MAHASHWETA DEVI Scrittori Indiane nelle lingue indiane - Sunil Deepak, 2004

Mahashweta Devi è una delle scrittrici indiane che ammiro di più. Lei scrive sopratutto nella lingua bengalese anche se molti di suoi libri sono stati tradotti in molte lingue, compreso le altre lingue indiane.

Nata a Dhaka nel 1926 (quando era parte dell'India), per tanti anni lei ha vissuto tra le Mahashweta Devitribù di Bihar e Bengala ed i suoi scritti sono intrisi di questa sua esperienza tra alcuni dei gruppi più poveri e oppressi. I suoi libri esplorano sopratutto la vita delle donne dei gruppi dalit (le caste degli intoccabili) sempre in maniera realistica senza le illusioni del romanticismo.

Mahashweta Devi è vincitrice del premio letterario nazionale più alto in India, Sahitya Kala Accademy award, nel 1979.

I scritti di Mahashweta Devi appaiono quasi sempre nelle riviste non commerciali e anche questa è una sua scelta personale perché fa parte della sua denuncia del sistema che opprime le voci dei più poveri.

Nel 2004 il suo libro La Preda è uscito in Italia, tradotto dal benglaese da Babli Moira Saraf e Federica Oddera ed è stato pubblicato da Einaudi. Mario Fortunato, nella sua recensione del libro uscito su l'Espresso (29 aprile 2004) scrive, "Questa scrittrice indiana molto amata in patria, è praticamente una sconosciuta da noi. Sono sette i racconti che compongono il libro appena uscito, a partire da quel 'Draupadi' che viene considerato non a torto, credo, il suo piccolo capolavoro. "Nella scrittura di Mahashweta Devi si fondono perfettamente intelligenza formale, stile e impegno sociale", ha scritto di lei Amitav Ghosh. E' un'osservazione che condivido in tutto. Ed è forse proprio ciò che seduce di più nelle sue pagine: "la capacità di assolvere al proprio 'èngagement', senza per questo praticare un improbabile (e pietoso) realismo socialista."

Già nel 1996, un altro suo libro 'La Cattura' era stato pubblicato da edizioni Teoria.

Negli anni sessanta uno dei libri di Mahashweta Devi sulle radici dell'induismo e l'importanza del rispetto tra le religioni ambientato nel varanasi del XIX secolo fu soggetto di un film di Bollywood, Sanghursh. Alcuni anni fa un altro suo libro Hazaar Chaurasi ki Maa (La madre del mille ottanta quattro), la storia di una madre borghese che vuole capire le ragioni del proprio figlio, ucciso dalla polizia perché "un terrorista". Un altro film Guddia girato dal regista Gautam Ghose, basato su un romanzo di Mahashweta Devi è disponibile in Italia. Il sito di Mani Tese scrive di questo film, "Con questo film Ghose affronta il problema della cultura popolare contemporanea, l’interazione tra consumismo e intrattenimento di massa, la perversione del gusto popolare. Un tempo una forma artistica così delicata come il ventriloquismo era veramente popolare - dice in un’intervista - ma poi è stata oscurata dall’onnipresenza della televisione, dal video, dal cinema hindi. Si è perso il valore del simbolo, dell’umorismo, dell’arguzia, le forme di intrattenimento diventano sempre più rozze."

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