfemo dai fondamentalisti.
Anche la sua preghiera indù dal film “Lagaan – c’era una volta in India”, verso la fine del film, quando la squadra dei contadini indiani ha perso diversi giocatori, alcuni di loro sono feriti e demoralizzati, e alla sera prima del gioco finale, un gruppo di donne si raduna dentro una piccola capanna per pregare, “He palanhare, nirgun aur pyare” (O salvatore, colui senza forma, pieno d’amore) mi piace molto.
Ha anche composto un inno natalizio, tra i più belli in lingua hindi per il film Sapney – “Roshan hui raat vo aasman se uttar ke zameen pe aaya” (La notte si illuminò, quando lui scese giù dal cielo sulla terra).

2008 è stato un anno speciale per gli ammiratori di Rahman. All’inizio del 2008 è uscito Jodhaa Akbar, il film sulla vita di Akbar, l’imperatore mughal il quale aveva sposato una principessa indù Jodhaa. La preghiera sufi di questo film “Khawaja mere khawaja, dil mein samaja” (signore mio signore, vieni nel mio cuore) mi manda in uno stato di estasi (sul sito di Music Plugin, lo potete ascoltare anche in versione senza parole). La musica di Jodhaa Akbar era seria e delicata, da ascoltare più volte per poter apprezzarla.
Qualche mese dopo è arrivato “Jaane tu ya janne na”, un film romantico sulla storia di amicizia e d’amore tra due giovani. Imran Khan, l’eroe del film è diventato la nuova stella nascente di Bollywood dopo questo film. La musica del film è giovane, pieno di energia e gioia.
Poi in novembre è arrivato Yuvraaj, un film musicale ambientato a Vienna. La musica di Yuvraaj è una musica fusion dove musica classica e folk indiana si sposano con la musica sinfonica occidentale. Né il film, né la musica di Rahman hanno trovato grande successo in India, anche se personalmente mi è piaciuta molto. Le canzone di questo film sono state scritte da Gulzar, uno dei poeti più apprezzati di Bollywood e il mio favorito. La canzone, “Zingadi zindagi, kya kami rah gayi, aankh ki kor mein kyon nami reh gayi” (Vita la mia vita, che cosa ti manca, perché questo umido agli angoli degli occhi) è la mia favorita.
Alla fine dell’anno, in dicembre 2008 è uscita la musica di 2 altri due film curata da Rahman – Ghajini e Slumdog Millionaire.
Ghajini è la musica tipicamente indiana con delle melodie bellissime. Ascoltate Guzarish (richiesta) o Behka, behka (ubriaco, ubriaco) e rimarrete incantati.
Slumdog Millionaire, il nuovo film di Danny Boyle è uscito recentemente in Italia con il titolo “The Millionaire” (Il milionario) e di nuovo presenta una musica fusion, più spostata verso i gusti occidentali ma con dei tocchi della musica indiana favolosi. Ascoltate la chitarra all’inizio della versione remix di "Paper Planes" o il delicato ma complesso ritmo di "Latika’s Theme", e capirete perché tanti amano la musica di Rahman. Comunque il mio favorito è “Ringa Ringa”, la canzone più “indiana” dell’album che riprende e re-inventa una delle canzoni considerate più scandalose nella storia della musica di Bollywood – Choli ke peeche kya hai (Cose c’è dietro la mia blusa). Le cantanti sono le stesse, Alka Yagnik e Ila Arun, lo stile è uguale, il ritmo ha un eco della vecchia canzone, ma le parole sono diverse, anche se continuano ad avere forti allusioni sessuali. Mi piace molto la voce rauca e potente della diminutiva Ila Arun.

Non mi ricordo un anno con così tanti film con la musica di Rahman. Se devo scegliere la canzone che mi piace di più di tutti questi film, farei fatica a decidere. Adesso come adesso, voterei per “Khawajha mere khawaja” di Jodhaa Akbar.
E’ vero che in India quando parliamo di cantanti, di compositori e della musica hindi, finiamo sempre a parlare dei film di Bollywood, perché la musica pop indipendente dalla musica dei film, è molto limitata. Rahman ha fatto alcuni album indipendenti come il suo “Pray for me brother”, per sensibilizzare l’opinione pubblica verso gli obiettivi del millennio delle nazioni unite, e il suo più conosciuto “Ma tujhe salam” per i cinquanta anni dell’indipendenza dell’India.
Se volete sentire la musica di Rahman, troverete molte canzoni su Youtube ma anche sui siti come quello di Music Plugin – è sufficiente fare la ricerca con il nome del film o del musicista.
giovedì, dicembre 11, 2008
Un nuovo racconto

Sono ancora molto insicuro all’idea di scrivere in italiano. Quando rileggo i miei scritti in italiano su questo blog, mi sembra che siano pieni di errori e che dovrei ritornare a correggerli uno ad uno.
Forse in italiano non esiste una forma di scrittura corretta, ma esistono delle forme migliorabili molto soggettive. Il mio racconto, prima di essere inviato a Lino Angiuli era stato controllato e corretto da 3 persone, ciascuna delle quali aveva individuato degli errori e li aveva corretti ma poi anche Lino ha dovuto correggere qualcosa prima della stampa!
Il mio racconto si intitola “Viaggi”. L’introduzione al racconto scritto da Lino Angiuli riporta il seguente testo: Il viaggio, quello fisico e “quotidiano”, quello che ci fa trasferire da un luogo all’altro in treno, può costituire un momento in cui sì “incrociano” vite, culture, mondi e visioni del mondo. Ce lo dimostra questa narrazione autobiografica, limpida e intensa ...
Veramente il racconto non è autobiografico, è un racconto che trae ispirazione da cose viste o sentite, ma è sempre e soltanto un racconto. Comunque mi piace questa introduzione perché coglie il significato di questo racconto.
venerdì, dicembre 05, 2008
Il colore della pelle
Qualche anno fa, lei mi aveva parlato delle creme e saponi a base di mercurio e a base di altre sostanze tossiche, usate in Congo per schiarire il colore della pelle, ma non ne avevamo parlato molto. Invece avevo avuto qualche discussione vivace su questo tema con alcune persone che avevano sentito Chiara parlare di questo problema e volevano lanciare delle campagne di sensibilizzazione contro l’uso di queste creme e saponi. Non ero completamente d’accordo con le loro idee, ma non ero riuscito a convincerle.
Ieri sera quando Chiara mi ha parlato di un incontro che si terrà a Roma su questo tema, allora ne abbiamo discusso. Penso che le questioni fondamentali su questo tema sono due:
giovedì, dicembre 04, 2008
Terrore a Mumbai e la risposta dei Musulmani Indiani
Penso che questo stesso circolo vizioso ha creato un certo grado di alienazione anche tra i musulmani indiani, i quali si sentono sotto osservazione e per ogni episodio di terrorismo, si chiede a loro di dare qualche prova della loro lealtà verso la nazione. Delle volte penso che chiediamo a loro di rinnegare la propria religione per dare prova della loro non condivisione dei valori fondamentalisti.
Resta innegabile che tra i musulmani vi sono delle frange estremiste e dei personaggi ultra conservatori, i quali sono molto aggressivi nell’esprimere la propria visione del mondo e purtroppo, la stampa e le media danno degli spazi sproporzionati alle loro esternazioni. In confronto le voci dei musulmani più moderati si sentono con molta più difficoltà, e probabilmente molti di loro hanno paura di esprimere i propri pensieri perché rischiano di diventare i bersagli delle frange estremiste.
E’ per questo motivo che la notizia della decisione del consiglio islamico di Mumbai di non seppellire i corpi dei terroristi morti a Mumbai durante la scorsa settimana è stata una decisione forte e inequivocabile. Il consiglio islamico di Mumbai ha detto che questi ragazzi non si sono comportati secondo i concetti fondamentali dell’islam di pace e fratellanza, per cui non erano dei veri musulmani e che loro non si sentono di pregare per le anime di questi ragazzi né di lasciare che essi siano sepolti nei cimiteri musulmani della città, e chiedono che questi corpi siano mandati ai paesi di origine di questi ragazzi.
Ali, un giornalista musulmano ha detto, “Condivido questa decisione perché quello che questi ragazzi hanno fatto in nome della comunità islamica e della religione, non può essere giustificato in nessun modo.”
Altri capi religiosi musulmani importanti dell’India, compreso l’imam del moschea di Delhi e il capo della comunità Dar ul-Uloom di Deoband, hanno espresso sostegno per questa decisione del consiglio islamico di Mumbai.
Penso che sia una decisione molto forte ed è un segnale forte anche ai ragazzi musulmani indiani che si sentono attratti dalla filosofia Jihadista.
Dopo secoli di convivenza in una terra dove vivono molte religioni, con alcuni momenti di lotte feroci e di barbarie alternanti con i momenti di pace, i musulmani indiani hanno trovato una versione tollerante e pacifica dell’islam, influenzata fortemente dal sufismo. A nuova Delhi, nella casa dove sono cresciuto, avevamo i vicini di casa, una famiglia musulmana da una parte e una famiglia sikh dall’altra. Jude, un ragazzo cattolico che abitava tre case più avanti ed era il mio migliore amico per alcuni anni, prima che sua famiglia decidesse di emigrare in Australia.
Quando penso ai rapporti tra le religioni in India, mi piace pensare a quelli anni come l’espressione migliore delle diversità religiose in India, dove era naturale festeggiare le feste di tutte le religioni e dove nei venti anni di convivenza, non mi ricordo né anche una volta, delle discussioni per le differenze religiose.
Negli ultimi anni ho avuto la sensazione che questa visione pacifica, tollerante e gioiosa delle religioni fosse minacciato dagli estremismi. E per questo che sono contento della scelta del consiglio islamico indiano che ha un forte valore simbolico ed è una netto rifiuto del fondamentalismo islamico e la sua cultura dell’intolleranza, dell’odio e della morte. Allo stesso momento, spero che sarà anche un esempio anche per i conservatori di altre religioni.
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