Caste e Diaspore Indiane SUNIL DEEPAK, 8 gennaio 2011

Introduzione

Questa relazione tocca principalmente due temi - (i) la storia e l'evoluzione delle caste in India come un sistema dell'organizzazione sociale (ii) e le caste nelle diaspore indiane.

In generale, credo che in occidente spesso si ha una visione superficiale e semplificata delle caste e della loro influenza nella vita sociale quotidiana degli indiani. Questa visione occidentale spesso si focalizza intorno all'esclusione e all'oppressione di alcuni gruppi delle persone, sopratutto i gruppi considerati "intoccabili" nella società indiana da parte della maggioranza indù. Invece penso che non si ha una visione globale del sistema delle caste, per cui spesso non si riesce a capire la complessità di cambiare questo sistema.

La visione occidentale delle Caste

Circa 30 anni fa, Jeannine Auboyer, allora capo conseravatore onorario del musée Guimet in Francia, e una profonda conoscitrice della realtà indiana aveva parlato delle caste nel suo libro India con le seguenti parole:

L'India non è il solo paese al mondo ad avere la propria società strutturata a caste. Non è neanche il solo a conservarne fino al giorno di oggi la pratica. Il Giappone, per esempio, non se ne è ancora completamente liberato. Ma bisogna ammettere che tale sistema ha conosciuto in India un rigore e una perpetuazione che hanno così profondamente marcato gli strati sociali tanto da persistere ancora, malgrado i cambiamenti storici e politici, malgrado i problemi sociali ed economici cui far fronte, malgrado anche i perfezionamenti tecnici e scientifici dei quali si è resa capace. Perché?

Secondo il Wikipedia (Italia):

La società indù è tradizionalmente divisa in quattro grandi classi o caste, basati sulle professioni e sul guna da cui sono influenzati:

- Brahmana, sacerdoti ed insegnanti (Sattva guna)

- Kshatriya, re, guerrieri ed amministratori (Rajas guna)

- Vaishya, agricoltori, mercanti, uomini d'affari (Rajas e Tamas guna)

- Shudra, servitori ed operai (Tamas guna)

Le caste sono viste come qualcosa di arcaico e ingiusto, che le società indiane moderne dovrebbero superare e sopperire. Questa visione delle caste è influenzata sopratutto dalle questioni legate alle persone considerate "fuori casta" è la loro oppressione ed esclusione con la violazione della loro dignità umana, da parte del resto della società. Quando si parla delle caste, spesso non si riesce a capire perché gli indiani non riescono a trovare un modo per superare questo anacronismo.

Penso che questa visione delle caste è semplicistica che non coglie l'importanza globale del sistema delle caste nell'organizzazione sociale degli indiani, anche perché focalizza su uno solo dei gruppi "i shudra" e non ha una visione globale di un sistema molto complesso, collegato a diversi aspetti della vita sociale della popolazione. Per questo motivo, penso che non si capisce le difficoltà di cambiare il sistema delle caste.

Organizzazione sociale in India

Organizzazione sociale della società indiana è complessa (come tutte le altre società) e quello che cerco di delineare qui può soltanto una schematizzazione semplificata e superficiale.

La maggior parte delle società sono organizzate sulla base delle classi sociali, ciò è, fattori come la ricchezza e il grado di istruzione, influiscono sul ruolo sociale delle persone.

Ma vi sono altri modi della organizzazione sociale, come per esempio la provenienza geografica, la cultura e la lingua. Spesso questi diversi fattori che determinano l'organizzazione sociale sono correlati. Così le persone con basso reddito e poca istruzione, magari residenti nelle aree rurali, possono essere molto più legati ai fattori come la provenienza geografica, cultura e lingua (dialetto), mentre le persone con reddito più alto e/o maggiore istruzione possono non limitarsi agli aspetti come provenienza geografica o lingua, nella loro vita sociale.

Ciò è altrettanto vero anche in India con le sue 22 lingue ufficiali, e ciascuna lingua è collegata con molti "dialetti".

La religione (indù, musulmani, cristiani, sikh, parsi, buddisti, gianisti, bahai ...) è un altro fattore che influisce sulla vita sociale delle persone. Ogni religione non è un gruppo omogeneo o un monolito, ma è composto da molti sottogruppi. Per esempio, tra i musulmani in India vi sono diversi sottogruppi come scia, sunni, ismaili, ahmadiya, bohra, deobandi, wahabi, ecc. Alcuni di gruppi sono frutti delle mescolanze tra le religioni. Per esempio, i musulmani "meo" nella vecchia regione di Mewat nel nord-ovest dell'India, sono più vicini all'induismo. Questo tipo di sottogruppi e mescolanze sono vere per tutte le religioni in India, ma spesso le persone in occidente, abituate a nette divisioni tra le religioni, fanno fatica a cogliere il valore di queste mescolanze.

Oltre a tutti questi sistemi di organizzazione sociale delle persone, in India vi sono due sistemi sociali legati ai testi sacri dell'induismo: (1) i gotra (i clan o le antiche tribù) e (2) le varna suddivise nei giati (conosciuto comunemente come il sistema delle caste). Vale la pena di considerare i due gruppi separatamente, anche perché continuano ad avere una valenza concreta nell'India odierna.

Gotra o le antiche tribù

Rigveda, il primo dei 4 testi sacri fondamentali dell'induismo, è la collezione di preghiere ed è stato scritto nel arco di diversi secoli almeno 1000 anni a.c. Il libro parla di 8 Rishi (asceti o saggi), i quali avevano dato origine agli indiani e hanno determinato le 8 linee originali delle clan o le antiche tribù (gotra) dell'India. La parola gotra è legata alle mandrie di bovini (Gau = mucca) è risale ai tempi preistorici quando le persone vivevano come pastori, cacciatori e raccoglitori.

I gotra si passano attraverso i maschi e con tempo si sono moltiplicate. Attualmente gli indù sono suddivisi in 49 gotra (clan).

Oggi i gotra servono sopratutto al momento del matrimonio, perché generalmente si sconsigliano i matrimoni tra le persone dello stesso gotra. Comunque, per la maggior parte delle persone in India oggi, le discussioni sui gotra non hanno un potere vincolante. Nelle città spesso i giovani non conoscono i propri gotra.

Soltanto in alcune parti rurali del nord-ovest dell'India, sopratutto nello stato di Haryana, i Consigli Tradizionali dei villaggi (conosciuti come khap) sono molto rigidi riguardo questa questione. Spesso questi Consigli tradizionali dei villaggi insistono che le persone dello stesso gotra che si sposano devono essere punite con la morte. Forse ciò dipende dal fatto che in questa parte dell'India, la società nei villaggi è rimasta ancorata alla vita da pastori, o può darsi che sia un modo di esercitare potere patriarcale degli anziani.

Varna e Giati - il sistema delle caste

Gli indù sono suddivisi in 4 varna (grandi gruppi) - i brahmini (i sacerdoti), i kshatriya (i guerrieri), i vaishya (i commercianti) e i shudra (i manovali). Ogni varna è composto da centinaia di giati (caste), organizzati in un complesso sistema gerarchico di rapporti tra i diversi giati, con delle regole che possono essere flessibili o rigide secondo la distanza gerarchiche tra i vari giati.

Per esempio, tra i brahmini, vi sono centinaia di giati, ma per capire il rapporto gerarchicale, possiamo guardare i seguenti 4 giati - chatturvedi (quelli che conoscono i 4 libri sacri), trivedi (quelli che conoscono i 3 libri sacri), dwivedi (quelli che conoscono 2 libri sacri) e vedi (quelli che conoscono solo un libro sacro). Secondo la gerarchia delle caste, i vedi sono inferiori ai dwivedi, i dwivedi sono superiori ai vedi ma inferiori ai trivedi e così via. Ma vi sono molti altri giati tra i brahmini - Jha, Ojha, Upadhyaya, Sharma, ecc. e non è sempre facile conoscere per una persona esterna di identificare quale gruppo è più alto o basso degli altri nella gerarchia dei giati.

Un altro esempio può essere quello del varna dei shudra, le cosidette "caste basse". I shudra sono gruppi di persone impegnate tradizionalmente nei lavori manovali. Anche loro sono composti di centinaia di sottogruppi, con complesse regole di rapporti tra di loro. Alcuni di loro come i kumhar (vasai), lauhar (fabbri), nai (barbieri) occupano uno spazio più alto nella gerarchia. Altri come dhobi (lavandai) e mochi (calzolai) occupano spazi intermedi. Altri ancora che si occupano di lavori più stigmatizzati - dome (quelli che bruciano i morti), ciamar (quelli che lavorano con la pelle degli animali), bhangi (quelli che puliscono gli escrementi umani) sono tra i più bassi nella gerarchia delle caste e sono considerati "intoccabili" o "i fuori casta", anche dalle persone del loro stesso varna.

In diverse parti dell'India, gli stessi giati possono occupare degli spazi gerarchici diversi. Per esempio, alcuni gruppi di Nai (barbieri), normalmente considerati tra i shudra, in alcune aree dell'India sono collocati tra i brahmini. Questo tipo di spostamenti dai Shudra ai Bramini, non sono molto comuni, ma gli spostamenti tra i giati che si trovano più vicini nella gerarchia sono molto più comuni in diverse parti dell'India.

Il sistema delle caste può essere visto come un grande alveare, con migliaia di celle, dove i rapporti tra le singole celle sono governati da precise regole sociali. Le analisi sul impatto delle caste, sopratutto per l'emarginazione delle persone considerate "intoccabili", si focalizza sopratutto sul rapporto tra i bramini e le caste più basse. Invece, dovrebbe essere visto a tutti i livelli - per esempio, anche gli "intoccabili" escludono e emarginano altri "intoccabili" che si trovano ad un livello "inferiore" nella gerarchia dei giati.

Influenza dei giati (caste) sui rapporti sociali

I giati o le caste influiscono sopratutto su tre tipi di rapporti, conosciuti come "beti-hukka-paani" (figlia, fumo, acqua), ciò è, con chi puoi sposare la tua figlia/sorella, con chi puoi fumare (avere rapporti di amicizia) e con chi puoi mangiare (sono tutte decisioni che riguardano sopratutto gli uomini perché le caste seguono le linee patriarcali).

In generale, sono visti male i matrimoni tra le diverse Varna e qualche volta, anche tra le stesse varna, se i giati delle due parti sono troppo lontani tra di loro nella gerarchia. La maggior parte dei matrimoni in India sono "combinati" ancora oggi, ciò è fissati dalle famiglie, le quali cercano mariti/moglie per i figli sulla base delle regole delle caste. Sempre più spesso, le famiglie danno maggiori opportunità ai figli e alle figlie di scegliere i loro partner, finché le regole delle caste sono rispettate almeno grossolanamente.

Nelle grandi città, dove il numero dei matrimoni per amore sono in aumento, affinché non vi sono distanze gerarchiche delle caste molto grandi tra le due famiglie, generalmente non vi sono problemi. Invece, quando queste distanze sono viste come "troppo grandi", si cerca di "dissuadere" la coppia.

Misurare "le distanze" gerarchiche tra le caste, può essere qualcosa di molto soggettivo. Per esempio, è più facile per un ragazzo di una casta più "alta" di sposare una ragazza di casta più "bassa" perché il passaggio della casta segue la linea patriarcale, ma in questi casi, dopo il matrimonio la famiglia del ragazzo può insistere per avere una certa distanza sociale dalla famiglia della ragazza.

Invece è molto più problematico se una ragazza di una casta "alta" vuole sposare una ragazzo di una casta "bassa". In alcuni casi quando la famiglia non riesce a dissuadere la ragazza, si finisce con interrompere tutti i rapporti con la ragazza e in alcuni casi si arriva all'uccisione della ragazza ("assassini d'onore"). Questo non succede soltanto tra i bramini, ma può succedere in tutti i gruppi, anche tra i shudra.

L'altro aspetto delle caste è quello relativo a chi può cucinare e in quale casa puoi mangiare cibo o bere acqua. Questo aspetto dei rapporti sociali può essere collegato alle parti della casa dove le persone esterne possono entrare. In generale, le persone di caste più alte nella gerarchia, non possono mangiare cibo cucinato da persone di caste più basse. Le persone di caste relativamente più basse, possono mangiare cibo cucinato e servito dalle persone di caste più alte, ma non saranno ammesse in certe parti interne delle loro case. Se per qualche motivo, le persone di caste più basse entrano nelle parti interne della casa di una persona di casta più alta, dopo la loro visita, la casa potrebbe essere "lavata e purificata".

Tutti questi divieti e esclusioni sono particolarmente gravi per le caste più basse in assoluto nella gerarchia - ciò è per gli "intoccabili", i quali hanno spazi sociali molto limitati e sono spesso calpestati e emarginati da tutti. Dall'altra parte, data la complessa presenza delle caste in diversi aspetti della vita quotidiana, tentativi di mutare solo alcuni aspetti dei rapporti riguardanti le caste più emarginate, hanno avuto poco impatto. Forse non si deve parlare di "eliminare gli aspetti negativi delle caste" ma ragionare per eliminare tutto il sistema delle caste. Comunque, diversi sviluppi negli ultimi 60 anni, adottati per ridurre l'impatto negativo delle caste (per esempio, azioni affermative), oggi rendono impossibile un cambiamento radicale.

Aadivasi (gli abitanti antichi) - i gruppi indigeni

India ha molti gruppi indigeni, ciò è persone che vivevano (e molti ancora continuano a vivere) nelle foreste o in aree isolate. Loro non rientrano nei varna e nel sistema delle caste. Queste persone sono conosciute anche come "aadivasi" (tribali).

Dal punto di vista religioso, gli aadivasi sono spesso animisti. Quando loro vengono in contatto con altri gruppi delle popolazioni, spesso rientrano tra gli indù perché animismo (ciò è, considerare sacri gli alberi, le pietre, i luoghi e gli animali) è anche uno dei componenti dell'induismo. In quel momento, essi possono negoziare la loro collocazione sociale nei varna, secondo il loro grado di ricchezza e di potere sociale.

Come per il gruppo delle persone che fanno parte dei shudra, anche gli aadivasi sono spesso persone sfruttate e oppresse da altri gruppi. Tra i due gruppi di persone oppresse e sfruttate, i shudra e gli aadivasi, talvolta i rapporti sono tesi perché si vedono come rivali. In alcune parti dell'India, i conflitti tra i shudra e i aadivasi sono stati un problema.

Tentativi per superare le caste in India

Ancora prima dell'indipendenza dell'India, diversi gruppi e persone avevano lanciato tentativi di riforme religiose, ma con un impatto molto limitato. Nella storia recente, il riformista più conosciuto è forse Mahatma Gandhi il quale aveva proposto un nuovo nome per i giati considerati intoccabili - aveva proposto di chiamarli Harijan, ciò è "uomini di dio".

Un altro riformatore importante per i shudra era Baba Saheb Ambedkar, una persona del gruppo dei shudra, presidente della commissione per la preparazione della costituzione indiana in 1947, quando India era diventata indipendente dal regno inglese. Molti quartieri shudra oggi hanno le statue di Baba Saheb, il quale è spesso venerato come un dio.

Legalmente discriminazioni per motivo delle caste sono state abolite nella costituzione indiana. Inoltre, la costituzione aveva proposto delle leggi per "azione affermativa" (le discriminazioni positive) per migliorare la condizione socio-economica delle caste più basse, riservando circa 20% dei posti di lavoro statali per le persone di casta shudra e per gli aadivasi.

Tra la maggior parte degli indù, i loro cognomi indicano la loro appartenenza ai vari giati o tra gli aadivasi. Per poter beneficiare delle azioni affermative, sono state preparate due liste con i cognomi dei 2 gruppi che possono beneficare delle riservazioni - schduled castes (SC per i gruppi shudra) e scheduled tribes (ST per i gruppi aadivasi).

Le persone che appartengono al gruppo degli shudra hanno tentato anche altre strade per il proprio riscatto sociale. Per esempio, hanno costruite le statue di santo Valmiki nei propri quartieri, una persona di origine shudra il quale era diventato un asceta e aveva scritto una delle versioni più antiche di Ramayana, uno dei libri sacri degli indù. In questo modo, tutti gli indù sono costretti a riconoscere che il loro libro sacro è stato scritto da uno shudra. Un altro tentativo per influenzare la maggioranza induista è quella di diventare buddisti, tra i quali non vi sono gerarchie o discriminazioni. Da qualche decennio, le persone di casta shudra hanno scelto di chiamarsi i dalit (i calpestati) e rifiutano la parola Harijan proposta da Gandhi.

Sujata, film by Bimal RoyAnche gli artisti, gli scrittori e i pensatori indiani hanno cercato di sensibilizzare le comunità sui problemi legati alle caste. Negli ultimi due decenni è nato il gruppo di scrittori dalit, sostenuto da diverse riviste nelle lingue indiane, come Hans (un mensile in hindi). Questi scrittori raccontano la realtà di vivere come persone emarginate basato sulle proprie esperienze di vita. Il tema delle caste è stato toccato anche nel mondo di Bollywood, dove il film Sujata (1962) di Bimal Roy resta comunque il film più importante.

Situazione delle caste in India oggi

Nelle città indiane odierne, molte persone non percepiscono l'influenza delle caste, tranne al momento della scelta della sposa o dello sposo per i figli per i matrimoni combinati. Nelle città, i matrimoni per amore sono diventati molto più frequenti, per i quali i giovani rifiutano di badare alle questioni di casta. Invece nelle città più piccole e i villaggi, dove vivono milioni di persone, le caste continuano ad avere un impatto molto più forte.

Da una parte, "azione affermativa" è diventata una caccia ai privilegi - oramai 20-35% di seggi elettorali, di tutti i posti di lavoro statali e di posti per gli studenti alle università, sono riservati per le persone dei gruppi SC e ST. Gruppi di persone in India lottano e protestano per entrare a far parte delle liste SC e ST per poter beneficiare di questi posti. Dall'altra parte, tutte queste possibilità sono escluse per la maggior parte di persone veramente emarginate perché vivono nelle aree rurali, non hanno ne anche accesso alle scuole elementari.

Grazie agli sessanta anni di "azione affermativa" e la nascita di partiti politici che salvaguardano i loro interessi, oramai persone degli gruppi esclusi che oggi occupano ruoli di primo piano in diversi ambiti della vita pubblica in India sono molte. India ha già avuto molti ministri e un presidente dalit, mentre in diversi stati indiani, i partiti dalitsono parte del governo. Per esempio, nello stato più popoloso dell'India, nello stato di Uttar Pradesh, il primo ministro statale è signora Mayawati, una persona che appartiene al gruppo degli intoccabili.

Come già accennato prima, con gli anni, è cresciuto un senso di rivalità e di occasionali conflitti tra i due gruppi degli esclusi - gli SC (shudra) e gli ST (aadivasi).

Futuro delle caste in India

Complessivamente la situazione dei gruppi esclusi per la loro appartenenza alle caste è cambiata ed è in continua evoluzione con delle zone dove le persone sono uscite dal circolo della povertà e della discriminazione ma ancora milioni di persone continuano a subire l'oppressione nei villaggi. Il cambiamento politico e il potere dei partiti delle caste più basse, ha iniziato a cambiare anche la situazione nei villaggi.

Comunque, tutti i tentativi per riformare le caste sono soltanto per mitigare l'impatto negativo delle caste sui gruppi più esclusi e poche persone pensano/parlano di abolire le caste completamente, anche perché ciò significherebbe cambiare radicalmente l'organizzazione sociale della società indiana.

In teoria le caste sono solo un problema degli indù, ma in pratica è un problema che riguarda le persone di tutte le religioni in subcontinente indiano. Le persone delle caste basse, convertitesi al sikhismo, all'islam e al cristianesimo continuano a lamentare delle continue discriminazioni da parte delle loro nuove comunità religiose. Le lotte tra i templi sikh in Austria concluse con una sparatoria dove sono rimaste uccise diverse persone, era un'espressione di questo conflitto tra i sikh delle diverse caste. Altre persone hanno denunciato porte di entrata separate e banchi separati per i neo-convertiti shudra nelle chiese cristiane. Infatti, da decenni gli "shudra cristiani" lottano per avere l'accesso alle liste delle SC per accedere alle azioni affermative "perché siamo sempre discriminati".

In questo senso, il problema delle caste non riguarda soltanto l'India, ma anche Pakistan, Bangladesh e Nepal. Per esempio, "assassini d'onore" delle ragazze innamorate di uomini "non adatti" sono molto più comuni in Pakistan.

Le diaspore indiane

"Diasporea", dal greco "diaspore", letteralmente significa dispersione, e si usa questa parola per parlare della "dispersione dei popoli" da un territorio al altro. La parola diaspora, mi fa pensare ai semi con le ali che il vento porta via lontano verso un terreno nuovo, dove potrà nascere e crescere uguale al vecchio albero dove era nato.

In questa immagine poetica del seme con le ali, forse non si percepisce la minaccia dell'incertezza e dei pericoli che avvolgono questo viaggio, perché quando si inizia questo viaggio spesso non si sa dove e se mai finirà questo viaggio.

Oggi le persone possono decidere di cambiare paese e prendere un volo per trasferisi alla loro nuova terra per creare nuove diaspore, ma sono una piccola minoranza. Per la maggior parte delle diaspore, le loro radici si affondano in ricordi dolorosi, separazioni e morte.

Antiche diaspore indiane

Il viaggio dei gruppi partiti dalla casta orientale dell'India per popolare le isole orientali, da Bali fino al Pacifico e in una fase successiva, il viaggio del buddismo e dell'induismo dall'India verso l'estremo oriente, fino alle colonie di Champa in Vietnam nel 300 a.c., possono essere considerate esempi delle prime diaspore indiane. A parte le rovine archeologiche, come i templi di Angkor Wat in Cambogia, sappiamo poco o niente di queste antiche diaspore indiane.

Nei secoli successivi, India è diventato invece la metà delle diaspore che sfuggivano persecuzioni in diverse parti del mondo. Per esempio, i gruppi come gli ebrei di Kochi, i parsi di Mumbai, gli armeni e i cinesi di Calcutta sono arrivati India per cercare rifugio dalle persecuzioni, e per molti secoli India è diventata la terra che accoglieva le diaspore venute da altri paesi.

Diaspore indiane durante il colonialismo

Tra il diciottesimo e i primi decenni del ventesimo secolo, il mondo ha visto la creazione di nuove diaspore indiane legate al colonialismo.

Diaspore commerciali: Da una parte, gli indiani che lavoravano con i padroni inglesi, viaggiavano verso gli altri paesi delle colonie inglesi per accompagnare i padroni perché ritenuti "fedeli e bravi servitori", dall'altra, le altre colonie rappresentavano nuovi mercati per i commercianti indiani. La maggior parte di queste persone erano del varna dei Vaishya (commercianti). I figli di queste diaspore sono ancora presenti in molti paesi delle ex-colonie inglesi, da Kenya alle isole Fiji.

Queste comunità indiane avevano un sistema di supporto commerciale e sociale per far venire nei loro nuovi paesi, altre persone delle proprie famiglie estese e dei propri villaggi di origine. Per cui queste comunità erano molto chiuse verso l'esterno e avevano un sistema molto rigido di controllare che nessun membro della comunità violi le regole tradizionali delle caste.

In diversi paesi dell'Africa orientale, molte di queste comunità continuano a vivere in comunità molto chiuse, e sono circondate spesso da forte risentimento locale. Qualche volta questo risentimento scoppia in episodi violenti, come in Uganda negli anni settanta. Tra questi vi sono anche persone di altre religioni, sopratutto musulmani, i quali delle volte sono caratterizzate da famiglie molto ortodosse e conservatrici.

Leaving India by Minal HazratwalaMinal Hajratwala, nata e cresciuta in America, quarta generazione di una famiglia di commercianti partiti da un villaggio di Gujarat nel nord ovest dell'India alla fine dell'ottocento per fondare un impero commerciale in Fiji, racconta la storia di questa emigrazione e la sua esperienza di essere una persona diversa (omosessuale) nel contesto di una diaspora indiana nel suo libro "Leaving India":

Durante l'epoca dell'imperialismo, quando la definizione dell'essere umano era "uomo" e la definizione dell'uomo era "bianco", niente di tutto questo [uguaglianza degli esseri] era ovvio. .. l'idea dell'uguaglianza era altrettanto impossibile anche per molti indiani. Sicuramente i miei avi, i quali erano arrivati con il loro orgoglio legato alla loro caste, l'hanno trapiantato nelle gerarchie sociali nella loro terre d'adozione. Kaffirs (non credenti) e "colorati", goriyas (Bianchi) e kariyas (neri), chinaas (cinesi) e jewktaas (ebrei) erano subito catalogati dalle menti già abituate all'ordine sociale. .. senza guardare le reali occupazioni delle persone, il sistema delle caste offriva un senso di sicurezza dell'identità, ai rapporti con gli altri, e che coincideva comodamente con il sistema razziale sud africano.

Diaspore frutto delle emigrazioni forzate: Le migrazioni indiane più consistenti erano nella seconda metà del diciannovesimo secolo, quelle del "lavoratori legati" (indentured labourers), incentivate con la promessa di sfuggire dalla miseria per avere mano d'opera più docile, maneggevole, ed a basso costo per sostituire gli schiavi africani, per lavorare nelle piantagioni coloniali in paesi come le isole Mauritius e i paesi del Carraibi. Lo scrittore Amitav Ghosh nel suo libro "Mare dei Papaveri" racconta la storia di queste diaspore.

Un libretto scritto nel 1840, dalla Società Inglese Contro la Schiavitù, spiegava le richieste dei padroni delle piantagioni di Demerara (Guyana inglese) e di Giamaica per attirare e convincere i manovali indiani nel 1936 perché "la situazione degli schivi africani era molto difficile e rischiavano di restare senza personale".

I primi lavoratori sono partiti dall'India nel 1938 (stesso anno in cui la schiavitù fu formalmente abolita) con i "girmitiya" (contratti) di 5 anni. Soltanto dopo la partenza loro scoprivano che dovevano affrontare un viaggio che durava mesi, durante la quale molti dei loro avrebbero perso la vita e una volta arrivati nei loro nuovi paesi, avrebbero dovuto vivere come schiavi perché dovevano pagare le "spese di viaggio", e alla fine dei 5 anni, se volevano tornare a casa, dovevano avere abbastanza soldi per "pagare il viaggio di ritorno". Era l'inizio di una nuova schiavitù anche se erano persone "libere" di tornare quando volevano!

Nei decenni successivi, centinaia di miglia di indiani hanno lasciato India in questo modo per costruire nuove diaspore in diverse parti del mondo. Per esempio, fino al 1920, erano arrivate 240.000 persone in Guyana inglese, 36.000 in Giamaica e 144.000 in Trinidad e Tobago. Nessuno sa quante erano partite dall'India e mai arrivate alla loro nuova terrà.

Queste persone provenienti sopratutto dal nord-est dell'India, dove si parlava Bhojpuri e altri dialetti, erano caratterizzate dalla povertà, per cui molte delle loro erano persone che appartenevano alle caste più basse.

Maggior parte di queste persone vivevano nei ghetti isolati nelle nuove terre, senza la possibilità di mescolare con i bianchi europei, padroni delle piantagioni e isolate anche dalle persone di origine africana (ex-schiavi), perché "erano ribelli e poco rispettosi verso le autorità degli bianchi". I loro nuovi paesi spesso avevano delle legge che delimitavano le zone geografiche dove potevano vivere. Per esempio, in Sud Africa, gli indiani dovevano vivere a Durban.

Diet chart in Robben island prisonLa politica di "dividere e regnare" che dava alcuni privilegi agli indiani nei confronti degli schiavi africani, serviva per creare divisioni tra le persone sfruttate e evitare che fanno il fronte comune contro i padroni coloniali. Per esempio, la prigione di Robben Island nei pressi di Città del Capo dove era prigioniero Nelson Mandela, aveva tre tipi di diete - una dieta più povera per i neri, una dieta un po' migliore per i "colorati" indiani e una migliore per i bianchi (nell'immagine, il cartello con la dieta per colorati/asiatici e Bantu/neri nella prigione di Robben island).

Comunicazioni con il paese di origine e le possibilità di tornare in dietro erano quasi non esistenti. Nei primi anni, la maggior parte dei "girmitiya" erano soli uomini perché dovevano lavorare nelle piantagioni. Solo dopo alcuni anni quando cominciarono a scoppiare i disordini, i responsabili del trasporto della mano d'opera erano stati costretti a trasportare le donne.

Questa convivenza forzata in spazi stretti e miseri, aveva indebolito le divisioni delle caste tra gli emigrati, e rinforzato le caratteristiche comuni legati alla lingua, religione e tradizioni. Dall'altra parte l'isolamento fisico e culturale, aveva creato comunità fortemente chiuse dove le tradizioni dovevano osservate rigidamente. Così mentre le loro comunità d'origine in India, potevano continuare a crescere e cambiare con i tempi, queste diaspore hanno continuato a preservare una versione dell'indianità di 100 anni fa fino a qualche decennio fa, quando i paesi sono diventati indipendenti e i cambiamenti legati alla globalizzazione hanno mutato la loro condizione di isolamento.

V. S. Naipaul, lo scrittore originario del Trinidad e Tobago e vincitore del premio nobel per la letteratura, ha scritto più volte dei suoi viaggi nella terra di suoi avi. Per esempio nel suo libro "India - un milione di rivolte", lui ha scritto della comunità indiana:

Era al Trinidad che i miei avi sono andati, intorno al 1880 .. i gruppi di emigrati indiani erano misti. Erano India in miniatura, indù e musulmani, persone di diverse caste. Erano emarginati, senza rappresentanti, e senza una tradizione politica. Erano isolati per la loro lingua e la loro cultura dalle altre persone con i quali convivevano. Erano isolati anche dall'India (il viaggio con le navi a vapore richiedeva diverse settimane). In queste circostanze particolari, essi svilupparono qualcosa che non avevano mai sperimentato in India: un senso di appartenenza ad una comunità indiana. Questo senso di comunità avrà sopravvento sulle loro religioni e sulle loro caste.

Nuove diaspore della globalizzazione

Dopo l'indipendenza dell'India nel 1947, i giovani hanno iniziato a cercare sbocchi all'estero per migliorare la qualità della propria vita, sopratutto in America, Inghilterra e Australia. Fino agli anni novanta, per queste nuove diaspore, spesso persone del ceto medio alto, non era facile mantenere i contatti con la madrepatria a parte un viaggio a casa ogni 2-3 anni. Per cui spesso si creavano due identità - un'identità più cosmopolita per gli amici e i colleghi di lavoro o di studio, e un'identità più indiana per la comunità locale degli indiani.

Dopo gli anni novanta, con la graduale allargamento della rivoluzione dell'internet, con gli strumenti di email, forum, blog, facebook, twitter, ecc., queste due identità si estendono oltre le frontiere locali, ma spesso rimangono due mondi più o meno separati.

In questo nuovo mondo per le amicizie, le frontiere delle caste sembrano più flessibili per quanto riguarda il dialogo e l'interazione sociale con gli altri indiani. Tuttavia per i matrimoni, sopratutto nelle prime generazioni degli emigrati, la questione delle caste e la provenienza geografica (legata agli altri fattori come lingua, cultura, abitudini alimentari, ecc.) continuano ad essere determinanti per la scelta dei partner.

Le seconde e ulteriori generazioni invece erano già dei punti critici ancora prima dell'era informatica, perché avevano dei conflitti con i genitori e con i nonni, i quali vivevano con rimpianti la "perdita della indianità intesa come lingua, modo di vestire e modo di comportare" nei figli, ma sopratutto per la scelta dei partner per il matrimonio. Negli ultimi due decenni, questo processo è diventato ancora più marcato anche se ancora oggi, molti giovani nati e cresciuti in occidente, continuano ad accettare che sia la loro famiglia a scegliere lo sposo o la sposa per loro, o quando cercano i propri partner tramite i siti indiani matrimoniali, lo fanno sulla base delle caste e provenienze geografiche delle loro famiglie di origine.

I blog sono tra i mezzi privilegiati dove discussioni intorno al tema dei matrimoni combinati dei giovani nati e cresciuti in occidente sono più vivaci. In un articolo apparso sul New York Times, Anita Jain, una ragazza americana d'origine indiana, aveva raccontato la storia della ricerca dello sposo adatto per lei:

Recentemente ho ricevuto in coppia un messaggio indirizzato al mio padre. Diceva, "Ci piace il profilo della ragazza. Il ragazzo ha un buon lavoro in servizio pubblico nello stato di Missisipi e non potrà trasferirsi a New York. La ragazza dovrà trasferirsi a Missisipi." Il messaggio era firmato da sig. Ramesh Gupta, "Il padre del ragazzo". Questo non era brutto come l'altro messaggio che ho visto quando ho accesso il computer a casa a Fort Greene e ho trovato questo messaggio che chiedeva, senza tanti giri di parole, la data, il tempo e il luogo della mia nascita. Presumibilmente avevano mandato questo messaggio per verificare se dal punto di vista astrologico, potevo essere una sposa armoniosa per il loro figlio ...

Conclusioni

Le caste sono parte di un sistema molto complesso e articolato che governa e regola i rapporti sociali in India.

Per milioni di persone, che vivono nelle grandi città e che, sempre più spesso, si spostano da una parte all'altra del paese, le caste hanno un valore simbolico che influisce poco o marginalmente sulla loro vita.

Molte persone provenienti dai gruppi, in passato esclusi e emarginati, compreso le caste degli "intoccabili", oggi possono vivere con dignità, alcuni di loro occupano posti di prestigio nei governi, nei lavori statali e un po' meno spesso nelle aziende private. Tuttavia, in alcuni contesti, sopratutto in aree rurali e nelle piccole città, ancora oggi anche loro possono percepire le discriminazioni legate ai residui delle vecchie mentalità, sopratutto per matrimoni con le persone di caste "superiori" o quando visitano le case delle persone di altre caste e quando devono mangiare insieme agli altri.

Per milioni di altre persone nelle grandi città, le caste continuano ad avere un ruolo fondamentale nei matrimoni, e un ruolo più marginale negli altri rapporti sociali.

Sarpanch SahibIn fine per centinaia di milioni di persone, sopratutto nelle piccole città e nei villaggi, il sistema delle caste continua ad essere qualcosa di vivo e pervasivo che entra dentro tutti gli aspetti della vita. Lo sfruttamento e l'oppressione delle caste "basse" è una realtà sempre presente e spesso brutale in questo contesto. Spesso le persone sfruttate e calpestate sono oppressori altrettanto feroci delle persone e dei gruppi che stanno sotto di loro nella gerarchia sociale delle caste.

India non ha la tradizione delle rivoluzioni violente. Non vi sono esempi di cambiamenti drastici innescati dalle rivoluzioni nella storia indiana. Il più delle volte, il "nuovo" si inserisce nel tessuto della tradizione, diventando una delle tante diversità e il cambiamento avviene gradualmente.

Il libro Sarpanch Saheb (2009) redatto da Manjima Bhattacharjya racconta dieci storie delle donne diventate capo villaggio grazie ad una nuova legge approvata nel 1993 che riserva alcuni seggi esclusivamente alle donne, e una percentuale esclusivamente per le donne dalit o le donne aadivasi. All'inizio, le donne elette grazie a questa legge erano sempre moglie o figlie dei vecchi capi, le quali erano soltanto una facciata mentre il potere restava esclusivamente nelle mani degli uomini, ma poco alla volta le donne hanno iniziato ad esercitare un ruolo sempre più attivo nella politica. Oltre ai cambiamenti generali nel ruolo della donna nelle società rurali, il libro racconta anche l'impatto di questa politica sulle donne delle caste "basse":

Fino alle fatidiche elezioni, Kenchamma non era stata altro che una povera donna dalit. Non aveva avuto molto tempo per l'infanzia. La quarta figlia, aveva dovuto abbandonare la scuola alla terza elementare, perché suo padre voleva mandare solo i maschi alla scuola. Le figlie scavavano i pozzi, aravano la terra e lavorano nei campi per guadagnare soldi. .. Mentre camminiamo nel villaggio, guardo le sue mani callose. Lei punta il dito verso le bucce di noce moscata cosparsi dappertutto. "Ieri ho finito 4 sacchi". 50 Rupie per ogni sacco, ieri ha guadagnato 200 Rupie (circa 3,50 Euro). ..Ha fatto il presidente per due volte ed ora è il vice-presidente del consiglio del villaggio. E' rispettata dalle due comunità principali del villaggio - i lingayat e i dalit. Ha fatto tanto per il villaggio, ma è sempre una povera donna dalit. ... Kenchamma mi sorride. Il viaggio è compiuto solo fino a metà. Chissà domani fin dove potrebbe andare?

Bibliografia

Sarpanch Saheb - changing the face of India, edited by Manjima Bhattacharjya, Harper Collina, 2009, India

India - un milione di rivolte, V. S. Naipaul, Mondadori 1996

Is arranged marriage any worse than craiglist?, Anita Jain, New York magazine, 21.05.2005, http://nymag.com/nymetro/news/culture/features/11621/

Leaving India - my family's journey from five villages to five continents di Minal Hazratwala, Traquebar, 2009, India

Les castes en Inde aujourd'hui, Paris University of France Presse, 2005

Ancient India, R. C. Majumdar, 8a edizione 1977, Motilala Banarasidass, India

Casta, Wikipedia Italia, http://it.wikipedia.org/wiki/Casta

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