L'USO DEI BENI Don Silvio Favrin

“E’ facile essere d'accordo sulle grandi verità; le discussioni e le divergenze nascono quando dai principi si arriva alle scelte concrete, quotidiane. Infatti é l'uso dei beni a creare problema; tanto da aver bisogno dell'aggettivo “buono”: il buon uso dei beni da parte mia, per non diventare un abuso.

La storia del cristianesimo ha pagine stupende di condivisione e di solidarietà, come la comunione fraterna. Ma ha pure pagine tristi di egoismi e ingiustizie e divisioni tra i ricchi e i poveri, e l'uso dei beni é stato interpretato in modi diversi e contradditori.

E' sempre presente una... alternanza tra il valore della ricchezza e il valore della povertà evangelica; tra la giustificazione morale del diritto esclusivo e divino della proprietà privata, segno della benedizione del Signore (Calvino), e la condanna di ogni possesso nel disprezzo dei beni del mondo (Valdo; i movimenti pauperisti medioevali, i Manichei). Alternanza tra le necessità dei ricchi e dei poveri come legge di equilibrio sociale (se non c'é il ricco, chi aiuta il povero?!) e l'utopia dell'uguaglianza senza classi sociali. “Nessun ricco, nessun povero”, predicava San Basilio; o invece la proprietà é un furto", dei socialisti.

Anche all'interno delle comunità religiose si discuteva e si distingueva tra l'ideale di povertà evangelica di San Francesco che voleva “il frate povero in convento povero”, mentre frate Elia diceva: “Frate povero in convento ricco.”

Su questa linea del distinguo si fonda l'interpretazione dei “beati i poveri in spirito”, che giustifica proprietà enormi in case, campi, conti in banca purché ci sia il distacco spirituale da essi.

Oppure l’invenzione dei “consigli” evangelici intesi come “proposte” per la via della perfezione religiosa non come "comandi" per ogni discepolo di Gesù; o anche l'esegesi del “quod superest date pauperibus”, cioè date ai poveri ciò che avanza, il superfluo, mentre nel Vangelo é un invito alla condivisione.

Sta diventando così anche la nostra società italiana? Il vero nemico arriva nelle forme suggestive della società consumistica, destinata a corrodere in profondità e senza clamore la fede, il senso di appartenenza ecclesiale e il rispetto della dignità umana. Affinché i beni contribuiscano a costruire qui in terra giustizia, fraternità e pace, é necessario “amministrarli” con responsabilità, competenza e professionalità. Certamente saper condividere con generosità e compassione ma non “basta”, ricorda con forza l'enciclica Pacem in terris, che continua: non si può operare con efficacia dal di dentro delle istituzioni se non si é scientificamente competenti, tecnicamente capaci, professionalmente esperti."

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