MAINE GANDHI KO NAHIN MARA NON HO UCCISO GANDHI Recensione di Sunil Deepak (maggio 2006)

Il titolo del film mi aveva molto incuriosito. Avevo pensato, che cosa può significare “Non ho ucciso Gandhi”? Lo sanno tutti, pensavo, chi ha ucciso Gandhi! si chiamava Nathu Ram Godse e fu impiccato.

E’ il primo film del regista Jahnu Barua, prodotto dall'attore Anupam Kher, già conosciuto al pubblico italiano come il padre sikh della ragazza che vuole giocare calcio in "Bend it like Beckham" di Gurinder Chadha.

Trama del film: Il film è la storia di un vecchio professore, Uttam Chowdhury (Anupam Kher, nella foto a sinistra). Il professore è in pensione e sta perdendo la memoria. Delle volte non si ricorda che è in pensione o che sua moglie è morta un anno e mezzo fa. Si ricorda quella volta che era finito in un'aula diversa da dove doveva andare a insegnare, e si agita. Il professore vive con la figlia Trisha (Urmila Matondkar) e il figlio Addi (Karan Chaudhury). Il figlio maggiore Ronu (Rajat Kapoor) vive in America.

Trisha è innamorata di Ashish ma per il matrimonio, Trisha deve essere “approvata” dai genitori di Ashish perché lui non vuole sposarsi senza il consenso dei genitori. Addi, il fratello di Trisha è preoccupato, se lei si sposerà chi baderà a suo padre? “Possiamo mandarlo in un istituto”, propone, “non voglio rovinarmi la vita”.

Trisha è sconcertata dall’insensibilità del fratello. In tanto, Ashish rompe ogni legame con lei – i suoi genitori hanno paura che la malattia del professore sia ereditaria e non vogliono che il loro figlio si sposi con Trisha.

Improvvisamente la condizione mentale del professore peggiora. Lui comincia ad avere delle allucinazioni e più volte borbotta “Non ho ucciso Gandhi di proposito, è stata una disgrazia. Pensavo di avere una pistola giocattolo, ma qualcuno ha messo una pallottola vera alla mia insaputa e quando ho sparato, Gandhi ha attraversato la mia strada e così è rimasto ucciso.”

Nessuno riesce a capire il motivo di queste allucinazioni e le condizioni del professore si deteriorano di giorno in giorno.

Addi, il figlio più giovane telefona al Ronu, fratello maggiore in America, e Ronu torna a Bombay.

Trisha va a parlare con Sidharth (Praveen Dabas, conosciuto al pubblico in Italia come il giovane sposo nel film di Mira Nair, Monsoon Wedding), un psichiatra. Indagando si scopre il motivo di queste allucinazioni. Si tratta di una ferita dell’infanzia, mai chiusa. Quando il professore aveva 8 anni, in un gioco con altri bambini aveva sparato una freccia alla foto di Gandhi e per coincidenza quello stesso giorno Gandhi era stato assassinato. Il padre del bambino, seguace convinto del Mahatma, si era arrabbiato con il figlio per aver osato profanare la foto del Mahatma e pensa che in qualche modo il gesto del bambino abbia fatto morire Gandhi.

Lo psichiatra decide di organizzare una finta seduta da tribunale coinvolgendo un gruppo di attori per fare un processo al professore, "colpevole" di aver assassinato Gandhi. Il finto processo dichiara che non fu il bambino a sparare a Gandhi. Il professore in un momento di lucidità si guarda intorno nella finta aula del tribunale.. e riconosce che si, non fu lui ad uccidere il Mahatma, ma che ormai il Mahatma è solo un simbolo vuoto, una faccia da stampare sulle banconote, ma tutti hanno dimenticato il suo messaggio, nessuna pensa ormai più ai suoi insegnamenti.

Commenti: La storia del film sul trauma dell’infanzia che affiora quando le memorie iniziano a morire è molto interessante e il film è coinvolgente.

L’attore Anupam Kher, nel ruolo del professore malato è grandioso. Anche gli altri attori, soprattutto Urmila Matondkar (a sinistra) nella parte della figlia Trisha, sono bravi. La musica del film (Bappi Lehri), delle volte troppo ripetitiva, è efficace nell'insieme. Se vi piacciono i film seri, questo film vi piacerà.

L’unica parte del film che ho trovato meno convincente è il momento di lucidità del professore verso la fine. La sua predica finale, molto bella e commovente, non mi è sembrato molto logica con il resto del personaggio e la sua malattia.

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