Mumbai Meri Jaan Bombay, mio amore Sunil Deepak, 4 settembre 2008

L’altro giorno ha visto Mumbai Meri Jaan (MMJ), il nuovo film del regista Nishikant Kamat. Kamat è un regista giovane ma ben conosciuto nel mondo del cinema regionale di Maharashtra e l’ultimo suo film, Dombivili East aveva vinto il premio nazionale come migliore film indiano nel 2006. 

MMJ racconta 5 storie ambientate nella settimana successiva ad una serie di esplosioni terroristiche nella metropolitana di Bombay (Mumbai) l’11 luglio 2006, sui diversi impatti di quelle esplosioni sulla vita delle persone. Per molti versi, il film sembra un documentario ma grazie a 5 attori molto bravi, riesce a lasciare un forte impatto emotivo. Nonostante il tema tragico-drammatico, il film riesce a dare anche un messaggio di speranza e di ottimismo. 

L’11 luglio 2006 mattina, 7 esplosioni di bombe su 7 treni diversi della metropolitana di Mumbai al momento del massimo afflusso delle persone avevano lacerato la convivenza civile e religiosa della città. Ho un ricordo molto vivido di quella giornata perché una mia nipote viaggiava in uno dei treni colpiti dall'esplosione e avevamo passato una giornata angosciosa fino al momento quando lei era stata rintracciata in uno stato di shock, ma fortunatamente illesa.

Le 5 storie ed i loro personaggi: Le 5 storie del film sono delle vite parallele, hanno qualche breve contatto tra loro, ma per la maggior parte restano storie separate. Le 5 storie rappresentano diverse comunità di persone che vivono nella metropoli di Mumbai, considerata anche la capitale finanziaria dell’India. E’ anche la città più cosmopolita dell’India dove persone vengono da tutto il paese in cerca della fortuna.

La prima storia è di Nikhil Aggarwal (R. Madhavan), un ingegnere informatico, nazionalista e ambientalista. Potrebbe avere la macchina con l’autista ma preferisce viaggiare nella metropolitana. Potrebbe anche trovare lavoro facilmente in America ma ha preferito restare in India. L’11 luglio mattina, come sempre, parte da casa per andare al lavoro e alla stazione della metropolitana aspetta l’arrivo di un collega un po’ più giovane. Loro due dovrebbero viaggiare nella prima classe, ma poi alla stazione, Nikhil incontra un vecchio compagno di scuola, il quale vuole parlargli. Così Nikhil decide di viaggiare nella seconda classe insieme al vecchio compagno di scuola, mentre il suo collega più giovane va nella prima classe. 

Una bomba esplode nella carrozza della prima classe e all'impproviso Nikhil si trova seduto sulle rotaie in uno stato di shock. Tutto intorno vede corpi delle persone. Vede che portano via il suo collega più giovane sanguinante ma non riesce a reagire. Poi quando riesce ad alzarsi, cerca di fare finta che non è successo niente. Sua moglie è in cinta e non vuole spaventarla. Non parla con nessuno della propria esperienza ma ha paura e non riesce più a salire nei treni. Si mette in discussione tutte le scelte della propria vita ed i propri ideali, pensa che forse sarebbe meglio emigrare in America. Di notte fa fatica a dormire, sogna esplosioni e morte. 

Il culmine della sua storia è la decisione di parlare della sua esperienza con una psicologa e poi il suo incontro con un vecchio compagno dell’università che è venuto in India dall'America per le ferie. Alla fine, la nascita del suo primo figlio gli dà la forza, sa che non può restare prigioniero della proprie paure e decide di affrontare il viaggio nella metropolitana di nuovo.

Rupali Joshi (Soha Ali Khan) è una giornalista in un canale televisivo di notizie. Sa di essere bella e brava, ed è ambiziosa. Subito dopo le esplosioni è alle stazioni di metropolitana per intervistare i sopravvissuti ed i loro famigliari. Non si lascia coinvolgere, ragiona con freddezza su come usare l’impatto emotivo di quello che è successo, per aumentare gli spettatori del proprio canale televisivo.

Soltanto alla sera Rupali scopre che il suo fidanzato Ajay è tra i dispersi, e insieme al fratello va negli ospedali alla sua ricerca. In mezzo ai disperati e sempre più disperata, poco alla volta perde il suo distacco. I suoi colleghi vogliono che lei parli agli spettatori di quello che le sta succedendo e all’inizio riesce a raccontare qualcosa. Poi trova il corpo del suo fidanzato nel mucchio dei corpi in un mortuario.

Rupali gira in mezzo alle persone che hanno perso i propri cari nelle esplosioni, cerca ma non riesce più ad affrontare le telecamere e sente la violenza del giornalismo televisivo in cerca di emozioni forti e di audience a qualunque costo. Resta sconvolta quando vede che i suoi colleghi hanno usato i momenti del suo pianto disperato per costruire una nuova trasmissione. 

Suresh (K.K. Menon) è uno che vende i computer e i pezzi di ricambio elettronici. Non guadagna molto, va in giro con un gruppo di amici ed è fortemente sospettoso dei musulmani. Per questo, va sempre in un ristorante gestito da un musulmano e cerca motivi di litigare con loro. Da una parte pensa che Youssuf, uno dei ragazzi musulmani che vede al ristorante sia collegato alle esplosioni e dall’altra, insieme agli amici attacca i musulmani anziani soli perché sono deboli e perché secondo lui tutti i musulmani sono terroristi.

Ossessionato dall’idea di trovare le prove contro Youssuf, lo segue mentre lui va a trovare la sua ragazza o mentre va alla moschea. Quando Youssuf è fuori città, va alla sua casa facendo finta di essere il suo amico per scovare delle informazioni dalla madre di Youssef.

Alla fine Suresh scopre che Youssef è un seguace di Sai Baba proprio come lui e ciò diventerà il motivo dell’amicizia tra i due. 

Tikaram Patil (Paresh Rawal) è un poliziotto che sta per andare in pensione. Il suo nuovo compagno di lavoro Kadam (Maurya) è un ragazzo giovane, terrorizzato dal proprio futuro che vede nella vita di Tikaram – una vita senza ideali, piena di corruzione e di compromessi, senza aver fatto niente di importante. 

Tikaram ha una risposta per ogni problema e sa quando è meglio chiudere il becco e quando è meglio girarsi dall’altra parte e fare finta di niente. "I poliziotti non devono piangere e se li viene da piangere è meglio che fanno la pipì" è uno dei suoi consigli più frequenti. Kadam e Tikaram beccano un ragazzo che si droga con cocaina eguida in stato di intossicazione, ma è il figlio di un uomo potente. Quando Kadam scopre che il ragazzo verrà rilasciato si arrabbia ma Tikaram gli consiglia di accettare perché bisogna imparare a fare compromessi. Allora Tikaram vede il disprezzo negli occhi del giovane poliziotto e ne resta ferito.

Non ho fatto niente di buono come poliziotto, dice Tikaram alla sua festa di addio, e racconta qualche episodio della propria vita ai colleghi. 

Ultima storia è quella di Thomas (Irfan Khan), un emigrato di Tamilnadu che vende thé. Lui è povero e per questo tutti si comportano male con lui. Per i benestanti, lui è invisibile. Per i poliziotti, è una persona da prendere a calci. Ma Thomas vede la città intorno, vede i soldi, le grosse macchine, le favolose ville, i telefonini e altri gadget, e sogna un futuro migliore.

Un giorno Thomas porta la moglie e la figlia al nuovo centro commerciale, dove lui si pavoneggia davanti alla famiglia per far vedere che lui conosce questo mondo ricco e bello. In uno dei negozi invece viene insultato perché è povero e cacciato fuori da uomini di sicurezza.

Quando Thomas sente parlare della paura delle nuove esplosioni, pensa ad un piano per vendicarsi e telefona il centro commerciale per dire che c’è una bomba che presto esploderà. Vedere la polizia e lo sgombro del centro commerciale lo fanno sentire potente e vendicato, per cui ogni giorno fa nuove telefonate con le false minacce delle bombe anche in altri centri commerciali. 

Poi, Thomas vede l’impatto della paura delle bombe sulle persone, quando un anziano resta vittima dell’infarto e si pente.

Commenti: Come si può intuire dalle cinque storie brevemente raccontate sopra, sono storie di vite ordinarie. L’iniziale scena di una delle esplosioni è molto forte anche se dura soltanto qualche minuto.

Poi è la bravura degli attori che rende questo film memorabile. Trovare attori come Paresh Rawal, K. K. Menon e Irfan Khan nello stesso film non succede spesso, e tutti e tre sono meravigliosi.

Paresh Rawal, è tra gli attori che hanno avuto maggiore successo commerciale nel mondo di Bollywood e non sempre da il massimo di se. Invece in questo film, nel ruolo del vecchio e deluso poliziotto che sta per andare in pensione, è maestrale.

Irfan Khan è già conosciuto in Italia per il suo ruolo in The Namesake (Il Destino nel Nome) di Mira Nair. K.K. Menon invece non è conosciuto in Italia, se non per Bhopal Express, il film sulla tragedia dell'esplosione nel impatto chimico di Unicarbide a Bhopal nel 1984. Comunque entrambi gli attori sono molto bravi e quando uno di loro è sullo schermo, è difficile non guardargli e guardare gli altri.

Anche gli altri due, Soha Ali Khan e Madhvan sono credibili. Tra tutti i personaggi, mi sono identificato di più con quello di Nikhil Aggarwal (Madhavan) sopratutto per la sua passione ambientalista (come lui insiste a usare la metropolitana invece di una macchina, anche io insisto per usare la bici), ma nel film tutti personaggi sono credibili, nessuno è stato esagerato per diventare una caricatura.

Non è un film “leggero” di Bollywood, Mumbai Meri Jaan. Non ha le danze e i colori dei film masala. Anzi, non ha nessuna canzone o danza. Ma è un film che resta e che fa pensare.

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