Il Cammino Marco Deepak, 2003

Era l’inizio del mio cammino…entrai nello specchio d’acqua che mi separava da quel mondo oscuro…impenetrabile.

Fui percorso da una sensazione di gelo alle mani come se tutto quello che mi stava attorno fosse fatto della stessa essenza della morte.

Aprii gli occhi, fu come risvegliarsi da un sogno.

Ero alla riva del lago…non era cambiato nulla…solo che continuavo ad avere freddo alle mani e al capo.

Mi grattai la testa, possibile che non fosse successo nulla? Che sia stato davvero un sogno?….boh.

Mi voltai con le spalle al lago e scrutai il paesaggio circostante: era tutto più oscuro…un alone nero circondava le vette delle montagne che fino a poche ore prima avevo percorso per arrivare fin qui, qualcosa non quadrava.

Mi rivoltai verso il lago, per scoprire che era diventato totalmente nero.

In preda al panico iniziai a correre…a correre senza posa e senza logica, come uno spirito libero al vento.

Mi fermai per riprendere fiato.

Alzai lo sguardo verso i picchi frastagliati delle montagne che mi stavano attorno e fissai con stupore gli enormi rapaci che vi roteavano attorno, come zanzare su un palo della luce: ad una prima occhiata assomigliavano a qualcosa come un falco nero…solo che avevano un aspetto più simile a quello di un corvo con un becco incredibilmente lungo e due occhi rossi come fiamme infernali.

Uno di essi mi fissò per qualche istante per poi allontanarsi dal gruppo venendomi incontro, lanciato come se fosse stato detonato da una pistola.

Era rapidissimo! Dieci secondi dopo era a 5 metri da me, iniziai a correre.

Correvo, correvo e correvo, senza guardarmi indietro, cercando un luogo sicuro, un posto in cui non avrei corso più nessun pericolo.

Pochi attimi dopo mi sentii trafiggere la spalla destra da qualcosa.

Rotolai a terra fra la polvere e fra i fiotti del nero sangue che mi usciva dalla spalla ferita.

Tornai in posizione eretta e mi voltai.

Di fronte a me poggiava fiero uno di quei volatili dagli occhi rossi iniettati di sangue: L’uccello si scrollò per qualche attimo il becco prima di rimanere fermo a fissarmi.

Lo guardai per qualche attimo poi lo fissai a mia volta con rabbia, mi aveva fatto un male insopportabile!

Roteai lo sguardo al suolo e mi capitò fra le mani una grossa scheggia di granito.

Afferrai la scheggia con l’intenzione di usarla come arma tagliente e contundente e mi preparai a saltargli addosso, nonostante mi sentissi un po indebolito a causa della continua perdeta di sangue.

Il volatile si limitò a fissarmi mantenendo la calma, poi, con mio enorme stupore iniziò a parlare: ……hi hi hi ha ha ha ha ha haaaa….tu vorresti uccidermi con quel pezzo di granito?..sei un folle…hai una paura del diavolo, te lo leggo negli occhi!.

- C-chi sei tu? Cosa diavolo vuoi da me? Vai via!

- Ti ho preso di mira bello mio, non me ne andrò finche non avrò collaudato un nuovo lauto pasto.

- E così vorresti uccidermi?…..perché…cosa sei tu?

- ……sono semplicemente uno dei tuoi incubi peggiori anche se non credo sognerai più poiché per allora tu sarai già morto.

- Vuoi dire che qui…tutto…è stato creato dalla mia fantasia?

- ……

- Dimmelo!

- …………esatto, ma ora chiudi la bocca e preparati, non ho alcuna intenzione di lasciar fuggire la mia preda.

Lo guardai stupito, poi alzai di fronte a me la scheggia, aspettando la sua mossa.

Il corvo non aspettò oltre e mi si lanciò addosso…era davvero enorme…se non avesse avuto quel becco storpiato dalle picconate che dava alle sue prede l’avrei scambiato per un orso Grizzly.

Schivai l’attacco e piantai la scheggia in un fianco al volatile, che arretrò di qualche passo.

Lo guardai sconvolto mentre le piume tranciate prendevano fuoco e si incenerivano sul terreno mentre il sangue grigiastro scendeva a fiotti dalla ferita.

Lo fissai in silenzio.

- …….non sei male, sei dotato di una forza erculea eh? He he….avrei dovuto immaginarmelo.

L’essere si abbattè al suolo continuando a fissarmi dal basso.

- ora dimmi….chi sei?

- Non ne hai mai sentito parlare? Io sono un corvo della peste.- muggugnò quello.

- Un corvo della peste?

- …non stupirti se non incontrerai anima viva in questo lugubre luogo.

Rimasi silenzioso, aspettando che l’essere completasse il suo circolo vitale nella morte, disgregandosi e bruciando subito dopo.

- ma che razza di rapace è quello??? Non ne ho mai visto uno simile…sia per violenza che per la capacità del linguaggio..- pensai.

Uscii dalla caverna reggendomi la ferita con la mano, sanguinava parecchio, dovevo trovare delle cure, alla svelta.

Mi allontanai dalle montagne per evitare un altro attacco da parte di uno di quei corvacci e mi misi sulla strada maestra…o almeno quella che io credevo essere la strada maestra.

Dopo un ora di cammino intravidi una città in lontananza, aveva, già a distanza, un aspetto a dir poco spettrale.

Man mano che mi avvicinavo, impallidivo sempre più…lo spettacolo era scioccante: alti si stendevano i grattacieli neri, senza anima viva…l’oscurità più totale regnava sul posto…e i corvi della peste.

Entrai nella città senza farmi notare, e cercai l’ospedale, o almeno ciò che ne rimaneva.

Trovai un ambulatorio annerito dal fuoco, poteva fare al caso mio, gli diedi un occhiata: alambicchi, libri e cartoncini di medicinali giacevano dappertutto nel disordine più totale.

Trovai per mia fortuna delle garze e del mercuro cromo…era poco ma poteva ancora andare.

Mi fasciai la spalla.

Un corvo della peste sfrecciò davanti all’ambulatorio nell’evidente atto di cercare qualcosa… o qualcuno, e quel qualcuno ero io.

Mi misi di spalle al muro, aspettando che passasse, poi misi fuori la faccia: la strada era deserta i corvi erano troppo in alto per potermi notare, era l’occasione giusta!.

Corsi fuori e in lontananza notai un vecchio deposito.

Fortuna volle che in quel momento non c’era proprio nessuno in quella zona, e il deposito non sembrava nemmeno troppo danneggiato...

Entrai con passo lento e mi guardai intorno con circospezione, non dovevo incontrare nessuno o sarebbe stata la mia fine. Trovai un auto con molti vetri rotti o incrinati e ci saltai dentro, cercando la chiave nel cofanetto. Non c’era nessuna chiave, avrei dovuto cavarmela con le mie forze…ma come fare?. Uscii dalla vettura coi nervi a pezzi quando, per un altro colpo di fortuna, notai una chiave per terra, proprio sotto di me. La esaminai, era una chiave marcata con una “W”, poteva fare al caso mio.

Rientrai nella macchina e infilai la chiave, rimanendo di sasso quando la vettura di colpo si mise in moto. Scalai le marce in tutta fretta , dovevo tornare indietro al lago prima di attirare troppa attenzione. Mi fermai un secondo, giusto per raccattare una chiave inglese e un martello…bisogna sempre essere previdenti. La spalla mi dolorava, mentre con l’altra mano cercavo di tenere la vettura nella carreggiata deserta e sciupata da chissacchì.

Dopo pochi minuti avvenne ciò che avevo previsto, una macchina in movimento era fin troppo distinguibile dall’ambiente circostante,…fu così che un becco si piantò nel tetto dell’auto, arrivandomi a pochi centimetri dal collo. Con l’altro braccio presi la chiave inglese e sfondai il muso della creatura, cercando di mantenere tutta la lucidità possibile. Appena l’essere volò al suolo bruciando, subito un altro lo rimpiazzò sfondando frontalmente il parabrezza, mancandomi ancora una volta veramente di poco. Con una pedata lo ricacciai fuori, poi presi di nuovo la chiave inglese e la scagliai addosso all’ennesimo corvo che mi stava assalendo, accecandolo ad un occhio. Inchiodai di fronte al lago con i pennuti alle calcagna, e col martello nascosto dietro la schiena, nel piccolo giubbottino di pelle. Corsi verso il lago, ma quando mi ci stavo per buttare dentro, un qualcosa di enorme mi spintonò all’indietro, facendomi crollare a terra parecchi metri prima delle sospirare acque.

Mi voltai: non c’era più alcuna traccia degli uccelli ora c’era un qualcosa, ed era alle mie spalle….uffa…se non fosse così terribile, oserei ammettere che sia quasi ironicamente divertente.. .

Mi volta di nuovo: un essere alto poco più di me, assomigliate vagamente ad un umanoide, mi sovrastava per possenza ritto di fronte a me. Mi alzai, tirandogli il martello, che non tardò a schivare.

- C-chi sei tu?

- ……

Lessere stava immobile fissandomi.

- cosa vuoi da me?

- ....

Dopo un altro pugno nei denti mi ritrovai ancora più in la, a mangiare la polvere e il sangue che mi confluiva dalla gola.

- che questa sia davvero la fine?- pensai.

- Non ancora ragazzo…prima devi soffrire ancora, e poi ancora!!

Lo guardai inorridito poi arretrai. Mentre arretravo mi tornarono alla mente le parole del primo volatile che uccisi…quello era solo un mondo….ma le creature facevano parte di un sogno!! Mi alzai di scatto, fissando l’essere. Ad un tratto, qualunque cosa fosse quella “cosa”, iniziò ad arretrare a sua volta, balbettando qualcosa di incomprensibile. Io mi avvicinai con calma, andai proprio sotto di lui, poi iniziai a fissarlo dal basso verso l’alto.

- BASTAAAAA-  urlai ad occhi chiusi.

Riaprii gli occhi per notare subito dopo che quell’essere era a più o meno 9 metri dalla mia posizione in posizione di difesa, grondante di sudore.

- Ma certo!!…non è un sogno…ma le creature qui presenti fanno capo ai miei incubi…io…le ho create!…se è così, dovrei anche poterle distruggere con poco!

Alzai la mano di fronte a me, indirizzata verso la creatura, o qualunque cosa fosse. Il risultato vide l’essere venir scaraventato all’indietro per poi distruggersi contro una parete rocciosa retrostante.

- se è cosi…posso anche..

mi voltai, per vedere centinaia di corvi che stavano arrivando…altra chance. Mi concentrai e un enorme quantitativo di energia luminosa iniziò a fuoriscire dal mio corpo….sembrava volesse esplodere. Guardai le creature in silenzio, ridendo vedendole prima implodere e poi esplodere come fuochi artificiali.

- non ho più paura di questo mondo- pensai

una voce fuoricampo mi distolse dalla mia vittoria: Ragazzo…questo è soltanto l’inizio….di un cammino, ricorda!

Guardai il lago…rammentai mia madre…rammentai mio padre…rammentai i miei stessi ricordi, poi mi immersi riaprendo gli occhi subito dopo, sorridendo mentre notavo che tutto era tornato come prima… a parte la mia ferita sulla spalla e un corvo della peste che mi fissava sogghignando.

***

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