Paap Il Peccato 2004 Recensione di Sunil Deepak, Aprile 2004

Paap (Il Peccato, 2004) è il secondo film del regista Pooja Bhatt. All'inizio del 2003, il primo film di Pooja, Jism (Il Corpo) aveva creato un piccolo scandalo per le sue scene molto esplicite, ma il successo popolare del film aveva fatto zittire tutti. Non vi sono molte donne regista nel mondo del cinema indiano, e la maggior parte di loro non ha avuto un gran successo popolare. Dato il successo e le scene esplicite del suo primo film, c'erano molte aspettative legate al secondo film di Pooja.

Trama del Film: Paap è ambientato nella valle di Ladakh nelle montagne del nordest dell'India tra le popolazioni buddiste. Kaaya (Udita Goswami) vive con il suo padre (Mohan Agashe) vicino al monastero. Il padre di Kaaya ha deciso che sua figlia deve seguire la via della rinuncia e diventare una monaca buddista. Lui si arrabbia quando scopre che Kaaya scrive poesie nel suo diario, perché secondo lui questo dimostra un attaccamento alle cose materiali del mondo. Il Lama Norbu del monastero da un incarico speciale a Kaaya - deve andare a Delhi per prendere un bambino buddista, la reincarnazione di un vecchio lama morto, e di accompagnarlo al monastero.

A Delhi Kaaya trova il bambino e lo porta in un albergo per una notte nell'attesa del volo di ritorno per Manali. Nel toilette dell'albergo, il bambino assiste ad un omicidio. Il capitano della polizia, Shivan (John Abraham) costringe Kaaya e il bambino a fermarsi a Delhi per assistere la polizia all'identificare dell'assassino, anche perché l'uomo ucciso era un poliziotto. Il bambino riconosce l'assassino dallo schermo di un televisore - è il vice commissario della polizia, Raj (Gulshan Grover). Shivan ne va a parlare con il capo della polizia, il quale gli assicura di stare tranquillo e che prenderà opportune azioni contro Raj. Allora Shivan parte per Ladhakh con la sua macchina per accompagnare Kaaya e il bambino. Durante il viaggio, la loro macchina è attaccata da Raj e così Shivan capisce che anche il capo della polizia è coinvolto nella storia e le vite di Kaaya e il bambino sono a rischio. Ferito, Shivan scappa con Kaaya e il bambino nel suo fuoristrada e li porta fino al monastero.

Shivan ha perso molto sangue e sta molto male. Il lama Norbu ordina alcuni rimedi a base di erbe per curare la ferita e da l'incarico a Kaaya di seguire il malato. Il padre di Kaaya è arrabbiato e preoccupato perché capisce che lo straniero ha portato le armi e la violenza nella loro comunità dei monaci che vive nel rispetto dei principi di non violenza e di meditazione. Kaaya è affascinata dal corpo del poliziotto ferito e non riesce a concentrarsi sulla meditazione. Il Padre di Kaaya capisce subito il rischio e chiede alla figlia di controllarsi.

Un giorno il padre di Kaaya accompagna Shivan fino al villaggio vicino per poter telefonare e durante il viaggio i due parlano. Shivan confessa che si sente attrato da Kaaya e vorrebbe sposarla. Il padre di Kaaya risponde, "Il mondo, le cose materiali e l'amore sono tutte cose temporanee e lo scopo della vita è quella di superare tutti i desideri, per avere una futura vita migliore." Shivan gli fa notare che il desiderio di abbandonare tutti i desideri è anch'esso un desiderio, e alla fine dovrebbe essere Kaaya a decidere cosa vuole lei dalla vita.

Il padre di Kaaya va a parlare con il Lama Norbu e gli chiede di accettare Kaaya nel monastero. Il Lama Norbu spiega che il monastero non è una prigione e nessuno può essere costretto a diventare un monaco.

Intanto gli assassini hanno scoperto il nascondiglio di Shivan. Quando arrivano nel villaggio e vogliono uccidere Shivan e Kaaya insieme al bambino, arrivano tutti i monaci che li circondano e dichiarano di non avere paura della morte. I poliziotti corrotti capiscono che hanno perso, perché non possono uccidere tutti i monaci, e si arrendono.

Mentre Shivan sta per lasciare il monastero, il padre di Kaaya riconosce il proprio sbaglio, "Avevo smesso di amarti e avevo voluto prendere la cosa più preziosa che ogni vita deve avere, la libertà di scegliere. Oggi ti lascio libera, tu puoi scegliere se vuoi vivere nel mondo o vuoi la vita del monastero". Kaaya sceglie la vita con Shivan.

Commenti: Il film è stato girato nelle alte montagne del nordest dell'India e la bellezza naturale dei luoghi insieme ai costumi e ai vestiti dei popoli buddisti lo rende un film molto bello dal punto di vista delle immagini.

La direzione del film non è eccezionale ma il film ha un ritmo veloce e non lascia molto tempo per pensare. Il personaggio più debole del film è Kaaya, interpretato dalla modella Udita Goswami, la quale con il suo trucco e portamento occidentale non sempre coincide con il personaggio della ragazza buddista cresciuta in isolamento che dovrebbe rappresentare.

Il film è ovviamente ispirato dal film americano "Il Testimone", dove un ragazzo Amish vede un assassinio e successivamente il poliziotto Harrison Ford viene a vivere nel villaggio Amish. Comunque, è un film piacevole.

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