Diario Brasiliano Sunil Deepak, 2004

29 giugno 2004

Sono a Francoforte, seduto nella sala d'aspetto. Dovevo prendere il volo alle 19,20 da Rimini invece sono arrivato all'aeroporto molto in anticipo e cosi ho trovato che vi era un altro volo che partiva alle 18,00. Ho chiesto se avevano i posti liberi e mi hanno detto di si, così sono qui con un po' di tempo. Ho cercato uno di quei posti dove c'è una scrivania e una presa per collegare il computer e alla fine sono qui per iniziare un diario per questo viaggio in Brasile.

Quando viaggio, vedo tante cose che mi fanno pensare ma poi più delle volte li dimentico. Soltanto poche cose arrivano fino al mio blog. Invece così posso avere tutto pronto per il mio ritorno. Ho deciso che passerò il tempo facendo disegni sul mio computer.

1 luglio 2004

Sono a Salvador de Bahia, nella mia camera presso l'hotel Vilamar, sulla spiaggia di Amarilina. Ieri mattina sono arrivato dopo le solite ansie che uno deve affrontare durante i viaggi. Il nostro volo era arrivato all'aeroporto di San Paolo con mezz'ora di anticipo, per cui ero tranquillo di riuscire a prendere la coincidenza per Salvador. Invece, il controllo dei passaporti ha preso quasi un ora e questo quando avevo poche persone davanti a me. Dietro di me la fila era molto lunga e sicuramente alcuni di loro hanno perso le coincidenze. Poi ho affaticato per trovare il bagaglio perché i nastri di arrivo dei vari voli non erano segnalati in modo chiaro. Alla fine la fila per fare check-in con il Varig era lunga e muoveva molto lentamente,così ero ormai sicuro di perdere la coincidenza! Comunque, correndo e ansimando, l'ho fatto per un pelo.

Arrivare a Salvador è bellissimo perché c'è una foresta di bambù subito fuori dall'aeroporto e passare sotto un corridoio verde mi piace molto. La sabbia bianca intorno all'aeroporto sembra quasi sale. Poi, ho passato tutto il giorno chiuso nella riunione. Alla fine della riunione, sono uscito per camminare lungo la spiaggia. Era bellissimo, il rumore delle onde, il vento e il cielo quasi nero di nuvole. Mi sono promesso di andare a fare una passeggiata anche alla mattina prima di andare alla riunione e mi sono preparato alle 5,30 ma poi, arrivato all'ascensore ho guardato fuori dalla finestra - pioveva! Così sono tornato in camera per lavorare!

4 luglio 2004

Sono a Brasilia. E' una città con enormi spazi vuoti. Larghe strade, collinette, giardini, laghetti, alberi ma senza persone che camminano lungo la strada. I monumenti della città sono esempi della arte moderna, cimento, acciaio e vetro, enormi con tanto spazio vuoto intorno. La nuova capitale del Brasile costruito in una zona non abitata nello stato di Goias e una città logica e apparentemente poco umana. La zona dove si trova il nostro albergo, è la zona delle ambasciate. Ai due lati della strada, ci sono due lunghi laghi. Dalla strada, si vedono alcune case all'altra parte del lago ma a parte quelle,non abita nessun altro vicino, non c'è nessun negozio vicino. Fuori dal balcone della mia camera, il risacca del lago suona come quella del mare a Salvador, forse è un po' più tranquilla. Dall'altra parte, si vedono benissimo le stelle. E' così Brasilia, suddiviso in quartieri, uno per gli hotel, un altro per i ristoranti, un'altro per gli uffici. Mancano soltanto i quartieri delle case popolari - la gente normale deve vivere nei quartieri satelliti fuori da Brasilia.

Mi è dispiaciuto lasciare Salvador, anche perché ormai conosco bene tutta la zona intorno all'hotel dove stavo, la spiaggia di Amarilina, il quartiere di Rio Vermelho, la spiaggia di Pituba.. Ho passato una mattina favolosa a Salvador nella città vecchia, vicino a Pelorinho. Era il 2 luglio, la festa della vincita sui portoghesi. Quel giorno da Pelorinho parte una lunghissima parata popolare. Nella piazza davanti alla casa di Jorge Amado, c'erano addobbi, ragazzi con i tamburi, le donne con i vestiti tradizionali Bahaiani e tanta gente per guardare la parata. I gruppi che suonavano i tamburi mi emozionavano incredibilmente. Il rullare ritmico, mi entrava dentro nei piedi e saliva sopra per diventare tutt'uno con il battito del cuore e il corpo si metteva a ballare da solo. Mentre mi concedevo qualche timido movimento vi erano ragazzi con la birra molto più esuberanti. Poi inizio la parata - i diversi corpi delle forse armate brasiliane, gli uomini tipo cowboy sui cavalli, gli indios con piume colorate e vestiti indigeni, le bahaiane con vestiti preziosamente ricamati, le ragazze con bandiere e nastri colorati, il canditati per le elezioni municipali previste fra qualche mese con le proprie bandiere e sostenitori, le donne travestite da caramelle colorate e luccicanti, i dei Orisha.. Nella chiesa cattolica di Pelorinho, un coro cantava e ogni carro con i dei Orisha si fermava davanti alla chiesa per offrire il proprio saluto ed i preti portavano ghirlande di fiori alle statue dei deì Orisha. Dopo tre ore di parata, ero completamente distrutto ma la parata continuava.

Oggi ho finito di leggere il libro di David Davidar, La casa dei manghi blu, ambientata in sud dell'India. Mi è piaciuto molto e così le ore di attesa negli aeroporti sono diventate più facili da supportare.

6 luglio 2004

E' finita la riunione per la quale ero venuto a Brasilia. E' così stasera ho fatto trasloco, ho lasciato il Blue Park Hotel e sono arrivato in un albergo molto più modesto, ma nella zona degli alberghi, vicina ai mercati e ai centri commerciali. E'finita anche la fase intensiva della missione. Domani mattina forse avrò un incontro con il ministro e domani sera ho un'altra riunione informale. Poi, giovedì sera un'ultima riunione. Venerdì mattina partirò per San Paolo ma dovrò passarvi un giorno per prendere il volo di ritorno il sabato pomeriggio. Sono giorni can tanto tempo libero e penso di dedicarmi a finire altri lavori che mi ero portato dietro con me.

Ieri sera, i giapponesi ci hanno portato ad una churrascheria di lusso vicino all'albergo. Ho cercato di mangiare poca carne, ma lo stesso si finisce per mangiare troppo. Stamattina, solo l'idea di carne mi faceva venire nausea. Cosi ho mangiato un po' di frutta e poi, tutto il giorno ho evitato di mangiare. Dopo il trasloco sono andato ad un centro commerciale vicino a questo nuovo hotel dove ho mangiato un po' di insalata e riso, anche se non avevo fame, solo per la paura di avere fame durante la notte.

Al centro commerciale facevano una sfilata di moda un po' particolare. Il manifesto sul palcoscenico diceva - Diversità, razza e etnia. Per ogni modello annunciavano il nome, l'età e l'etnia ma non parlavano dello stilista. Così si diceva, "Juan, 20 anni, razza negra, studente di architettura". Si vedeva che i modelli non erano abituati a fare questo lavoro. Oltre ai neri e bianchi, vi erano anche alcuni ragazzi orientali. Mi è dispiaciuto per non aver portato dietro la macchina fotografica. Sarebbe stato bello scattare qualche foto della sfilata! Comunque ho deciso, se tornerò in questo centro commerciale, porterò con me la mia macchina fotografica.

7 luglio 2004

Sono strane queste giornate della missione. Ho qualche piccola riunione e tante ore di attesa senza impegni. Penso che non avevo il mio computer con me sarei diventato molto frustato. Invece, ho lavorato tantissimo oggi, forse per più di 7 ore, oltre alle riunioni. Mi ero svegliato alle 5,30 questa mattina e l'idea di avere tante ore di attesa mi angosciava, così mi sono subito messo a lavorare fino alle otto, prima di andare a fare la prima colazione.

Stasera ho incontrato un vecchio conoscente che lavorava al ministero della sanità in passato e aveva un ruolo importante. Ora lui è fuori dalle grazie e mi hanno parlato molto male di lui. Poi ho saputo che lui voleva vedermi. Non sapevo come comportarmi. Se gli attuali capi al ministero sapranno che ho incontrato lui, forse non ne saranno molto contenti. Dall'altra parte era una persona molto gentile e mi piaceva, mi dispiaceva fare finta di niente e di ignorarlo solo perché oggi non è più importante. Alla fine ho deciso di mandargli un messaggio che gl'avrei incontrato informalmente alla sera. Quando l'avevo incontrato per la prima volta 15 anni fa, avevo parlato con lui in inglese. Oggi, quando lui telefonò, gli parlai in inglese di nuovo per concordare il nostro appuntamento. Verso la fine della telefonata mi chiese se non parlavo portoghese, sentivo che faceva fatica a parlare in inglese. "Mais o menos" gli ho risposto. Poi quando ci siamo visti, abbiamo parlato sempre in portoghese. So che non parlo bene il portoghese, quando non so la parola giusta, prendo la parola dall'italiano o dallo spagnolo e lo dico con l'intonazione brasiliana. Comunque alla fine sono contento di averlo incontrato. E' stato molto piacevole anche se non so le informazioni che gli ho potuto dare gli saranno utili.

Tante persone qui anche se riescono a parlare l'inglese preferiscono comunque parlare in portoghese. L'altro giorno quando eravamo andati alla cena fuori, eravamo di diverse nazionalità, tra questi olandesi, americani, giapponesi, canadesi, indiani, ecc. Ero l'unico tra gli stranieri che parlava un po' di portoghese. Così alla fine mi sono trovato circondato da tutti i brasiliani del gruppo e abbiamo continuato a parlare in portoghese. Vera, la consulente brasiliana, era costretta a sedersi vicino al signore giapponese, responsabile di tutto il gruppo, ma poi appena ha potuto, si è venuto a sedere vicino al nostro gruppo.

Penso che in Brasile stanno facendo tantissimo cose belle e innovative ma la maggior parte del mondo, sopratutto quello anglofono (forse è quello che conta ormai a livello internazionale) li ignora completamente. A parte qualche rara persona come Paulo Friere o Jorge Amado o Paolo Coelho, gli altri pensatori, artisti, cantanti, attori, scrittori, architetti, ecc. brasiliani sono ignorati dal mondo esterno o almeno non tenuti in dovuta considerazione. Un po' mi dispiace per questo sistema che emargina quelli che non parlano l'inglese.

Stasera sono tornato al centro commerciale. C'era un gruppo di musicisti, Demonios da Garoha, che cantava e il centro era strapieno. I componenti del gruppo erano tutte persone di mezza età. Amo l'amore dei brasiliani per la musica e la danza. Una signora mi ha gentilmente spiegato che il gruppo è abbastanza conosciuto in Brasile per la musica tradizionale, tipo quello per il carnevale. In fatti, tra gli spettatori entusiasti che ballavano con la musica, c'erano tantissimi giovani. Mi ha fatto pensare ai concerti che si tengono al centro Lame a Bologna di estate. Chissà, quale cantante ci sarà li quest'anno. Questa volta avevo la macchina fotografica con me.

8 luglio 2004

Stamattina non avevo impegni. Presto alla mattina aveva piovuto e così faceva meno caldo. Ho deciso di camminare un po' per esplorare la città. Dal 12° piano del mio albergo si può vedere la cattedrale e non sembra molto lontano. Era quella la mia prima metà. Poi volevo vedere la piazza con le due statue che avevo intravisto venendo qui dal taxi. Presi il mio zaino e iniziai la camminata. Dopo circa tre chilometri, cominciai a vedere il tetto della cattedrale, sembrava vicino, ma gli ampi spazi della città possono ingannare. Alla fine per raggiungere il cattedrale camminai per un altro chilometro. Le strade qui sono come in America, ciò è fatte per le macchine e non per i pedoni. Attraversarle richiede riflessi pronti e corse veloci.

Il cattedrale è molto strano, diverso da qualunque altro cattedrale che ho mai visto. Mi ricordo tanti anni fa passavo qui vicino in un taxi insieme al sig. Trevisan e ricordo ancora le sue parole - che cosa orrenda! Sig. Trevisan ovviamente preferisce l'architettura classica dell'Europa. Invece a me piace questo modernismo, figure austere e enormi che si stagliano contro il cielo azzurro. Grandi statue dei quattro evangelisti fanno la guardia all'entrata principale del cattedrale di Brasilia. Evidentemente non bastano perché intorno alle statue sono piazzati poliziotti che scrutano i visitatori senza essere invadenti. L'entrata è strana, come un tunnel che passa sotto e la prima vista dell'ampio spazio pieno di luce e colori dopo il buio del tunnel d'entrata mi toglie il fiato. Tutta la struttura è fatta di plexiglass trasparente sulle quali si abbattono le onde azzurre e verdi, fino ad un cerchio bianco sporco come una luna parzialmente coperta dalle nuvole dietro l'altare. Tre angeli sono appesi nel centro del soffitto, si galleggiano sopra i banchi. In un angolo c'è una copia della statua di pietà di Michelangelo.

Lo spazio e la luce della cattedrale mi fa pensare al tempio di loto dei Bahai a nuova Delhi, e inspirano introspezione e domandarsi sulle questioni della spiritualità. Dopo un po' mi sento rilassato e rincuorato dalla pace che il luogo inspira.

Dopo il cattedrale volevo vedere la famosa piazza bianca con le due statue nere. Passo davanti ai vari ministeri fino alle due torri congiunte abbracciate da due coppe rotonde enormi alla sua base - una coppa è capovolta e l'altra invece guarda in su. Questo è l'edificio della camera del senato federale. Subito dopo c'è una discesa con un piccolo laghetto alla base dei due torri. Fino a lontano si vede un lunga distesa di prati senza grandi edifici. E' possibile che gli edifici più lontani e la piazza che cerco sono nascoste da una discesa ma comincio a sentirmi stanco. Ormai sono due ore che cammino.

Per il viaggio di ritorno ho cercato le strade laterali dove c'è più ombra. Quando sono arrivato vicino al centro commerciale Pàtio Brasil ho visto un negozio di barbiere. Avevo i capelli lunghi e ho deciso di farmeli tagliare. Non vi erano altri clienti e un giovane donna era al telefona. Quando mi ha visto, ha messo giù il telefono e venuta a chiedermi se volevo un taglio. Mi ha chiesto qualcosa che suonava come "taglio sociale", "non capisco", ho risposto. Allora lei ha chiesto, "com a machina?", questa volta ho fatto il cenno di sì con la testa. Poco dopo sono seduto, con una macchina che girava sulla mia testa come una taglia-erbe su un prato disorganizzato. Ho cercoto di dire, "nao così curto", allora lei ha inserito un pettine sotto la macchina e ha ocntinuato. Mi sono pentito per la mia scelta. Mi sembrava che finirò per avere i capelli come povero Brando (nostro cane) quando Nadia gli accorcia il pelo all'inizio d'estate. La signora sembrava contenta del suo lavoro e ha preso una forbice per modellare i miei capelli. Non mi sembravano molto male e mi sono un po' più rilassato. Le ho raccontato della mia zia Seema con il suo "salon de bellezza" in India e abbiamo parlato delle differenze tra India e Brasile. Quando ha finito, la signora mi ha sorriso e mi ha chiesto qualcosa che ho tradotto come "non vi sono uomini indiani alle quali piacciono le brasiliane?", ho fatto finta di non capire e una sua assistente arrivata nel frattempo, ha partecipato entusiasta alle discussioni e ha aggiunto, "E'meglio così che non hai capito". Alla fine ho pagato poco più di un euro e mezzo. Sono curioso di vedere cosa dirà la Nadia per i miei capelli.

9 luglio 2004

Sono le 4 del mattino. Sono a Garrulhos, una piccola cittadina alla periferia di San Paolo. Oggi partirò per Francoforte. Garrulhos è quello che si più chiamare "periferie degradate delle grandi metropoli". Il municipio fa di tutto per farsi buona pubblicità per attirare persone e promuovere il proprio sviluppo economico, ma non mi sembra che sia riuscita, almeno in questa zona dove sto questa notte. L'albergo si trova all'inizio della strada commerciale, davanti ad una misera chiesa, la cattedrale di Garrulhos. Purtroppo, davanti all'hotel passa una strada molto movimentata. Forse dipende dal fatto che si tratta della venerdì notte, comunque fatto sta che la gente continua a girarci intorno tutta la notte - gruppi di ragazzi e uomini ubriachi che parlano a voce alta, cantano, si azzuffano. Accanto all'hotel c'è una casa di gioco dove sembra che ci sia una gara di karaoke - uno dopo altro, persone con voci più stonate cantano a squarciagola.

Dopo ore di tormentato sonno alternate con ore di frustrazione, ho pensato che era meglio alzare e lavorare, invece di stare lì ad arrabbiarmi, non penso che fa bene alla mia pressione. Ho anche un brutto raffreddore, il che non aiuta molto. Dall'altra parte, penso che con il fuso orario di 5 ore tra qui e l'Italia, forse è meglio che non dormo molto adesso, ma cerco di dormire in aereo. Si vede che sono un'ottimista, cerco sempre il lato positivo delle cose e spesso mi convinco!

Ascoltare le canzoni o meglio, ascoltare i tentativi di cantare di questa notte, mi ha fatto pensare a una cosa, puoi dire di conoscere una lingua bene soltanto quando cominci a capire le canzoni di quella lingua. Avevo già imparato italiano abbastanza bene, quando ancora non riuscivo a decifrare le parole delle canzoni o quello che volevano dire. Forse dipende dal fatto che gli scrittori dei testi delle canzoni, non ragionano con la grammatica ordinaria della lingua, ma cambiano l'ordine delle parole secondo le proprie esigenze? O, forse perché esprimono sentimenti più profondi e complessi? Oggi non riesco a capire perché allora non riuscivo a capire le canzoni, ma mi ricordo benissimo della sensazione.

11 luglio 2004

Sono di nuovo a Francoforte dopo quasi 12 ore di viaggio. In aereo ho avuto un piccolo battibecco una air hostess. Cercavo qualche rivista da leggere ma vedevo soltanto le riviste in tedesco. Ho chiesto all'hostess se non vi erano le riviste in inglese. Ha controllato e constatato che effettivamente non vi erano, mi ha sorriso e ha detto, "Sa siamo tedeschi, è naturale che vi siano molte riviste tedesche." Anch'io ho sorriso e ho detto che "E' un peccato che Lufthansa nella sua pubblicità non dice chiaramente che i "non tedeschi" non sono ben venuti." Appena detto, mi è dispiaciuto. Non era colpa sua la Lufthansa adotta certe strategie. Non mi ha detto niente ma si vede che era arrabbiata. Per tutto il viaggio mi ha guardato male!

C'è proprio una malattia che si chiama "la rabbia dei viaggiatori aerei", risultato dello stress causato da lunghe ore di viaggio e di attesa e le breve coincidenze che ti fanno correre con il cuore in gola. Così talvolta i passeggeri diventano maleducati e non completamente in controllo di se stessi.

Ho ancora 5 ore di attesa a Francoforte, prima di prendere il volo per Bologna. Sono più difficili da passare proprio le ultime ore. Mi dico, finirà anche questa come tutte le altre, porta pazienza.

A casa alla domenica, passare 5 ore è uno scherzo, passano in un attimo. Invece, chissà perché all'aeroporto in una sala d'attesa non sembrano passare mai?

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